Parole del Sud – Giugno 2014

Il Brasile è in mano alla Fifa. Da quando, nel 2007, è stato scelto come sede ufficiale dei Mondiali di Calcio del 2014, il colosso latino-americano ha trasferito la sovranità nazionale alla potente organizzazione calcistica e vive sotto la dittatura del pallone. È andato letteralmente in palla. A farne le spese sono i più poveri, espulsi prima ancora che le nazionali scendessero in campo. Oltre duecentomila persone sono state rimosse con la forza per fare spazio ai Mondiali.

Un vero piano di guerra è stato messo a punto per garantire la pace durante le partite. Truppe della polizia e dell’esercito, fortemente armate, occupano le favelas per imporre la pace armata. Leggi che criminalizzano i movimenti popolari sono state approvate in tempo record dal parlamento. Chi si ostina a contestare rischia di essere arrestato come terrorista. Operazioni di pulizia urbana ripuliscono le strade del centro e le zone frequentate dai tifosi, spazzando via barboni, tossicodipendenti e ragazzi di strada. I turisti non possono correre rischi. Poco importa se il prezzo da pagare è mettere in rischio la vita dei più poveri ed emarginati.

Chi pensava di guadagnare qualche spicciolo con i Mondiali è rimasto frustrato. La Fifa ha già fatto sapere che, intorno agli stadi, non sarà permessa l’attività dei venditori ambulanti. Venditori autorizzati potranno vendere soltanto i prodotti dei patrocinatori. Anche chi ha trovato lavoro nei cantieri non se l’è vista bene. I salari, in media, sono stati bassi e le condizioni di lavoro dure. Solo nella costruzione dello Stadio Itaquerão di San Paolo, otto operai sono morti in incidenti sul lavoro. Inoltre, i prezzi dei biglietti per le partite sono molto cari e inaccessibili a una popolazione che sopravvive con uno stipendio medio di 250 euro al mese. Dunque Mondiali in tivù.

In realtà a godersela sono soltanto la Fifa, i gruppi patrocinatori, le multinazionali, le imprese edili brasiliane e l’industria del turismo che, prima ancora del fischio d’inizio, hanno già fatto la festa con le ingenti somme di denaro che hanno succhiato dalle mammelle dello stato.

Per gonfiare il pallone della Fifa e le tasche degli imprenditori, il Brasile, ufficialmente, ha già investito 25 miliardi di reali, circa 11 miliardi di dollari.

7 miliardi di dollari sono stati destinati al miglioramento di aeroporti, porti, viabilità urbana, telecomunicazioni e turismo e oltre 4 miliardi di dollari sono stati impiegati nella costruzione o ristrutturazione dei 12 stadi che ospiteranno le partite. Corruzione, super fatturazione, esenzione fiscale e finanziamenti agevolati hanno sgonfiato le casse dello stato a beneficio di un ristretto gruppo di privilegiati.

L’esempio più evidente dello spreco, la costruzione di stadi inutili a prezzi folli. Secondo uno studio fatto dalla società KPMG (network specializzato nella revisione e organizzazione contabile, nella consulenza manageriale e nei servizi fiscali, legali e amministrativi) il Brasile ha costruito gli stadi più costosi del mondo. Rispetto al preventivo iniziale, c’è stato un aumento delle spese del 263%. Dai 2,2 a miliardi di reali previsti sei anni fa si è passati a circa 10,5 miliardi di reali.

Praticamente il Brasile ha sborsato per gli stadi più di quello che hanno speso la Germania e il Sudafrica insieme nelle ultime due edizioni dei mondiali. Ogni posto a sedere negli stadi brasiliani è costato, in media, 5.800 dollari. Alcuni di questi stadi saranno “elefanti bianchi”. A Cuiabá non esiste il calcio professionistico. A Recife ci sono già tre stadi appartenenti alle tre squadre locali. A Brasilia è stato costruito uno stadio per 70mila persone per le partite delle due uniche squadre locali e a San Paolo lo stadio del Morumbi era più che sufficiente per ospitare i Mondiali.

La grande vincitrice è la Fifa. Oltre a riuscire a fare cambiare la legge sulla proibizione della vendita di bevande alcoliche durante il campionato, ha ottenuto l’esenzione delle tasse sulle proprie attività. Secondo le ultime stime guadagnerà 6,3 miliardi di reali senza spenderne neppure un terzo.

 

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Spese inutili, città militarizzate, poveri sotto il tallone. Sono i Mondiali made in Fifa.