Economia Ghana Politica e Società
Fallita la politica di autosufficienza economica
Il Ghana chiede aiuto al Fondo monetario
Durante il suo primo mandato il presidente Akufo-Addo si era impegnato a non ricorrere a finanziamenti internazionali. Ma la crisi morde e il governo in questi anni non è riuscito a mantenere la promessa
06 Luglio 2022
Articolo di Antonella Sinopoli
Tempo di lettura 5 minuti
Il presidente del Ghana Nana Akufo-Addo

La pandemia, la crisi climatica, la guerra in Ucraìna, l’andamento globale dell’economia. Poi non ci sono state più scuse da dare in pasto ai cittadini per spiegare come mai il paese non riuscisse a controllare in alcun modo l’inflazione, l’aumento ingiustificato dei prezzi e del costo della vita, la carenza insostenibile dei servizi, la mancanza di lavoro.

E il governo si è dovuto arrendere all’evidenza e fare quella che qualcuno ha definito un’inversione a U. Il governo è quello ghaneano alle prese da molti mesi ormai (e certo da prima della crisi russo-ucraina) con una situazione economica e sociale che era ovvio potesse portare a disordini civili. In realtà la popolazione ha retto meglio del previsto, sopportato un declino evidente e sperato che le promesse del presidente Nana Akufo-Addo – e le misure estreme ma inutili messe in campo – potessero risollevare le sorti del paese.

Un paese che Akufo-Addo aveva portato ad esempio nella comunità internazionale anche per quella presa di posizione così netta: nell’anno del suo primo mandato aveva annunciato la rinuncia al programma di aiuti del Fondo monetario internazionale (Fmi). Così fece, e dal 2019, il paese fu “libero del suo destino”. Libero anche il presidente di avviarsi su un terreno che avrebbe dovuto dimostrare che quell’affrancamento dalle istituzioni finanziarie internazionali era la scelta giusta.

A distanza di soli tre anni la risposta è chiara. Si trattò di un errore. Che fosse per arroganza o per estrema fiducia nelle possibilità del paese (e della compagine governativa) di gestirlo, ora conta poco. Ora che i tecnici del Fmi sono di nuovo ad Accra chiamati dal governo, nella figura del ministro delle finanze Ken Ofori-Atta, per avviare negoziati per un programma di assistenza.

La parola – difficile da pronunciare per un presidente al suo secondo mandato – è bailout, salvataggio. I ghaneani non hanno però la memoria corta, soprattutto gli esponenti del partito dell’opposizione, l’Ndc, che ricordano come nel 2012, quando erano loro al potere, l’attuale presidente commentasse con una certa ironia il livello dei prestiti di cui aveva fatto uso quel governo. Certo, i prestiti negli anni sono stati tanti ma ritornarci oggi dopo le illusioni degli anni passati sembra più doloroso.

Nelle ultime settimane molte sono state le proteste dei cittadini – in prima linea il gruppo Arise Ghana – respinte con fermezza dalla polizia, anche ricorrendo ai lacrimogeni. Troppo alto il costo della vita, lamentano i ghaneani. Impossibile andare avanti. E se questa è la situazione nella capitale e nelle grandi città, figurarsi nelle aree rurali. La stagione delle piogge quest’anno è più lunga e violenta del previsto e per giorni pescatori e contadini non riescono a svolgere le loro attività.

Questo vuole dire rimanere senza alcun sostegno economico. Nei mesi scorsi il governo ha pensato di mettere in campo un tentativo di ripresa economica ricorrendo a una misura molto discussa, la E-Levy, una tassa dell’1,5% sulle transazioni finanziarie elettroniche. Una toppa per un buco troppo grande. Dalla sua implementazione, a maggio, la tassa ha generato un mero 10% di entrate.  

Quello che buona parte della popolazione lamenta è la mancanza di visione del governo e di voler risolvere le proprie “incapacità e cattiva gestione della cosa pubblica” applicando una tassa ai cittadini già piegati dalla forte crisi in atto.

Il tasso di inflazione è andato crescendo di mese in mese e a maggio ha raggiunto un picco di quasi il 28%, mentre la moneta locale continua a perdere valore (oggi ci vogliono 8.5 Ghana cedi per acquistare un dollaro). I costi dei trasporti, complice anche l’aumento eccessivo della benzina, sono aumentati del 39% mentre le spese per la casa (acqua, luce, gas) del 32,3%. Non c’è dubbio che questo è il periodo più difficile per un paese di solito indicato come modello di crescita e di stabilità, non solo politica ma anche economica.

La Banca mondiale aveva già messo in guardia su segnali visibili di una crisi in atto, soprattutto nel settore finanziario ma, come affermano i cittadini, non è più accettabile dare la colpa ad eventi esterni e sorvolare su quella che è stata una gestione sbagliata e superficiale, per non dire peggio, della cosa pubblica. Accuse precise non mancano, come quella di aver fatto sparire almeno 330 milioni di dollari dei 430 inviati proprio dalla Banca mondiale per affrontare la crisi legata al coronavirus.

Molte, comunque, le decisioni impopolari di questo governo, a cui i cittadini avevano consentito di continuare il lavoro dopo i primi quattro anni di mandato. Per esempio la testarda decisione di Akufo-Addo (e promessa a larga parte del suo elettorato) di costruire un’immensa cattedrale. Costo iniziale stimato, 200 milioni di dollari. E non che manchino necessità impellenti a cui destinare quei soldi.

Una promessa che probabilmente si sapeva di non poter rispettare visto che poi il governo stesso aveva lanciato un appello ai cittadini: donate 100 Ghana cedi al mese e costruiremo la cattedrale. Ma ora la testa è altrove. C’è chi chiede le dimissioni del ministro delle finanze – che a fine maggio forniva le sue ragioni della crisi – ma sacrificarlo servirà a poco, anzi a nulla.

Il ministro dell’informazione, Kojo Oppong-Nkrumah, intanto ha rivelato che il Fmi potrebbe garantire 2 miliardi di dollari. Somma che contribuirebbe a tamponare la crisi, aumentando però la situazione debitoria del paese.

 

 

 

 

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