Nordafrica
La bussola politica della nazioni nordafricane è, non da oggi, determinata dai poteri militari. Che fanno e disfanno regimi.

L’intervento dei militari egiziani che il 3 luglio hanno destituito il presidente Mohamed Morsi è solo l’ultimo atto del protagonismo degli eserciti nel corso delle cosiddette “primavere arabe”. In questo caso si è trattato di un intervento non cruento, non diretto contro la protesta, ma contro un presidente eletto ma inetto e il suo partito dei Fratelli musulmani. Si è trattato di un colpo di stato militare non per schiacciare la democrazia ma per tentare di farla sopravvivere (foto).

Un paradosso, ma era già successo oltre vent’anni fa in Algeria. L’esercito, con il sostegno di una parte della società civile, aveva allora anticipatamente messo fine all’ascesa al potere dei fondamentalisti che stavano per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi al parlamento al secondo turno delle elezioni del gennaio del 1992. In Algeria, dove la “primavera” risale all’ottobre 1988 con al fine del regine a partito unico, l’esercito continua a detenere le principali leve del potere, ed è tutt’ora impegnato nella guerra al terrorismo fondamentalista.

I militari non intervengono sempre allo stesso modo. Proprio in Egitto il non intervento dell’esercito contro la piazza Tahrir al Cairo aveva propiziato due anni fa la caduta del rais Mubarak, come la neutralità di quello tunisino aveva costretto il dittatore Ben Ali alla fuga in un esilio dorato.

La fin troppo dimenticata prima primavera araba, quella di Gdeim Izik nel Sahara Occidentale, è stata invece nel novembre 2010 travolta e massacrata dall’esercito di occupazione marocchino. La rivolta di Bengasi e il dilagare della protesta in Libia hanno visto il cruento intervento dell’esercito. Con l’entrata in campo dei francesi, l’esercito si è poi spaccato e i contraccolpi si sono diffusi nell’aerea fino a favorire il colpo di stato militare in Mali.

L’esito delle primavere ha consentito agli eserciti, con la parziale eccezione della Libia, di mantenere un ruolo fondamentale di equilibrio interno ed anche di garanzia verso l’Occidente. Basti pensare proprio all’esercito egiziano che si regge sui contributi degli Usa, che infatti non sembrano essersi particolarmente allarmati per gli avvenimenti in corso in Egitto in questi giorni.