Guinea Equatoriale, la guerra degli Obiang - Nigrizia
Guinea Equatoriale Politica e Società
Paese al voto il 20 novembre
Guinea Equatoriale, la guerra degli Obiang
Il vecchio despota Teodoro Obiang Nguema Mbasogo costretto a ricandidarsi per stroncare il conflitto tra due suoi figli per la successione. Paese che vive di petrolio e dove l’opposizione è confinata nell’irrilevanza
18 Novembre 2022
Articolo di Giuseppe Cavallini
Tempo di lettura 4 minuti
Teodoro Obiang Nguema Mbasogo

La Guinea Equatoriale andrà alle urne il 20 novembre, in anticipo di cinque mesi rispetto alla data originariamente stabilita, per eleggere il nuovo parlamento, gli enti locali e il presidente della repubblica. Una scelta, quella di anticipare i tempi, dettata dall’intento di limitare i costi unificando i diversi livelli di elezioni. Il piccolo paese sulla costa occidentale dell’Africa, ex colonia spagnola indipendente dal 1968, ha una popolazione di solo 1,3 milioni di abitanti.

Al regime decennale del primo presidente Francisco Macías Nguema, famoso per l’efferatezza con cui aveva dominato il paese, successe nel 1979 il nipote, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, che con un colpo di stato depose lo zio e si impadronì del potere, esercitandolo fino ad oggi con la stessa violenza e prevaricazione del predecessore.

Conflitto tra figli

Nonostante l’età, 81 anni, Obiang si candida ancora una volta, dopo 43 anni di esercizio assoluto del potere e ben 5 tornate elettorali nelle quali si è sempre imposto con oltre l’85% delle preferenze.

L’autocrate, infatti, si candida soprattutto per stroncare sul nascere il rischio di un conflitto tra il figlio primogenito – il cinquantatreenne Teodorin Nguema Obiang Mangue, attuale vicepresidente e ministro della difesa – che col beneplacito del padre era in predicato di rimpiazzarlo, e il fratello minore, Gabriel Mbega Obiang Lima, ministro delle miniere e del petrolio, nato dal secondo matrimonio di Obiang Nguema.

La decisione del presidente dà credito alle voci che sia in atto una sorta di guerra di successione tra i due rami rivali della famiglia presidenziale. Da un lato, la prima moglie, che sostiene la candidatura di Teodorin e dall’altro le aspirazioni di Obiang Lima in alleanza con Armengol Ondo Nguema, il fratello più giovane di Obiang, molto influente all’interno del clan presidenziale.

Da tempo, i figli di Obiang si sono dati da fare per cercare di screditarsi a vicenda. Si accusano reciprocamente – con il coinvolgimento di organizzazioni francesi e spagnole (cosa peraltro non nuova) – di riciclaggio di denaro sporco e di altre operazioni finanziarie poco trasparenti.

Partito prendi tutto

Lo storico partito del presidente, il Partito democratico della Guinea equatoriale (Pdge), occupa 99 dei 100 seggi della Camera dei deputati e tutti i 70 seggi senatoriali. L’opposizione, sempre repressa, opera per lo più dalla Spagna, dove si trova in esilio, e, molto frammentata, è dominata dai socialdemocratici del Partito di convergenza per la democrazia sociale (Pcds), con un unico gruppo minoritario ancora presente in Guinea Equatoriale.

Il suo candidato, Andrès Esono Ondo, è l’unico rappresentante di un partito di opposizione a cui è concesso di partecipare al voto. L’altro candidato che si presenta, infatti, Buenaventura Monsuy Asumu, rappresenta il Partito socialdemocratico di coalizione, da sempre alleato al partito al potere.

Facile immaginare che il clan Nguema non lasci spazio a nessuno, visto anche che tutti i mezzi di comunicazione sono monopolio di stato e gli unici canali privati, del gruppo Asonga, appartengono al figlio di Obiang, Teodorin.

Il paese, membro dell’Organizzazione dei produttori di petrolio africani e terzo produttore di petrolio dell’area subsahariana, occupa la 145ª posizione tra i 191 paesi presenti nell’indice di sviluppo umano delle Nazioni Unite; il 97% delle sue esportazioni consiste in idrocarburi. Milioni di dollari di denaro pubblico, sottratto dal clan di Obiang, soprattutto dal mercato immobiliare, vengono investiti in Spagna e in altri paesi. Secondo fonti accreditate, la ricchezza accumulata da Obiang Nguema supera i 600 milioni di dollari.

La repressione

Nella cornice odierna della petrodittatura guineana, la decisione governativa dello scorso 19 settembre di abolire la pena capitale – la 25 ª nazione africana a farlo – rappresenta solo una mossa dal chiaro significato politico: dopo questa decisione, infatti, le forze di sicurezza di Obiang hanno lanciato un’operazione antiterrorismo, denunciata dall’opposizione come “terrorismo di stato”, visto il numero di oppositori e attivisti arrestati e alcuni sotto indagine come Gabriel Nse Obiang Obono, leader dell’opposizione e del partito Cittadini per l’innovazione, sciolto nel 2018, e Ricardo Mangue Obama Nfubea, arrestato e poi rilasciato. Per “impedire l’infiltrazione di gruppi che potrebbero voler destabilizzare le elezioni”, il 25 ottobre sono state chiuse tutte le frontiere.

In particolare, il governo ha accusato i leader della coalizione antigovernativa (Coalipge) di aver cospirato contro il governo organizzando attentati sventati per tempo e attacchi contro esponenti governativi. Il ministro per la sicurezza, Nicolas Obama Nchama, ha dichiarato che i cospiratori intendevano anche provocare incendi nelle ambasciate, da porre in atto a fine settembre. 

In seguito a ciò sono stati numerosi gli oppositori politici e gli attivisti arrestati senza accuse evidenti. Negli anni di assoluto dominio di Obiang Nguema, in realtà, migliaia sono state le persone scomparse o detenute arbitrariamente. La cosa certa è che nelle prossime elezioni, il Pdge lascerà all’opposizione, tollerata a fatica, solo qualche briciola per tacitare i malumori internazionali.  

(Articolo pubblicato sul numero di novembre di Nigrizia)

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