L’ex presidente François Bozizé (a sinistra) e l'attuale capo dello Stato Faustin-Archange Touadéra (Credit: dailyadvent.com)

La parola d’ordine è “dialogo inclusivo”. Con l’obiettivo di riconciliare la Repubblica Centrafricana che dal 2013 è attraversata da una guerra civile a diverse intensità. A rilanciare il dialogo è stato il presidente Faustin-Archange Touadéra che lo scorso settembre ha messo in piedi un apposito comitato. Da portare intorno a un tavolo ci sono i partiti di opposizione, la società civile e, non ultimi, i gruppi armati che ancora controllano parti del paese.

La mossa del presidente – eletto per un secondo mandato il 27 dicembre 2020 – ha creato qualche aspettativa. Tanto che l’ex presidente François Bozizé – destituito nel 2013 da Seleka, una coalizione a dominante musulmana e poi divenuto uno dei capi della ribellione contro Touadéra – ha deciso di stabilirsi nella capitale del Ciad, N’Djamena, per valutare se si arriva a qualcosa di concreto. Insieme a Bozizé ci sono altri capi ribelli che fanno riferimento alla Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc). Toudéra, come ha detto in una recente intervista a Nigrizia, teme che Touadéra voglia indirizzare in dialogo, tuttavia è pronto a parteciparvi.

Secondo il portavoce del governo ciadiano, Bozizé e gli altri sono a N’Djamena «nel quadro di un processo avviato in accordo con il governo centrafricano». Bozizè ha specificato: «Siamo qui come rifugiati. In quanto a Luanda (a metà settembre c’era stato un incontro in Angola tra i capi di stato della regione, ndr) ci è stato chiesto di ritirarci dalle nostre basi centrafricane in attesa del dialogo politico». Non la vede così il portavoce di Touadéra: «Non siamo al corrente della presenta di Bozizé a N’Djamena e i gruppi armati non sono implicati nel processo di dialogo».

In attesa di capire qual è la corretta interpretazione del dialogo, va rilevato che il presidente Touadéra non sta creando in clima ideale per aprire una trattativa a tutto campo. Il 1° novembre la guardia presidenziale ha preso a fucilate dei caschi blu della missione Onu (Minusca: dispiegata dal 2014, 12mila uomini e un costo di circa un miliardo di dollari l’anno) perché avrebbero scattato, ignorando il divieto, delle fotografie alla residenza di Touadéra. Risultato: 10 caschi blu feriti e «ferma condanna» da parte dell’Onu.

D’altra parte Touadéra ha un conto aperto con le Nazioni Unite che hanno pubblicato il 27 ottobre un rapporto in cui, senza mai nominarli, stigmatizza la presenza di paramilitari russi in Centrafrica, che si «sono resi responsabili di violenze e di intimidazioni nei confronti dei civili». I paramilitari del gruppo russo Wagner (qualche centinaia) hanno contribuito, insieme a militari rwandesi, a bloccare nel dicembre 2020 l’offensiva della Coalizione per il cambiamento e ha riconquistare gran parte del territorio in mano ai ribelli.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati