Il presidente Macron al forum della pace del 2019

A Parigi da oggi a sabato 13 novembre si svolge l’annuale forum per la pace. Anticipa gli incontri di Dakar (7 e 8 dicembre) per la sicurezza in Africa e di Monaco di Baviera all’inizio di gennaio che ospiterà la sua tradizionale Conferenza annuale sulla pace e la sicurezza nel mondo.

Tre grandi città diventate luoghi simbolo per importanti incontri, regolari, sulla pace e per un contributo per la stabilità nel mondo. Più o meno sempre con gli stessi attori, compresi i grandi trafficanti d’armi con i loro book di merce da vendere.

Il tutto appare alquanto paradossale: tante conferenze sulla pace eppure mai come oggi il mondo appare sempre più in conflitto. L’Africa subsahariana lo testimonia.

Che si chiamino Forum, come a Parigi e Dakar, o Conferenza, come a Monaco di Baviera, questi incontri si svolgono secondo lo stesso rituale: un cosiddetto panel di alto livello animato da capi di stato e di governo, capi di istituzioni internazionali o grandi capitani dell’industria e sessioni parallele. Spesso, questi panel di alto livello sono sostituiti da una sessione plenaria inaugurale in cui si susseguono oratori per lodare tutto il bene della loro politica di difesa e sicurezza o anche il grande successo delle operazioni militari sul terreno. Contro ogni evidenza.

Né a Parigi, né a Monaco, tanto meno a Dakar, si discuterà della débâcle americana in Afghanistan, del fallimento dell’intervento francese nel Sahel o dell’inefficacia delle missioni delle Nazioni Unite in Repubblica Centrafricana, Mali e Rd Congo. Per comprendere qualcosa si deve partecipare ai seminari paralleli, organizzati da ong o da think tank della società civile.

Costi esorbitanti

Il tutto a costi esorbitanti. Secondo Africa Intelligence, ogni anno il ministero della difesa francese versa 800mila euro, (più di 500 milioni di FCFA), al Forum di Dakar, che dura solo due giorni. Ovviamente Parigi e Monaco hanno costi stellari. Che sarebbero giustificati se portassero a casa risultati. Ma di questi se ne vedono pochi.

Quella che si apre oggi alla Grande Halle de la Villette è la quarta edizione del forum di Parigi sulla pace, battezzato nel 2018 dal presidente Emmanuel Macron per rilanciare il multilateralismo. Il tema di quest’anno riguarda le “fratture mondiali”. All’evento parteciperanno circa 15mila persone online, 350 in presenza, tra cui 30 capi di stato e di governo. Tra questi, 12 dall’Africa. Il presidente senegalese Macky Sall parlerà a un seminario sul finanziamento del debito.

Questo pomeriggio Macron, in apertura del forum, evocherà le grandi sfide globali di oggi: la lotta contro le ineguaglianze, il clima, la sanità mondiale e i diritti dell’uomo. Oltre al presidente francese prenderanno la parola la vicepresidente degli Stati Uniti, Kamala Harris, il presidente della Nigeria Muhammadu Buhari e il primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina.

Conferenza sulla Libia

Domani 12 novembre è il giorno della Conferenza di Parigi sulla Libia. Si discuterà delle presidenziali del 24 dicembre e di come far evacuare ancora le migliaia di mercenari e combattenti stranieri presenti sul territorio libico.

L’Eliseo non ha ancora reso nota tutta la lista di chi siederà al tavolo. Mancano delle conferme importanti, a partire dai protagonisti libici. Non è ancora chiaro se il premier Abdelhamid Dbeibah sarà presente. Le ultime settimane sono state di attriti con il presidente del Consiglio presidenziale, Mohamed al Menfi, che invece ha già dato conferma della sua partecipazione.

Pochi giorni fa la ministra degli esteri, Najla El Mangoush, è finita sotto inchiesta per aver preso iniziative personali nella gestione degli Affari esteri, rischiando l’espulsione dal governo.

Tentativi per far deragliare il percorso elettorale

Ma sono molti i tentativi per far deragliare il percorso elettorale. La Società tripolitana ha dichiarato che non ci possono essere elezioni presidenziali in Libia senza una Costituzione che abbia un consenso popolare. Altrimenti sarebbe un tentativo per riportare la dittatura in Libia.

Anche i leader dell’operazione “Vulcano di rabbia” – l’operazione lanciata dal governo di Tripoli per fermare l’avanzata verso la capitale dell’esercito del generale Haftar – pur non rifiutando per principio le elezioni, hanno ribadito che tenerle senza una Costituzione potrebbe poi significare il fallimento dell’operazione politica.

E lo stesso Khalid Al-Mishri, capo dell’Alto consiglio di stato libico, ha invitato ad astenersi dal partecipare alle elezioni sia non candidandosi sia standosene a casa il giorno del voto.

Macron, tuttavia, non può permettersi un insuccesso. Ne va anche della sua campagna elettorale (non ancora ufficialmente iniziata) per il secondo mandato all’Eliseo. Intanto il capo di stato francese ha ridimensionato la sua aspirazione di poter risolvere una crisi decennale da solo: la Conferenza di Parigi è co-presieduta da Italia e Germania (che portano in dote gli esiti delle Conferenze di Palermo, novembre 2018, e di Berlino, gennaio 2020). Saranno presenti il presidente del Consiglio, Mario Draghi, e la cancelliera Angela Merkel.

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