Mali / Burkina Faso / Niger

La regione del Sahel ha registrato un’impennata di morti tra i civili negli ultimi cinque mesi, causati da attacchi jihadisti e milizie etniche.

A riferirlo è stato la scorsa settimana l’Armed conflict location & event data project (Acled), organismo di ricerca finanziato in parte dal Dipartimento di Stato americano, secondo il quale 2.151 persone sono state uccise in 724 attacchi diretti contro civili tra il 1° novembre 2018 e il 23 marzo 2019.

La regione ha vissuto uno dei giorni più sanguinosi proprio il 23 marzo, quando uomini armati nella regione centrale di Mopti, in Mali, hanno massacrato 160 persone, tra cui tantissime donne e bambini, in un villaggio abitato da pastori fulani, spingendo il governo a promettere di disarmare le milizie di autodifesa dogon.

Sempre in Mali i gruppi jihadisti si sono riorganizzati dopo un intervento armato della Francia nel 2013 e ora usano il nord e il centro del paese come trampolini di lancio per attacchi contro il vicino Burkina Faso e il Niger.

In questi tre paesi sono dispiegate migliaia di truppe delle Nazioni Unite, dell’Unione eurpea, di Stati Uniti e Francia, la cui presenza non è riuscita però finora ad evitare l’escalation di vittime civili.

In Mali, Acled ha documentato 547 morti negli attacchi ai civili negli ultimi cinque mesi, un aumento di oltre quattro volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In Niger, l’aumento è stato di cinque volte, con 78 morti segnalati. Il Burkina Faso ha subito 499 uccisioni per attacchi ai civili, un aumento pari a oltre il 7.000 per cento. (Africanews)