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A supporto della missione Onu
Mille soldati del Ciad in Mali
22 Febbraio 2022
Articolo di Redazione
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(franceinfo)
Militari ciadiani in perlustrazione

Quando la scorsa settimana il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato il ritiro dal Mali delle forze militari Barkhane e Takuba – la prima strettamente francese, la seconda composta di militari di paesi europei tra cui l’Italia – si era affrettato a dichiarare che comunque la Francia non si sarebbe ritirata dalla lotta al jihadismo saheliano legato ad al-Qaida nel Maghreb islamico.

E ieri il Ciad, il miglior alleato della Francia e in possesso dell’esercito più numeroso e meglio addestrato dei paesi della fascia saheliana, ha annunciato che invierà altri 1.000 soldati a sostegno della missione Onu in Mali (Minusma). C’è da credere che questa sia una mossa concordata da N’Djamena con Parigi, per attutire il disimpegno di Macron. Dunque la Minusma – operativa dal 2013 con lo scopo di stabilizzare il paese e forte di 15mila caschi blu, di cui 1.200 ciadiani – verrà ulteriormente rafforzata.

Il contenzioso tra la Francia e la giunta militare che governa il Mali dall’agosto del 2020 riguarda la durata della transizione che dovrebbe portare al voto (anche in questi giorni Consiglio nazionale di transizione ha ribadito che il passaggio avverrà nell’arco di 5 anni) e le scelte adottate dai militari per combattere il jihadismo. Tra queste l’aver preso contatti con il gruppo privato russo Wagner che fornisce forze mercenarie.

Un’altra questione aperta è quella degli assetti del G5 Sahel, un accordo di cooperazione regionale in materia di sviluppo e sicurezza che dal 2014 raggruppa 5 stati: Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad. Considerato che Mali (golpe agosto 2020 e maggio 2021) e Burkina Faso (golpe 24 gennaio 2022) sono governati da giunte militari, l’accordo va riconsiderato o per lo ridisegnato alla luce di questi sviluppi,

 

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