Etiopia: il TPLF verso la riabilitazione come partito politico - Nigrizia
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Approvata una legge che consente la registrazione di partiti che un tempo operavano “fuori dall’attività politica pacifica e legale”
Etiopia: il TPLF verso la riabilitazione come partito politico
05 Giugno 2024
Articolo di Redazione
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Combattenti del TPLF

Da ieri in Etiopia il Fronte di liberazione popolare del Tigray (TPLF) ha la strada spianata per poter essere pienamente riconosciuto come partito politico.

La riabilitazione del movimento, bandito nel gennaio 2021 per aver intrapreso una guerra contro il governo federale, è resa possibile dall’approvazione in parlamento di una legislazione che consente di accettare partiti politici che operavano “al di fuori dell’attività politica pacifica e legale”.   

Il TPLF potrà così tornare a registrarsi come partito politico presso il Consiglio elettorale nazionale dell’Etiopia (NEBE) e completare il processo di riabilitazione iniziato dopo la firma della pace, nel novembre 2022, e dopo la sua rimozione dalla lista delle organizzazioni terroristiche, nel marzo dello scorso anno.

L’approvazione della normativa è il punto di arrivo di tre cicli di dialogo politico per valutare i progressi dell’accordo di pace, sviluppati negli ultimi due mesi a Macallè, capitale dello stato-regione del Tigray, tra i vertici del TPLF e il Partito della Prosperità, che guida il governo federale.

Un riconoscimento che arriva nonostante il TPLF non abbia completato le previste operazioni di disarmo delle sue truppe e rimanga l’unico partito in Etiopia a disporre di una sua forza armata.

Getachew Reda, capo dell’amministrazione regionale ad interim del Tigray, lo scorso febbraio aveva ha annunciato che l’organizzazione mantiene ancora attivi oltre 270mila combattenti.

Truppe che negli ultimi due mesi hanno compiuto importanti operazioni militari, uccidendo dozzine di civili e sfollando più di 50mila civili dalla regione Amhara, dove è in corso un conflitto tra le milizie locali FANO e l’esercito federale.

Proprio questi interventi a favore degli ex nemici avvallerebbero la tesi di un’alleanza politico-militare segreta tra il partito di governo e il TPLF contro la ribellione in Amhara.

Intanto un nuovo rapporto traccia un bilancio delle devastazioni e dei costi dei due anni di guerra in Tigray, in cui hanno perso la vita almeno 600mila persone e che ha causato circa 3 milioni di sfollati. Una crisi umanitaria tra le peggiori al mondo, ancora lontana dall’essere risolta.

Lo studio, realizzato dall’International Food Policy Research Institute (IFPRI), con l’International Livestock Research Institute (ILRI) e l’Ethiopian Policy Studies Institute (PSI), stima che per riprendersi dalla devastazione del conflitto nella regione settentrionale e tornare ai livelli prebellici, l’Etiopia debba investire oltre 44 miliardi di dollari da qui al 2029.

Una guerra per la quale si è tornati a usare il termine “genocidio”. A farlo è un rapporto del New Lines Institute, organizzazione con sede negli Stati Uniti, in cui si afferma che le Forze di difesa nazionale (ENDF), insieme alle alleate Forze di difesa eritree (EDF) e alle milizie regionali “avevano l’intento di distruggere i Tigrini come gruppo etnico”, compiendo “atti che costituiscono il crimine di genocidio”.

Per questo gli autori chiedono che l’Etiopia venga portata davanti alla Corte internazionale di giustizia.

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