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Ua, Sudafrica, Kenya, Gabon e Ghana condannano l’intervento armato di Mosca
Guerra Russia-Ucraina: dall’Africa le prime reazioni
25 Febbraio 2022
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Esercitazione strategica congiunta delle forze armate di Russa e Bielorussia nella regione di Nizhny Novgorod, Russia, 11 settembre 2021. Foto diffusa dal servizio stampa del ministero della difesa russo (Credit: Afp)

Dai governi africani le prime reazioni all’intervento armato russo in Ucraina sono di pressoché di unanime condanna. A cominciare dal presidente di turno dell’Unione africana, il capo di stato senegalese Macky Sall, che ha espresso preoccupazione per l’attacco di Mosca e ha chiesto «un cessate il fuoco immediato» per evitare un «conflitto planetario».

Il Sudafrica – alleato chiave della Russia in Africa – ha chiesto il ritiro immediato delle truppe russe. I due paesi hanno forti legami economici, essendo entrambi membri del Brics, il gruppo formato dalle economie emergenti del mondo (oltre a Russia e Sudafrica, Brasile, India e Cina). Il Sudafrica ha investimenti in Russia per quasi 5 miliardi di dollari, mentre gli investimenti russi nel paese africano ammontano a circa 1 miliardo e mezzo di dollari.

Anche Kenya, Ghana e Gabon – membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu – hanno condannato l’invasione russa, per bocca dei rispettivi ambasciatori alle Nazioni Unite.

Finora nessun paese africano si è espresso chiaramente a sostegno dell’intervento di Mosca, nemmeno Mali e Repubblica Centrafricana, dove i paramilitari russi del gruppo Wagner stanno aiutando i governi a combattere le insurrezioni.

Fa eccezione il Sudan, il cui vicepresidente Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, dal 23 febbraio in visita a Mosca, ha manifestato il proprio sostegno al riconoscimento da parte di Putin dell’indipendenza delle due regioni filorusse ucraine di Donetsk e Luhansk. La Russia «ha il diritto di agire nell’interesse dei suoi concittadini e di proteggere il suo popolo. Il mondo intero deve rendersi conto che è loro diritto difendere il proprio popolo», ha detto Hemetti, definendo la decisione di Mosca «conforme alla propria Costituzione e alla sua legge». Dichiarazioni che ieri a Khartoum il ministero degli esteri sudanese si è affrettato a smentire.

Per quanto riguarda la Repubblica Centrafricana ci sono al momento solo le presunte dichiarazioni a favore di Mosca del presidente Faustin-Archange Touadera, riportate dall’agenzia di stampa russa Riafan.

Da registrare anche i primi interventi a sostegno delle diaspore africane in Ucraina. Senza pronunciarsi in merito alla politica di Mosca, il governo della Nigeria ha fatto sapere che evacuerà i suoi cittadini che desiderano lasciare l’Ucraina non appena gli aeroporti saranno riaperti, mentre il capo dello stato tunisino Kais Saied ha dichiarato che alcuni suoi concittadini residenti nel paese attaccato sono stati già evacuati nella vicina Polonia, attraverso il confine terrestre.

Molteplici le ripercussioni del conflitto sulle economie africane, a cominciare con l’ulteriore aumento dei prezzi del grano e i rischi per nazioni come l’Egitto che dipende per quasi l’85% dalle importazioni del cereale dai due paesi in guerra.

I prezzi del petrolio, intanto, hanno già superato i 100 dollari al barile, il livello più alto dal 2014. Un vantaggio per grandi produttori come Nigeria, Angola e Libia che potrebbero ricevere una spinta dall’aumento dei prezzi, anche se, fanno notare alcuni analisti, a pareggiare i conti al ribasso sarà il probabile aumento del costo del trasporto in tutto il continente. A trarre vantaggi economici potrebbe essere anche l’Algeria con i suoi gasdotti che però al momento non marciano a pieno regime a causa delle tensioni crescenti con il Marocco.

 

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