Colonialismo Congo Congo (Rep. dem.)
La cerimonia di inumazione nel 62° anniversario dell’indipendenza
Rd Congo: Patrice Lumumba torna a casa 61 anni dopo
Un dente. Quel che resta delle spoglie dell’ex primo ministro ed eroe nazionale ucciso e sciolto nell’acido per le sue posizioni contro ogni tipo di colonialismo. Il Belgio lo ha restituito sei decenni dopo, senza scuse ufficiali
01 Luglio 2022
Articolo di Aurelio Boscaini
Tempo di lettura 6 minuti

La bara di Patrice Emery Lumumba è stata inumata il 30 giugno a Kinshasa, nel 62° anniversario dell’indipendenza del paese. Così l’ex primo ministro congolese, 61 anni dopo la sua morte, è rientrato a casa

Non poteva essere scelto giorno e luogo più indicato. La spoglia mortale di Patrice Lumumba è stata esposta nell’emiciclo del Palazzo delle nazioni per un omaggio solenne in un luogo carico di storia: il 30 giugno 1960 vi veniva infatti proclamata l’indipendenza del Congo.

Sul viale che porta il suo nome e conduce all’aeroporto internazionale di Kinshasa, all’“l’Échangeur de Limete“, una statua imponente di Lumumba domina un mausoleo in vetro e cemento dove è custodito dal 30 giugno 2022 ciò che rimane della spoglia di questo martire dell’indipendenza: un dente dal valore di reliquia.

Tradizione vuole, in tanti popoli africani, che se uno muore lontano, alcuni resti del suo corpo vengano prelevati per essere inumati nel suo villaggio natale o comunque nel suo paese. Si doveva fare anche per Lumumba.

Secondo gli storici, è il suo discorso virulento in risposta a quello di re Baldovino che elogiava il «genio del colonizzatore Leopoldo II», un discorso dalla feroce replica contro il razzismo dei belgi, la violenza della colonizzazione, l’oppressione, l’ingiustizia, lo sfruttamento… che lo ha fatto entrare nella leggenda quel 30 giugno 1960, giorno della proclamazione ufficiale dell’indipendenza dell’ex Congo belga.

Quel discorso ha segnato però anche la sorte di questo nazionalista considerato “comunista” dai suoi detrattori. Dopo soltanto 75 giorni veniva rovesciato e alcuni mesi dopo, il 17 gennaio 1961, assassinato con due compagni a Shilatembo, nel Haut-Katanga (sudest), da separatisti katanghesi e mercenari belgi. Il suo corpo, sciolto nell’acido, non è mai stato ritrovato. Lumumba aveva solo 35 anni.

Ci sono voluti decenni per scoprire che dei resti umani erano comunque stati conservati in Belgio, quando un poliziotto belga, Gérard Soete, che aveva controllato e preso parte alla distruzione della spoglia e vantato di aver preso il dente, quasi fosse “una specie di trofeo di caccia”, come aveva dichiarato lui stesso. Quel dente posseduto dal poliziotto era stato sequestrato nel 2016 dalla giustizia belga. E rimesso alla famiglia di Lumumba nel corso di una cerimonia a Bruxelles, e quindi rimpatriato in Rd Congo.

La famiglia di Lumumba già nel 2011 aveva querelato in Belgio persone ritenute direttamente implicate nella morte del loro caro. Oggi vive non ne rimangono che un paio. Ma il governo congolese non si è mai costituito parte civile.

Scuse a metà

Da un paio di anni stiamo assistendo a una ripresa positiva delle relazioni tra il Belgio e i dirigenti della sua ex colonia. Sopratutto sul piano militare e minerario (diamanti).

Già nel 2020, il re Filippo del Belgio (62 anni, sul trono dal 2013) aveva espresso il suo “rammarico” per gli «atti di violenza e crudeltà», commessi durante il dominio coloniale belga in Congo. Molto più esplicito fu, un anno prima, l’allora primo ministro Charles Michel.

Il re Filippo, a partire dal 7 giugno scorso e per una settimana, ha effettuato un viaggio (precedente all’arrivo della spoglia mortale di Lumumba), il suo primo nella Repubblica democratica del Congo (Rd Congo), accompagnato dalla regina Mathilde, su invito del presidente della repubblica Félix Tshisekedi.

La società civile ha profittato del viaggio per indirizzare al re dei belgi una lettera aperta, a dir poco molto franca, in cui vengono sottolineati i tanti limiti del “rammarico” espresso dal re in visita.

Per gli intellettuali, i militanti sindacali e le associazioni congolesi che firmano la lettera, coscienti della “ferocia dell’ordine coloniale”, «esprimere rammarico significa però anche annullare ogni possibilità di “questionare” certo il Belgio di ieri, ma anche quello di oggi che si è posizionato in una relazione neocoloniale con la Rd Congo fin dai tempi della sua indipendenza e ha lavorato in maniera rigorosa per impedire il sorgere di una reale democrazia nel cuore dell’Africa compromettendo, come allora, la sua sovranità».

Al re Filippo i firmatari della lettera chiedono di avere «quel coraggio che i suoi predecessori non hanno avuto e che permetterà alla vostra nazione di costruire il suo futuro guardandosi allo specchio della storia: dichiararsi pubblicamente in favore della giustizia e delle riparazioni per le conseguenze del terrore iniziato dalla vostra famiglia sulle nostre terre». Più chiaro di così!

 Utile ricordare che la Rd Congo è stata innanzitutto proprietà privata di Leopoldo II, dal 1885 al 1908, e poi, con compenso dello stato belga al re, colonia belga dal 1908 al 1960. Il Belgio ha una superficie di 30.528 kmq, la Rd Congo 2.344.858 kmq (80 volte il Belgio).

Nuove relazioni

I due paesi, Rd Congo e Belgio, guardano ora in avanti. E la sepoltura del dente di Lumumba chiude un capitolo tristissimo della colonizzazione e della lotta di liberazione dal colonialismo. Questo nuovo capitolo sarà mai quello delle relazioni tra i due paesi vissute nel rispetto e l’uguaglianza? Qualche dubbio rimane…

«Ormai, riposa in pace!», ha detto il presidente congolese Félix Tshisekedi durante la sepoltura a Kinshasa, al termine di un pellegrinaggio di 9 giorni là dove Lumumba era vissuto, rivolgendosi direttamente all’eroe dell’indipendenza, nel corso di una solenne cerimonia, che all’eroe ha tributato gli onori dei grandi.

«Grazie, signor primo ministro» del Congo indipendente, ha continuato Tshisekedi «nostro eroe nazionale», ha detto dopo aver salutato la «lotta senza riserve contro il colonialismo», la lotta «per la libertà e l’indipendenza», portata avanti da Lumumba: «Che la terra dei nostri antenati ti sia dolce e leggera», ha concluso.

Nel suo discorso, Tshisekedi ha anche ringraziato il popolo belga e le sue autorità per «aver contribuito a ristabilire la verità» sull’assassinio di Lumumba, «dopo anni di dinieghi».  «Solo dopo aver detto la verità – ha continuato ‒, solo dopo aver stabilito le responsabilità degli uni e degli altri potremo insieme, congolesi e belgi, iniziare quella tappa determinante che è il perdono, la giustizia e la riconciliazione vera e definitiva».

Per tutti i congolesi era importante riavere quanto rimaneva di Lumumba. Il suo sangue e il suo spirito abitano in tanti congolesi che ormai sanno dove andare a rigenerarsi e liberare il proprio paese – sempre concupito da troppi interessi – e l’intera gioventù africana.

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