Repubblica Centraficana: i vescovi denuncino abusi e corruzione - Nigrizia
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Messaggio dei vescovi cattolici
Repubblica Centraficana: i vescovi denuncino abusi e corruzione
Duro intervento dei presuli centrafricani che puntano il dito contro la classe dirigente, responsabile dello sfruttamento selvaggio delle risorse del paese e di un perdurante stato di impunità per i crimini commessi contro i civili
24 Gennaio 2022
Articolo di Giuseppe Cavallini
Tempo di lettura 3 minuti
Faustin-Arcange Touadera
Il presidente centrafricano, Fautin-Arcange Touadéra (Credit: AFP)

Si è svolta in Centrafrica dal 10 al 16 gennaio a Bimbo, nell’arcidiocesi di Bangui, la prima Conferenza dei vescovi cattolici del 2022. Nel titolo del messaggio finale Camminiamo insieme nel cuore di una società che cambia, i presuli si ispirano al cammino sinodale avviato da papa Francesco sul tema Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione.

“Diamo finalmente al nostro paese l’opportunità di vivere in pace! La possibilità di riprendere il proprio posto nel concerto delle nazioni e che venga rispettata la sovranità nazionale cui ha diritto”, affermano i vescovi. “Osserviamo con costernazione le campagne di disinformazione condotte da molti media, finalizzate a offuscare l’immagine e la buona reputazione del nostro paese, aggravando in tal modo le perduranti tensioni a dispetto della sovranità dello stato del Centrafrica”.

La diffusione di notizie solo negative sul paese – secondo i vescovi – ha tra l’altro l’effetto di marginalizzarlo e isolarlo, creando un enorme danno economico e non solo di immagine, nelle relazioni con le istituzioni finanziarie e i donatori internazionali che sostengono la fragile economia del Centrafrica. 

I vescovi denunciano d’altro canto gli abusi posti in atto da vari gruppi armati, la corruzione, il crollo del sistema scolastico e lo sfruttamento selvaggio delle risorse minerarie e forestali del paese da parte di agenti stranieri con la complicità di elementi nazionali.

Elencando altri mali del paese, i presuli scrivono: “Arricchimento illecito, mala amministrazione, incompetenza e mancanza di professionalità etica in vari settori del servizio pubblico, abuso di autorità e ripetute ingiustizie sono sintomi che riflettono la fondamentale crisi di valori in atto”. Per superare tali situazioni i vescovi sostengono l’importanza di “avviare un dialogo inclusivo al fine di unificare il paese, pur nel contesto delle presenti controversie e delle differenze politiche”.

E si augurano “che questo dialogo non dovrà ridursi ad una piattaforma che garantisce l’immunità dal male commesso; perché le domande di giustizia non dovranno essere sacrificate sull’altare degli interessi politici di parte”. “Un dialogo autentico a partire dalle sofferte esperienze che abbiamo condiviso può lasciare spazio anche a dissonanze e disaccordo”.

E ancora ammoniscono: “Benché da un lato l’orizzonte attuale e futuro del nostro paese appaia incerto in ragione delle perduranti tensioni diplomatiche e geopolitiche, siamo convinti che lo spirito del sinodo voluto da papa Francesco possa ispirarci nel cammino delle nostre comunità e a realizzare le aspirazioni più profonde del nostro popolo. Una Repubblica Centrafricana diversa, nella quale i suoi figli e figlie possano vivere in unità ed armonia è possibile”, dichiarano i vescovi.

E, facendo memoria di quanto avvenuto in passato, i vescovi concludono che un futuro migliore non potrà aversi “senza un’opera di memoria e di contrizione per il passato che permetta al popolo centrafricano di guarire i traumi che tuttora lo affliggono; permettendo alle vittime di violenza e soprusi di far udire la loro voce, cosicché venga stabilita la verità e posta in atto la giusta retribuzione per i colpevoli di atti criminosi e violenze ingiustificate”. 

Le ultime solo pochi giorni fa, il 16 e 17 gennaio vicino alla città di Bria, 600 km a est di Bangui, dove una trentina di civili sono stati uccisi durante un’operazione congiunta delle forze armate e dei mercenari del gruppo privato russo Wagner. Un massacro sul quale la missione delle Nazioni Unite nel paese (Minusca) ha aperto un’inchiesta.

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