Dal 23 al 26 giugno: il viaggio più lungo mai compiuto da un presidente russo in Africa
Accordi commerciali soprattutto nel campo dell’energia: gas in Nigeria, petrolio in Angola, uranio in Namibia. Ma il viaggio africano del presidente russo Medvedev ha avuto anche una valenza politica: annunciare il proprio ritorno sulla scena africana.

È durato 4 giorni, dal 23 al 26 giugno, il tour africano del presidente russo Dmitry Mèdvedev, il viaggio più lungo mai realizzato in Africa da un leader del Cremlino, in questo caso accompagnato da un gruppo di circa 400 imprenditori.

Accordi commerciali: energia e armi
Prima tappa l’Egitto: una visita di due giorni al Cairo, per firmare un accordo di cooperazione strategica e rafforzare il ruolo di Mosca in Medio Oriente. Tra i colloqui ufficiali, anche quello con il Segretario generale della Lega araba, Amr Moussa. Ma è la firma degli accordi di partenariato strategico il cuore della visita in Egitto: Mosca ha trovato nell’Egitto un punto d’appoggio nel mercato per la vendita di armi, inclusi i sistemi di difesa anti-aereo. Un’intesa che si consolida: nel marzo 2008, la Russia aveva già firmato un accordo di cooperazione nucleare con l’Egitto, per la costruzione del primo reattore nucleare egiziano, per un valore di circa 1,8 miliardi di dollari.

Tema centrale delle altre 3 tappe del tour, Nigeria, Namibia e Angola, è stata invece l’energia: i giacimenti di gas nigeriani, quelli di uranio in Namibia e il petrolio angolano.

Mosca ed Abuja hanno firmato un accordo di cooperazione che promette al colosso del gas Gazprom l’accesso strategico alle riserve di metano nigeriane nel Delta del Niger, tra le più importanti al mondo, grazie ad un investimento di 2 miliardi e mezzo di dollari. Il gruppo moscovita Gazprom e la società statale Nigerian National Petroleum Corporation (Nnpc) estrarranno e distribuiranno insieme il gas, dando vita ad una nuova società, la Nigaz. Promettendo di mettere fine alla pratica del gas flaring, che consiste nel bruciare il gas a cielo aperto, con gravi conseguenze per l’ambiente e per la popolazione, la Nigaz progetta di costruire raffinerie, oleodotti e stazioni di benzina.
L’alleanza tra il colosso russo e la Nigeria ha le sue origini nell’aprile scorso, quando Gazprom è stata inserita fra le 15 imprese straniere scelte per partecipare a un piano nazionale di sviluppo del settore energetico. In discussione anche la partecipazione di Gazprom al progetto della costruzione di un gasdotto che, attraverso il deserto del Sahara in Niger e Algeria, potrebbe portare in Europa il metano nigeriano. Gazprom progetta di iniziare a costruire nel 2010 il primo tratto dell’oleodotto: 360 chilometri, sui 4128 in totale.

A mettere i bastoni tra le ruote dei progetti russo-nigeriani potrebbe essere il Mend, il movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, che proprio durante la visita di Medvedev ha messo a segno l’ennesimo attacco ad un oleodotto della Shell, lanciando un chiaro messaggio a Mosca: questa è la fine che fanno i progetti che non rispettano i diritti dell’ambiente e della popolazione locale.

Quella di Medvedev è stata la prima visita di un capo di stato russo in Namibia. Lo sfruttamento dei giacimenti di uranio del paese il tema al centro dei colloqui con il presidente Hifikepunye Pohamba.

L’interesse della Russia risale al 2007, quando il governo di Windhoek ha iniziato a rilasciare le prime licenze. Nel 2008 la Namibia è risultato il quarto produttore mondiale di uranio, ma il settore è solo agli inizi: secondo le previsioni, nei prossimi 5 anni la produzione potrebbe quadruplicare. A fermare questo sviluppo la carenza di energia elettrica (la Namibia dipende dalle forniture sudafricane, attualmente in crisi energetica), e la mancanza di infrastrutture per far arrivare ai giacimenti l’acqua, indispensabile per controllare la polvere e le radiazioni nelle miniere.

A Luanda il governo angolano ha firmato 6 accordi di cooperazione economica con Mosca, tutti legati alla produzione di idrocarburi. In cambio dello sfruttamento del greggio, il presidente russo ha promesso di aiutare l’Angola a modernizzare l’industria manifatturiera e il settore delle telecomunicazioni, prevista anche il lancio del satellite “AngoSat”, del valore di 327 milini di dollari.

Il valore politico
Non solo affari: il viaggio di Medvedev in Africa ha anche importanti valenze politiche.
Mosca vuole impedire che l’Unione europea trovi qui un’alternativa per rompere la sua dipendenza energetica dalla Russia. Il suo coinvolgimento nel gasdotto nigeriano attraverso Gazprom rientra proprio in questo progetto: partecipare a tutti i progetti che riguardano la fornitura di gas, in Africa settentrionale e occidentale, ma anche in Asia centrale. L’Europa non può fare i conti senza Mosca, in cerca di alleanze con i paesi ricchi di risorse energetiche.

Dopo aver sostenuto i movimenti di liberazione dalle colonie in molti paesi africani, soprattutto in Angola e Mozambico, da un paio d’anni la Russia sembra aver inaugurato una nuova fase dei suoi rapporti con l’Africa: vuole tornare a contare, proponendosi come alternativa a Europa e Stati Uniti, al fianco di Cina e India. Una politica ancora tutta da verificare, ma che permette a Mosca, almeno per il momento, di presentarsi più forte al prossimo G8 di luglio.

La mani russe in Africa, 2/05/2008