La Mezzaluna in Africa
Ankara piazza basi militari in posti strategici come Somalia, Qatar e Sudan. Una presenza che si accompagna anche a una crescente influenza politica, diplomatica e culturale, oltre che ad accordi commerciali sempre più importanti.

Secondo il sito www.middleeastmonitor.com, il Turkish national security council (il Consiglio turco per la sicurezza nazionale) avrebbe deciso di rafforzare la sua presenza militare all’estero dispiegando 60mila uomini, la gran parte nell’area del Mar Rosso e del Golfo di Aden, entro il 2022. Obiettivo del programma è sostenere gli interessi commerciali e militari del paese e dei suoi alleati nella regione. La Turchia ha già almeno 3mila uomini nell’area in diverse basi militari.

La più grande, all’estero, si trova in Somalia. È stata inaugurata lo scorso 30 settembre ed è in grado di ospitare almeno mille uomini. Per ora la base è usata come centro di formazione dell’esercito somalo. In questi mesi 200 istruttori turchi hanno iniziato un training militare con più di 10mila soldati somali, che dovrebbero così diventare autosufficienti nella difesa del paese e nella lotta al terrorismo. In Somalia opera il gruppo al-Shabaab, legato ad al-Qaida. Da una sua scissione è nato recentemente anche un gruppo legato al gruppo Stato islamico, che opera a partire dal Puntland.

La seconda base nella zona è stata aperta in Qatar con l’invio di alcune centinaia di uomini nella base di Al-Udeid, appena dopo il blocco del paese deciso da Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein all’inizio dello scorso giugno. Nel piano discusso la scorsa settimana dal Consiglio turco per la sicurezza nazionale, Ankara ha deciso di rinforzare molto la sua presenza in Qatar, dal momento che le tensioni con l’Arabia Saudita e i suoi alleati non si sono per ora allentate, e con ogni probabilità non si allenteranno nell’immediato futuro. Non è ancora noto il numero di uomini che saranno inviati nel paese. In Qatar c’è anche la più grande base militare americana nel Medioriente.

L’ultima, per ora potenziale, base turca nella zona sarà sulla costa sudanese, nel porto di Suakin, appena a sud di Port Sudan. Durante la visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a Khartoum, nello scorso dicembre, definita come storica dai giornali dei due paesi, è stato raggiunto l’accordo per l’uso dell’isola di Suakin per 5 anni. La base, che si trova di fronte alle coste dell’Arabia Saudita, sarebbe capace di ospitare almeno 20mila uomini.

La presenza militare si accompagna anche a una crescente influenza politica, diplomatica e culturale, oltre che ad accordi commerciali sempre più importanti. Ad esempio, nei giorni scorsi il Qatar ha fatto sapere che le compagnie turche avranno la priorità nelle commesse in vista dei campionati mondiali di calcio che si svolgeranno nel paese nel 2022.  Compagnie turche e qatariane avrebbero già firmato accordi per 60 milioni di dollari.

Dal 2012 la Turchia è l’unico paese a sostenere la bilancia dei pagamenti della Somalia. L’impegno, per 8 milioni di dollari, è stato rinnovato lo scorso anno, durante la visita del presidente somalo, Mohamed Abdullahi Farmajo, ad Ankara. Presidente che ha dichiarato: «La Turchia ha fornito un grande contributo alla ricostruzione della Somalia e la Somalia continuerà a cercarne il sostegno». Farmajo ha anche sottolineato il ruolo cruciale turco nel settore umanitario, durante le ricorrenti crisi alimentari per la siccità: «La Turchia è in prima linea nel sostegno ai nostri fratelli e alle nostre sorelle in Somalia e noi continueremo a sostenerli». Importanti anche i programmi nel settore dell’educazione e in quello immobiliare.

Anche con il Sudan sono stati firmati importanti accordi di cooperazione durante la visita nel paese di Erdogan. Tra gli altri quello della riabilitazione del porto di Suakin, una cittadina dalla storia millenaria, i cui edifici, seppur fatiscenti, conservano un fascino straordinario e raccontano dell’importanza del porto nei traffici commerciali con l’Oriente per centinaia di anni. L’imponente base turca rischia di cancellare per sempre la memoria storica della zona.

Risulta chiaro il disegno turco di rientrare in un’area che era stata influenzata e colonizzata dall’impero ottomano, contrastando l’influenza saudita grazie al rafforzamento della propria rete militare e con alleanze sempre più solide e impegnative con i paesi dell’area più vicini all’ideologia dell’islam politico di Ankara. È un progetto che potrebbe far diventare il Corno d’Africa il prossimo campo di battaglia dei due blocchi, quello saudita e quello turco, che già si combattono in Medioriente.