Rd Congo / Petrolio

Poco prima di lasciare il potere, lo scorso dicembre, l’allora presidente della Repubblica democratica del Congo Joseph Kabila, ha assegnato una licenza per la trivellazione petrolifera in un sito patrimonio mondiale dell’Unesco, ricco di fauna selvatica, nel sempre più minacciato bacino del fiume Congo.

Una delle tre licenze rilasciate all’azienda sudafricana DIG Oil il 13 dicembre, si estende infatti all’interno dei 33.350 km quadrati del parco nazionale di Salonga, il più grande parco di foresta tropicale pluviale del continente e il secondo al mondo. L’accordo è stato firmato da Kabila e dal suo primo ministro Bruno Tshibala, che rimane in carica perché il nuovo presidente Felix Tshisekedi deve ancora nominare il suo governo. Nel 2018 Kabila aveva già conferito diritti di perforazione a un produttore di petrolio privato (Comico) all’interno del parco di Salonga.

In Congo le compagnie petrolifere non sono autorizzate a trivellare nelle aree protette. Ma il governo di Kabila ha detto l’anno scorso che avrebbe aperto l’accesso ad alcuni settori di Salonga e del Virunga, un altro un sito patrimonio mondiale dell’umanità che ospita gli ultimi esemplari dei gorilla di montagna, in via di estinzione. Emmanuel Kayumba Banza-Mwana, alto funzionario del ministero del Petrolio sotto Kabila, ha detto all’agenzia Reuters che è stata istituita una commissione per valutare se le trivellazioni possano essere autorizzate. Una mossa tardiva, visto che le licenze sono già state assegnate.

Nel 2010, l’Unesco aveva fatto appello a Kabila per garantire che non ci sarebbero state perforazioni a Virunga. La società britannica Soco International vi aveva effettuato test sismici nel 2015, lasciando poi scadere la licenza l’anno successivo anche in seguito a una campagna ambientalista internazionale e ad accuse di attività illegali nel parco.

Insieme, Salonga e Virunga coprono un’area delle dimensioni della Svizzera. Organizzazioni per i diritti umani sostengono che le trivellazioni minaccino anche i mezzi di sostentamento di migliaia di contadini e pescatori nella zona.

Il Congo, il principale produttore di rame in Africa, ha puntato da tempo sull’incremento della produzione di petrolio oltre i 25.000 barili al giorno, ostacolato però da corruzione e conflitti sulla sua costa atlantica, nelle foreste pluviali centrali e vicino al confine orientale con l’Uganda.

Gli ambientalisti temono che lo sviluppo di riserve petrolifere possa minacciare l’intero bacino del Congo, la seconda foresta pluviale più grande al mondo, che contiene rari elefanti di foresta, pavoni e bonobo, noti anche come scimpanzé nani. Le perforazioni, inoltre, rilasciando enormi quantità di gas che causano il riscaldamento globale del pianeta. (Reuters)