Sudan: l’impatto del conflitto su Abyei - Nigrizia
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Preoccupa la prospettiva che anche la vasta zona petrolifera possa diventare teatro di scontri
Sudan: l’impatto del conflitto su Abyei
Con l'offensiva militare nel Kordofan Occidentale le Forze di supporto rapido stanno controllando parti del confine con il Sud Sudan, avvicinandosi alla regione contesa tra i due paesi. Segnalata la presenza di contingenti dell’esercito sudanese e sudsudanese nella zona, che dovrebbe essere demilitarizzata
09 Novembre 2023
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 4 minuti

Il 6 novembre, il Consiglio di sicurezza dell’ONU è stato aggiornato sulla situazione nell’area petrolifera di Abyei, al confine tra Sudan e Sud Sudan, che se la contendono.

Ѐ uno dei problemi irrisolti nella divisione dei due paesi, emersi da una lunghissima guerra civile conclusa nel 2005 con un accordo di pace che alla definizione dello status di Abyei dedicava un protocollo specifico.

Provvedimenti rimasti finora disattesi anche a causa della persistente instabilità sudsudanese e ora del conflitto in Sudan. Base della presentazione al Consiglio di sicurezza un rapporto del segretario generale dell’ONU, diffuso il 16 ottobre.

Il documento copre un periodo di circa sei mesi, dal 19 aprile al 3 ottobre di quest’anno, e desta non poche preoccupazioni. Riporta la presenza di contingenti dell’esercito sudanese e sudsudanese nella zona, che dovrebbe essere demilitarizzata.

Elenca 62 gravi incidenti, sei al mese, tra cui 20 attacchi contro civili in cui 82 persone sono rimaste uccise e 122 ferite. Descrive una condizione di estrema insicurezza in cui scontri comunitari si sommano a razzie di bestiame, saccheggi di mercati e a crimini comuni, tutti facilitati dalla diffusione di armi di ogni tipo.

La prossima settimana il Consiglio di sicurezza dovrà decidere sul prolungamento per un anno della missione di pace UNISFA, imposta con la risoluzione 1990 del 27 giugno 2011, dopo una delle numerose crisi che hanno interessato l’area.

Data la situazione in costante peggioramento, come documenta il rapporto sopra citato, la proposta non potrà non essere approvata, prevedono gli esperti.

La missione di pace, che dura ormai da dodici anni, fu decisa pochi mesi dopo il referendum che nel gennaio 2011 aveva sancito l’indipendenza del Sud Sudan, con il mandato, tra gli altri, di garantire la protezione della popolazione, costantemente minacciata da azioni di aggressione dell’esercito sudanese e delle milizie sue alleate.

La crisi dei primi mesi del 2011 fu gravissima e non ancora del tutto superata. Provocò enormi danni alle infrastrutture civili e la fuga di decine di migliaia di persone, in grandissima maggioranza dinka Ngok. Era l’ultima di una serie.

Contesa perenne

Durante la guerra di liberazione Abyei fu costantemente un punto caldo del conflitto che si accese ancor di più con la scoperta e lo sfruttamento, negli anni Novanta, di ingenti giacimenti petroliferi.

La disputa territoriale tra Khartoum e Juba avrebbe dovuto essere risolta con un referendum per cui non è mai stato trovato un accordo. Il nodo è la definizione di chi ha il diritto al voto, cosa che potrebbe determinare l’unione all’uno o all’altro paese.

L’area era problematica anche prima della scoperta del petrolio che la rende ora particolarmente ambita sia a Juba che a Khartoum. Ѐ infatti territorio di insediamento di un importante clan dinka, gli Ngok, che hanno espresso autorevoli leader del SPLM (Movimento popolare per la liberazione del Sudan), il movimento che ha portato il Sud Sudan all’indipendenza.

Ma è anche territorio tradizionale di transumanza per le mandrie dei messiria (o Baggara), gruppo etnico arabizzato stanziato nel Kordofan, culturalmente e politicamente vicino al governo di Khartoum.

L’importanza delle risorse del territorio e del sottosuolo e la rivalità etnico-politica hanno causato decenni di scontri e una perenne tensione nei rapporti politici e sociali che finora hanno impedito l’applicazione del protocollo previsto negli accordi di pace del 2005.

Obiettivo di conquista

Negli anni, però, piccoli passi avanti nella ricerca di una soluzione erano stati fatti. Ma il conflitto scoppiato lo scorso 15 aprile in Sudan ha bloccato ancora una volta le trattative.

Lo ha dichiarato al Consiglio di sicurezza Jean-Pierre Lacroix, sottosegretario generale dell’ONU per le operazioni di peacekeeping. Lo ha confermato Hanna Serwaa Tetteh, inviata speciale del segretario generale nel Corno d’Africa: «Con il conflitto in Sudan, le condizioni non sono favorevoli per negoziati sullo status finale di Abyei». «Leader chiave sudanesi e sudsudanesi non hanno espresso il desiderio di impegnarsi (in discussioni nrd) su questo tema».

La guerra in Sudan ha avuto un rilevante impatto negativo anche sulla già precaria situazione umanitaria della zona, dove sono arrivati migliaia di sfollati in fuga dal conflitto. A causa del blocco delle attività economiche e commerciali causato dai combattimenti, è diventato inoltre difficile rifornire il mercato che riceveva la maggior parte delle merci da Khartoum.

Per di più i combattimenti si stanno pericolosamente avvicinando al confine, dopo l’offensiva delle Forze di supporto rapido (RSF) nel Kordofan Occidentale e la presa dei campi petroliferi e dell’aeroporto di Belila. Lo ha sottolineato Hanna Serwaa Tetteh nel suo discorso al Consiglio di Sicurezza.

La preoccupazione evidente è che anche Abyei possa diventare teatro di scontri, o per uno sconfinamento accidentale, o per il tentativo di chiudere una volta per tutte manu militari una situazione da troppo tempo irrisolta.

Tanto più che i due contendenti stanno reclutando nell’area e che gruppi messiria sono molto vicini alle, per ora vincenti, RSF.

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