Al-Sisi in Qatar: prima visita dal 2017. Riflessi libici
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Questione spinosa anche gli arresti al Cairo dei giornalisti di Al-Jazeera
Al-Sisi in Qatar: prima visita dopo la crisi del 2017. Riflessi anche per la Libia
13 Settembre 2022
Articolo di Redazione
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al sisi

Il presidente dell’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi, è arrivato questo pomeriggio nella capitale del Qatar, Doha, per la sua prima visita nel paese del Golfo dopo la crisi del 2017. Invitato dall’emiro Tamim bin Hamad al Thani, la permanenza durerà due giorni. Lo ha detto il portavoce della presidenza del Cairo, Bassam Radi.

Gli analisti sui social hanno ipotizzato che l’incontro sarà l’occasione per affrontare il tema delle varie questioni regionali e internazionali di comune interesse. Ma soprattutto per parlare delle turbolenze politiche in corso in Libia, ancora priva di un percorso che la porti al voto.

La visita darà il via a una svolta senza precedenti nelle relazioni bilaterali. Lo ha dichiarato l’ambasciatore del Qatar al Cairo, Salem Mubarak al Shafi, in un’intervista all’agenzia di stampa qatariota Qna. «La visita culminerà con risultati che realizzeranno le aspirazioni dei popoli dei due paesi in tutti i campi e stabilirà una svolta senza precedenti nel processo di cooperazione tra di loro», ha aggiunto il diplomatico.

L’emiro del Qatar si era già recato in Egitto a fine giugno, per la sua prima visita al Cairo dalla ripresa dei rapporti tra i due paesi. A fine marzo il Qatar aveva annunciato che stava investendo 4,5 miliardi di euro in Egitto, che sta affrontando una grave crisi economica, mentre il colosso degli idrocarburi del Qatar, QatarEnergy, ha firmato un accordo con l’americana ExxonMobil per acquisire una quota del 40% in un blocco esplorativo al largo dell’Egitto.

Sostegno al terrorismo

Nel 2017, l’Egitto si era unito all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e al Bahrein per imporre un embargo aereo, terrestre e marittimo a Qatar, affermando che questo sostenesse il terrorismo dei Fratelli musulmani e l’Iran. Doha ha sempre respinto con forza tali affermazioni ritenendole prive di fondamento. Il blocco diplomatico ed economico imposto al piccolo emirato del gas del Golfo è stato revocato nel gennaio del 2021.

Una divisione che si era manifestata plasticamente nelle vicende contorte libiche, con il Qatar che ha sostenuto la Turchia e il governo di Tripoli, mentre l’Egitto e gli altri paesi del Golfo sono stati lo sponsor principale del generale Haftar e dell’area est del paese

Nelle ultime settimane diversi funzionari libici si sono recati in Qatar, tra cui il capo del governo di unità nazionale libico Abdul Hamid Dbeibah e il presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh.

Saleh si è recato in Qatar sabato e lunedì e ha incontrato il ministro degli esteri qatarino, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.

Questione Al Jazeera

Mentre sembra tornare il sereno nelle relazioni diplomatiche tra i due paesi, il regime di Al-Sisi continua a colpire la stampa, compresi i giornalisti della rete televisiva Al Jazeera, che ha sede in Qatar.

Al di là dei rapporti bilaterali, non è chiaro se la questione dei giornalisti imprigionati del network qatarino sia stata sollevata durante gli incontri con gli alti funzionari dei due paesi o se sarà un punto di discussione durante il viaggio a Doha del presidente egiziano.

Il mese scorso, le autorità del Cairo hanno rinnovato per altri 45 giorni la detenzione del giornalista di Al Jazeera Rabie El-Sheikh. Una decisione che il network con sede in Qatar ha definito un attacco alla libertà di stampa.

In un comunicato, i dirigenti della tv qatarina hanno condannato il Cairo per la continua detenzione, senza accuse, di El-Sheikh, nonostante le sue condizioni di salute continuino a deteriorarsi. Il rinnovo periodico della detenzione ai prigionieri è una tattica spesso utilizzata dal regime egiziano.

Attualmente ci sono altri tre giornalisti di Al Jazeera dietro le sbarre al Cairo: Hisham Abdel Aziz, Bahauddin Ibrahim e Ahmed al-Najdi. Come El-Sheikh, tutti loro sono detenuti senza reali motivazioni se non la presunta «diffusione di false informazioni».

A giugno, Reporter senza frontiere aveva dichiarato che il «vero crimine» dei quattro giornalisti era quello di lavorare per Al Jazeera Media Network, che ha continuato a subire un giro di vite da parte delle autorità egiziane.

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