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Fibrillazioni per la presidenza della Commissione elettorale
Elezioni in Rd Congo: confessioni religiose in disaccordo sull’arbitro
Se si vuole che le elezioni del 2023 si svolgano, diversamente dal passato, con criteri di regolarità e trasparenza, è necessario che la Commissione elettorale nazionale indipendente sia diretta con polso fermo. Tocca alle otto maggiori confessioni indicare una figura adeguata. Finora senza successo
02 Agosto 2021
Articolo di Raffaello Zordan
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Ceni-urne

Mancano due anni e mezzo alle elezioni parlamentari e presidenziali e già l’attenzione dei partiti politici e della società civile congolesi è rivolta a quella scadenza. La preoccupazione di molti è che il prossimo scrutinio sia gestito da un arbitro il più possibile indipendente e imparziale.

Per evitare che si ripeta quanto è avvenuto con le elezioni di fine 2018, quando la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha stravolto ogni sondaggio e i dati dei 40mila osservatori elettorali (messi in campo dalla Conferenza episcopale nazionale congolese – Cenco) che davano in testa il candidato della coalizione Lamuka, Martin Fayulu, attribuendo la vittoria presidenziale a Félix Tshisekedi.

Tshisekedi ha poi dato vita a due governi traballanti: il primo nato da un’alleanza impropria con il partito del presidente uscente Joseph Kabila, in sostanza il sostenitore del cambiamento ha dato la mano al capo del vecchio regime; il secondo, varato pochi mesi fa, con la costituzione di una nuova compagine governativa sostenuta da un miscuglio di deputati e senatori pescati in tutte le aree politiche, denominato Union Sacrée. Di “cambiamento” con Tshisekedi se n’è visto ben poco, ma è certo che il presidente si ricandiderà nel 2023.

Ed è per questo che, quando si tocca il tasto della Ceni, si avverte un certo nervosismo. Come è accaduto il 1 agosto nella capitale Kinshasa, dove un gruppo di giovani non identificati, ha lanciato pietre e urlato slogan denigratori contro l’arcivescovado; mentre, lo stesso giorno, nella provincia del Kasaï, 11 chiese sono state profanate, al punto che il segretario generale dell’Unione per la democrazia e il progresso sociale, il partito di Tshisekedi, ha condannato pubblicamente questi atti.

Tempi stretti

Che cosa viene contestato alla Chiesa cattolica nella quale si riconosce il 40% dei congolesi? Semplicemente di non condividere, insieme ai protestanti, il candidato alla presidenza della Ceni sul quale concordano 6 confessioni: la Chiesa del Risveglio, gli ortodossi, i musulmani, i kibanguisti, l’Esercito della salvezza e le Chiese indipendenti.

Il nome che gira è quello di Denis Kadima, un esperto in processi elettorali che ha lavorato anche con l’Onu, considerato troppo vicino al presidente Tshisekedi. La discussione è ancora aperta e c’è la possibilità di trovare un consenso intorno ad altre figure. Si aspetta la fumata bianca…

Certo i tempi sono stretti se si vuole, come è nelle intenzioni del governo, arrivare per metà agosto all’approvazione da parte del parlamento dei membri della Ceni. Va ricordato che il 4 giugno (camera) e l’11 giugno (senato) hanno approvato la legge di riforma delle Ceni, legge promulgata dal presidente (che controlla il parlamento) il 3 luglio.

Con la nuova legge, il numero dei membri della Commissione elettorale è passato da 13 a 15: 5 sono designati dalla società civile, 6 dalla maggioranza politica e 4 dall’opposizione. Secondo questa legge, ma anche con la precedente, il presidente della Ceni deve essere espresso dalle maggiori confessioni religiose del paese.

 

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