Sanzioni USA a finanziatori di Hamas in Sudan, Algeria, Turchia e Qatar
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Manifestazioni e iniziative a sostegno della causa palestinese in Algeria, Tunisia e Marocco
Sanzioni statunitensi a finanziatori di Hamas in Sudan, Algeria, Turchia e Qatar
20 Ottobre 2023
Articolo di Redazione
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Gaza_guerra
(Credit: IFP / Creative Commons Attribution 4.0 International License)

L’Ufficio per il controllo dei beni esteri del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti (OFAC), ha imposto nuove sanzioni su quelli che definisce “10 membri chiave del gruppo terroristico Hamas, agenti e facilitatori finanziari” a Gaza e in altri paesi, tra cui Sudan, Turchia, Algeria e Qatar.

Colpite in particolare “sei persone associate al portafoglio segreto di investimenti di Hamas, due alti funzionari di Hamas, un cambio valuta virtuale con sede a Gaza e il suo operatore”.

Uno di queste è Abdelbasit Hamza Elhassan Mohamed Khair (Hamza), che l’OFAC descrive come “un finanziatore di Hamas con sede in Sudan che ha gestito numerose società nel portafoglio di investimenti di Hamas ed è stato precedentemente coinvolto nel trasferimento di quasi 20 milioni di dollari a Hamas, compresi fondi inviati direttamente a Mahir Jawad Yunis Salah, un responsabile finanziario dell’organizzazione terrorista”.

“Hamza – si legge ancora – ha facilitato i fondi per Hamas attraverso una rete di grandi aziende in Sudan (tra cui la Al Rowad Real Estate Development), utilizzata da Hamza per riciclare denaro e generare entrate”.

Il sudanese “ha anche legami di lunga data con il finanziamento del terrorismo, compresi legami storici con aziende legate ad al-Qaida e Osama bin Laden in Sudan”.

Il Tesoro americano avverte anche che “gli istituti finanziari e altre persone che effettuano transazioni o attività con entità e individui sanzionati possono esporsi a sanzioni o essere soggetti ad azioni coercitive”.

Altri agenti di Hamas che fanno parte della rete di investimenti dell’organizzazione in Turchia e Algeria sono Amer Kamal Sharif Alshawa (Alshawa), Ahmed Sadu Jahleb (Jahleb), Aiman Ahmad Al-Duwaik (al-Duwaik) e Walid Mohammed Mustafa Jadallah (Jadallah).

Intanto si moltiplicano in Nordafrica le manifestazioni di sostegno alla causa palestinese e le condanne per le operazioni militari di Israele nella Striscia di Gaza.

Dopo aver accettato di ospitare le prossime partite di calcio della nazionale palestinese, ieri la federazione calcistica algerina ha annunciato che sospenderà tutte le competizioni e le partite di calcio “in solidarietà con il popolo palestinese”, per tutta la durata del conflitto.

Sempre nel mondo calcistico, ai numerosi ultras e calciatori che nei giorni scorsi hanno manifestato sostegno ai palestinesi, si aggiunge l’attaccante del Liverpool e dell’Egitto Mohamed Salah che ha lanciato un appello per la fine delle violenze contro la popolazione di Gaza e per l’immediata fornitura di assistenza umanitaria.

Resta invece ancora bloccato nel Sinai il convoglio di 20 camion di aiuti egiziani. Anche oggi il valico di Rafah rimarrà chiuso, ufficialmente per complicazioni dovute al cattivo stato della strada di collegamento.

Sempre in Algeria, poi, ieri diverse migliaia di persone, rispondendo agli appelli di diversi partiti e del principale sindacato del paese, l’Unione generale dei lavoratori algerini (UGTA), sono scese in piazza nella capitale e in una trentina di altre città , lanciando slogan contro “la punizione collettiva imposta dall’esercito israeliano a Gaza”.

Si è trattato della prima manifestazione concessa dal governo dopo la dura repressione delle proteste del movimento Hirak, oltre due anni fa.

Manifestazioni che si sono svolte nei giorni scorsi anche in Tunisia, dove ieri il ministero degli affari culturali ha annunciato l’annullamento della 34esima edizione delle Giornate Cinematografiche di Cartagine (JCC), festival in programma dal 28 ottobre al 4 novembre, in solidarietà con i palestinesi.

Il 18 ottobre inoltre, nel corso della riunione d’emergenza del Comitato esecutivo del Consiglio dei ministri degli esteri dell’Organizzazione per la cooperazione islamica, a Jeddah, in Arabia Saudita, il ministro degli esteri tunisino Nabil Ammar ha invitato i paesi islamici “unire gli sforzi in un’azione urgente a livello delle Nazioni Unite e della Corte penale internazionale (CPI) per condannare le flagranti violazioni israeliane del diritto internazionale e del diritto umanitario”, invitando la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità politiche, giuridiche e morali imponendo la fine immediata della guerra.

Sempre in Tunisia, l’Ordine degli avvocati ha annunciato la creazione di una commissione giuridica incaricata di “documentare i crimini commessi dall’entità sionista, presentare denunce e avviare procedimenti contro i leader sionisti presso la CPI”.

Lo stesso giorno in Marocco l’unione nazionale degli studenti ha indetto uno sciopero di un giorno in oltre 32 università, organizzando nuove marce di solidarietà con il popolo palestinese a Gaza.

Ieri, decine di marocchini hanno manifestato davanti al Parlamento di Rabat, mentre il giorno prima nel paese si sono svolte più di 58 manifestazioni e marce in solidarietà con Gaza, secondo un comunicato stampa dell’Autorità marocchina per il sostegno delle cause della Umma.

Proteste di piazza in netto contrasto con la politica estera marocchina, e in particolare con gli accordi di normalizzazione dei rapporti con Israele (Accordi di Abramo), firmati nel 2020.

C’è da registrare infine anche la reazione in Camerun del console onorario francese a Kribi, Abdul Kader Ghandour, che ha rassegnato le dimissioni dissociandosi dalla posizione di Parigi riguardo alla guerra a Gaza e denunciando i doppi standard della politica francese nel conflitto.

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