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Video intervista alle attiviste dell’ong Justiça Ambiental
Mozambico: Cabo Delgado maledetta dalle sue risorse
10 Maggio 2022
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 2 minuti

No al gas e no a uno sviluppo incentrato sullo sfruttamento di materie prime fossili che, puntualmente, portano a conflitti e guerre, come sta accadendo anche a Cabo Delgado, nord del Mozambico. È questa la posizione che, attraverso due delle sue principali rappresentanti, Kate Fumo e Ilham Rawoot, la ong mozambicana Justiça Ambiental/Friends of the Earth Mozambique ha espresso, rispetto agli enormi giacimenti di gas, in cui Total (onshore), Exxon Mobile ed Eni (offshore), sono al momento coinvolte.

La “maledizione delle risorse”, però, secondo le due esponenti di Justiça Ambiental, non si limita al gas: conflitti paralleli si stanno sviluppando in altri settori, come quello dei rubini di Montepuez. Conflitti che tolgono terra alle popolazioni locali, per consegnarla a multinazionali che poco contribuiscono all’incremento dell’occupazione nella regione, oltretutto violando gravemente i diritti umani più elementari e devastando l’ambiente.

Lo sfruttamento massiccio di queste risorse ha inciso pesantemente sulla sicurezza dell’area. Come le due attiviste mozambicane hanno sottolineato nella video intervista concessa a Nigrizia e ReCommon, soltanto un piano per la rinascita complessiva della regione potrà portare a una situazione di relativa calma.

Oggi, gli scontri armati continuano: se è vero che l’area di Palma-Afungi, dove la Total ha concentrato il suo investimento, e dove le truppe del Rwanda stanno operando, sembra tornata a una relativa normalità, a Nangade e in altri distretti Makonde – dove invece è la forza regionale della Sadc, insieme all’esercito mozambicano, a dover garantire la sicurezza – non si può dire altrettanto.

Insomma, secondo le due attiviste, fintanto che questi investimenti continueranno sarà molto difficile che la vita torni ai tranquilli ritmi quotidiani a cui queste popolazioni erano abituate: vi saranno sempre conflitti di terra, umiliazioni di individui e gruppi da parte di società che mirano a massimizzare i profitti, facendo delle differenze etniche e religiose i motivi apparenti di contrasti che, a opinione di Kate Fumo e Ilham Rawoot, devono essere ricercati invece nelle ingiustizie di un modello di sviluppo da superare, soprattutto in paesi del sud globale come il Mozambico.

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