Guinea-Bissau: un rimpasto governativo che favorisce l’opposizione - Nigrizia
Guinea-Bissau Politica e Società
Il presidente rimescola le carte guardando alle parlamentari del 2023
Guinea-Bissau: un rimpasto governativo che favorisce l’opposizione
Cambi di posizione per quattro ministri e due nuove entrate che strizzano l’occhio al settore della polizia e delle forze armate, e al Madem G-15, alleato del partito al potere che ha mostrato più di un segnale di insoddisfazione verso la presidenza Embaló
01 Febbraio 2022
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 4 minuti
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Il palazzo del governo a Bissau

Non si è capito molto del rimpasto governativo voluto dal presidente della Guinea-Bissau, Umaro Sissoco Embaló. La sintesi è che nessuno, in pratica, è stato esonerato, ma tutti i quattro esonerati hanno cambiato di posizione all’interno della compagine governativa, mentre si registrano due nuove entrate.

Fra i trasferiti, Florentino Fernando Dias passa da segretario di stato di sport e gioventù a segretario di stato della presidenza del consiglio dei ministri, Augusto Gomes dal ministero dei trasporti a quello dello sport e gioventù, mentre chi esce dalla compagine governativa è il ministro dell’amministrazione pubblica, Tomane Baldé.

Quest’ultimo, però, è stato nominato come responsabile della task-force contro il Covid-19, un incarico, questo, che sa di contentino per quello che può essere considerato come uno dei ministri più criticati del precedente governo.

La funzione pubblica della Guinea-Bissau, infatti, è in condizione di sciopero o di protesta ciclica, a causa del costante ritardo nell’erogazione dei salari e del dibattito sull’approvazione di misure essenziali quali il nuovo codice del lavoro o il salario minimo. Al suo posto Cirilo Djaló, che lascia così il ministero dell’educazione nazionale.

Quel che invece si è compreso è che le due figure nuove del governo avranno un ruolo importante: si tratta della ministra della giustizia e diritti umani, Teresa Alexandrina da Silva, ex-direttrice nazionale della polizia giudiziaria, e di Aristides Ocante da Silva, membro fondatore del Movimento per l’alternanza democratica (Madem G-15), un partito costituito nel 2018, con 27 seggi in parlamento, il secondo dopo il Paigc (con 47), fondamentale alleato del contestato presidente Embaló.

Ocante da Silva passa a gestire i trasporti nel nuovo esecutivo. Si tratta di due nomine pesanti, che strizzano l’occhio al settore della polizia e delle forze armate, sempre importante nel paese, e al Madem G-15, che ha mostrato più di un segnale di insoddisfazione verso la presidenza Embaló.

In realtà, molti osservatori hanno letto questo rimpasto come un segnale di debolezza dell’attuale esecutivo. In primo luogo, Nunes Nabiam, il primo ministro col quale Embaló ha uno scontro aperto ormai da mesi, ha inizialmente dichiarato che il rimpasto era stato fatto dal presidente, senza alcuna consultazione né col primo ministro, né coi partiti che sostengono la maggioranza.

Una sorta di ennesimo colpo di mano, insomma, per puntellare l’ormai debole presidenza Embaló. Poi, però, Nabiam è tornato sui suoi passi, dichiarando di essere d’accordo con questi cambiamenti, pur ammettendo divergenze col presidente.

In secondo luogo perché le minacce autoritarie di nuove elezioni e scioglimento del parlamento da parte del presidente sono sfociate in un rimpasto governativo che ha molto poco di rivoluzionario e molto, invece, di ricerca di consenso e stabilità.

Il tutto deve essere visto alla luce della nuova tornata elettorale che attende la Guinea-Bissau nel 2023, quando si celebreranno nuove elezioni parlamentari, a cui il partito di maggioranza relativa in parlamento, il Paqigc, si sta preparando celebrando un nuovo congresso, che vedrà la sicura riconferma di Domingos Pereira.

Un Pereira che sfiderà Embaló alle presidenziali del 2024, e che è visto come fumo negli occhi da parte di quest’ultimo. In una recente dichiarazione, infatti, Embaló ha sottolineato come neanche se il Paigc conquistasse il 100% dei seggi in parlamento, Pereira potrà essere indicato come primo ministro, giustificando questa grave decisione col fatto che il Paigc non ha mai riconosciuto la vittoria presidenziale di Embaló.

È in questo ambiente di conflitto, con un paese sempre più allo sbando e con problemi sociali enormi che Embaló sta preparando elezioni legislative che potrebbero costringerlo a nominare un nuovo governo “nemico” a guida-Paigc, aprendo a quel punto uno scontro istituzionale assai serio, nel caso in cui il leader di quel partito, Domingos Pereira, non dovesse davvero essere nominato come primo ministro, secondo una prassi consolidata nel paese.

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