Commonwealth Youth Awards
Sono tre ragazzi e una ragazza. Arrivano da Nigeria, Uganda, Tanzania e Kenya. I loro progetti innovativi e concreti sono tra i sedici finalisti della competizione internazionale che premia gli sforzi per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Quattro ragazzi. Giovani, pieni di idee, passione, talento. Un talento che li ha portati in finale al Commonwealth Youth Awards. Si tratta di una competizione che intende premiare giovani i cui progetti innovativi stanno avendo un impatto reale nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’Onu. Dunque, 4 su 16 di questi attivisti e piccoli imprenditori provenienti da 12 paesi, sono africani. Chi sono e cosa hanno fatto, e stanno facendo, di così rilevante da meritare un riconoscimento internazionale?

Nigeria

Cominciamo con Joshua Ebin, nigeriano, co-fondatore di Jumela Limited. Jumela è un’impresa agro-tecnologica specializzata nella produzione di compost di origine vegetale e nuovi prodotti agricoli. L’impresa mira ad affrontare la cattiva gestione degli sprechi alimentari, i problemi di inquinamento e il basso rendimento agricolo nel paese.

Finora l’attività ha prodotto due tonnellate di compost per la vendita a clienti nazionali e ha creato 25 posti di lavoro. Insomma, tecnologia, questioni ambientali e business sono la miscela di questa giovane impresa che agisce in direzione del raggiungimento dell’obiettivo 12 degli SDG (Sustainable Development Goals) lì dove si parla di “Consumo e produzione responsabile”.

Uganda

L’altro progetto in finale riguarda il settore dell’energia. WEYE Clean Energy, fondata dall’ugandese Brian Kakembo Galabuzi è un’impresa sociale che produce e vende “bricchette eco-compatibili”, sorta di blocchi di carbone compresso realizzati con materie plastiche biodegradabili e rifiuti organici. I clienti sono privati, scuole, istituzioni locali. I profitti – assicura Kakembo – vengono utilizzati per finanziare programmi di sensibilizzazione nelle comunità e di formazione per giovani e donne nell’ambito del settore agricolo e del rispetto dell’ambiente.

Tali attività hanno finora coinvolto oltre 800 donne e giovani, e sono 600 quelli che guadagnano dalla produzione delle bricchette o dal riciclaggio dei rifiuti di plastica. Nel 2019 WEYE aveva vinto l’Africa Energy Innovation. Chiaro che speri di poter fare un bis. L’obiettivo del SDG di riferimento, il numero 8, è quello che va sotto il nome di “Lavoro dignitoso e crescita economica”.

Tanzania

Nell’ambito educativo – e dunque obiettivo 4, “Istruzione di qualità” – lavora invece il tanzaniano Kessy Salvatory. Kessy ha fondato SmartClass, una piattaforma online che abbina tutor qualificati e controllati, a basso costo, a studenti interessati all’apprendimento delle competenze di base: matematica, informatica, agricoltura e lingue. La piattaforma ha anche funzioni offline e consente agli utenti di prenotare lezioni frontali o di gruppo per ridurre i costi. Sono già 5mila i tutor registrati attivi e 20mila gli studenti nella sola Tanzania.

Un modello preso a prestito da altri analoghi che funzionano da tempo nel mondo occidentale. Il vantaggio è avere un reale punto di riferimento, l’Università di Dar es Salaam, e l’opportunità di essere aggiornati su borse di studio, application per dottorati di ricerca e corsi di studio all’estero. Ovviamente l’uso della piattaforma, al di là degli strumenti disponibili offline, ha necessità di accesso a una buona rete Internet.

Kenya

Infine, tra le finaliste della competizione c’è una donna. È una giovane attivista ambientale, la kenyana Elizabeth Wanjiru Wathuti, fondatrice della Green Generation Initiative. Il suo lavoro si concentra sulla promozione dell’educazione ambientale e della sicurezza alimentare nelle scuole, incoraggiando l’impegno a salvaguardare gli alberi attraverso la campagna “adotta un albero”. Si è data da fare per mettere a dimora 30mila piantine coinvolgendo oltre 40 scuole. E più di 20mila bambini hanno fatto parte di un programma di sensibilizzazione al rispetto della natura.

Quello per cui si sta impegnando Elizabeth è il fondamentale obiettivo 13, la “lotta contro il cambiamento climatico”. E lei lo fa seguendo i passi di una grande maestra, anche lei kenyana, Wangari Maathai, che fu fondatrice del Green Belt Movement e prima donna africana ad essere insignita del Nobel per la pace per “il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace”.

Sono 17 i target dell’Agenda 2030, quegli Obiettivi di sviluppo sostenibile il cui limite di tempo per raggiungerli si sta assottigliando. Sono molti gli indicatori che lasciano pensare che centrarli, tutti e completamente, sia un’utopia. Pensiamo solo al primo e al secondo: “Sconfiggere la povertà” e “Sconfiggere la fame”. Ma questi giovani si sono messi in gioco e probabilmente un risultato è già lì, nell’impegno e nell’applicazione dei talenti delle giovani generazioni.