Sudan

1876: gli egiziani controllano l’intero territorio sudanese, instaurano una sede governativa a Khartoum e impongono pesanti tasse. 1877: il viceré d’Egitto nomina il generale britannico Charles Gordon governatore del Sudan. 1881: inizio della rivolta sudanese contro l’amministrazione ottomano-egiziana; a guidare la rivolta è Muhammad Ahmad (che si fa chiamare Mahdi, cioè “salvatore”); le truppe del Mahdi conquistano Khartoum, scacciano Gordon e, nel 1885, instaurano una teocrazia nazionalista. 1888-89: i britannici sbaragliano il Mahdi; il Sudan diventa condominio anglo-egiziano. 1955: scoppia la rivolta tra nord e sud, guidata dal movimento degli Anya Nya.

 

1956, 1° gennaio: indipendenza. 1958: il gen. Ibrahim Abbud prende il potere con un colpo di stato. 1962: è guerra aperta tra il movimento degli Anya Nya e il governo di Khartoum. 1964: la “Rivoluzione di ottobre” destituisce Abbud; viene istituito un governo guidato da islamisti. 1965: Muhammed Mahjud, leader del Partito Umma, è eletto presidente.

 

1969: colpo di stato del gen. Gaafar Nimeiri. 1971: esecuzione dei leader del partito comunista sudanese, dopo un loro tentato golpe contro Nimeiri. 1972: firmato ad Addis Abeba l’accordo di pace tra il governo di Khartoum e gli Anya Nya; autonomia delle tre province del sud. 1977: Nimeiri è rieletto. 1978: scoperto il petrolio nella zona di Bentiu, in Sud Sudan.

 

1983: Nimeiri, eletto per la terza volta, revoca l’accordo di Addis Abeba e impone la shari‘a (legge islamica); formazione dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla), guidato da John Garang; scoppia la seconda guerra civile. 1985: in seguito a vasti disordini popolari, Nimeiri è deposto da un colpo di stato, guidato dal suo ministro della difesa, il gen. Abdel Rahman Swar Al-Dehab; Nimeiri va in esilio in Egitto; formazione di un consiglio militare. 1986: il Partito Umma vince le elezioni e il suo leader, Sadiq Al-Mahdi, è primo ministro di un governo di coalizione.

 

1988: il Partito unionista democratico – parte della coalizione di governo – raggiunge un accordo con l’Spla, che ha generato anche il Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm), ma l’accordo non viene implementato.

 

1989, 30 giugno: il gen. Omar El-Bashir rovescia Al-Mahdi, scioglie i partiti e crea una giunta militare, con il sostegno assicurato da Bashir da Hassan al-Turabi, fondatore del Fronte islamico nazionale (Fin; in inglese: National Islamic Front – Nif) ed esponente della Fratellanza musulmana in Sudan. 1992: fondato il Partito del congresso nazionale (Pcn). 1993: il Consiglio rivoluzionario è sciolto ed El-Bahir è nominato presidente. 1995: il presidente egiziano Mubarak accusa il Sudan di coinvolgimento nel tentativo di assassinarlo ad Addis Abeba (Etiopia).

 

1996, marzo: El-Bashir è rieletto. 1998: gli Usa accusano Khartoum di dare ospitalità a Osama bin Laden e bombardano un impianto chimico presso la capitale; la nuova costituzione è approvata da un referendum (96% dei voti in favore). 1999: El-Bashir scioglie il parlamento e dichiara lo stato di emergenza, dopo un braccio di ferro con il presidente del parlamento e leader del Congresso nazionale popolare (Cnp), Hassan Al-Turabi; si comincia a esportare petrolio; maggio: Nimeiri torna in patria accolto da folle festanti.

 

2000: El-Bashir s’incontra con i leader dell’Alleanza nazionale democratica (all’opposizione) per la prima volta in Eritrea; dicembre: i principali partiti di opposizione boicottano le elezioni presidenziali; El-Bashir rieletto per altri 5 anni; Nimeri partecipa alle elezioni, ma ottiene solo il 9,6% dei voti. 2001: Hassan Al-Turabi firma un memorandum d’intesa con il braccio armato dell’Splm (Spla), ma viene arrestato il giorno dopo; altri esponenti del Cnp sono arrestati nei mesi successivi; gli Usa estendono di un altro anno le loro sanzioni contro il Sudan, accusato di essere uno “stato canaglia” e sostenitore del terrorismo islamico.

 

Pace nel Sud e crisi in Darfur

 

2002: il governo firma una tregua con l’Spla del Sud Sudan per porre fine agli scontri sui Monti Nuba; avvio delle trattative di pace, in Kenya, tra il governo e l’Spla/m, per porre fine alla guerra civile che dura da 19 anni; il protocollo di Machakos (Kenya) concede la possibilità al Sud Sudan di chiedere l’indipendenza dopo 6 anni attraverso un referendum.

 

2003, febbraio: inizia la ribellione in Darfur, regione che si considera dimenticata da Khartoum; ottobre: Al-Turabi è rilasciato dopo quasi 3 anni e la sospensione del suo partito è ritirata. 2004, gennaio: offensiva governativa contro i ribelli del Darfur; 200.000 persone si rifugiano nel vicino Ciad; quasi 2 milioni gli sfollati interni; milizie arabe armate, pro-governo (e, si sospetta, sostenute e armate da esso), denominate Janjawid, compiono sistematici massacri di civili nei villaggi non-arabi del Darfur; marzo: Al-Turabi, alcuni ufficiali dell’esercito e politici dell’opposizione sono arrestati, accusati di tentato golpe; settembre: il segretario di stato americano, Colin Powel, usa per la prima volta la parola “genocidio” per descrivere quello che sta accadendo in Darfur.

 

2005, gennaio: accordo di pace tra Khartoum e l’Spla/m, firmato a Nairobi; le Nazioni Unite accusano il governo di Khartoum e le milizie janjawid di «abusi sistematici in Darfur», senza però parlare di genocidio; marzo: il Consiglio di sicurezza dell’Onu autorizza sanzioni contro coloro che violano il cessate-il-fuoco in Darfur e vota di deferire alla Corte penale internazionale dell’Aia chi si è macchiato di crimini di guerra in Darfur; giugno: patto di riconciliazione tra il governo e l’Alleanza nazionale democratica (And), forza di opposizione in esilio, cui vengono offerti alcuni posti di potere nel governo; El-Bashir libera Al-Turabi; 9 luglio: John Garang presta giuramento come primo vicepresidente del Sudan; una nuova costituzione concede ampia autonomia al Sud Sudan; Garang è accolto da folle osannanti in Khartoum; 30 luglio: Garang muore in un incidente aereo e scoppiano disordini nella capitale Khartoum tra sud-sudanesi e arabi; a Garang succede il gen. Salva Kiir a capo dell’Spla-m; settembre: viene formato un governo di unità nazionale a Khartoum; ottobre: nasce un governo autonomo nel sud, dominato da ex guerriglieri dell’Spla.

 

2006, maggio: ad Abuja (Nigeria), il Movimento/esercito di liberazione sudanese (Slm/a), gruppo ribelle del Darfur, firma un accordo di pace con Khartoum; altri gruppi minori respingono l’accordo e il conflitto continua; agosto: il Sudan rigetta la risoluzione dell’Onu che propone l’invio di forze di pace in Darfur; ottobre: Jan Pronk, inviato speciale dell’Onu in Sudan, viene espulso; novembre: l’Unione africana estende di 6 mesi la permanenza delle sue truppe di pace in Darfur; pesanti scontri tra le forze armate nord-sudanesi e quelle sud-sudanesi a Malakal (città del Sud Sudan).

 

2007, aprile: Khartoum si dice pronta ad accettare un aumento delle forze di pace dell’Unione africana (Ua), non però le 20.000 unite proposte; maggio: la Corte penale internazionale (Cpi) spicca mandati di cattura contro un ministro di Khartoum e un capo dei janjawid (milizie al soldo di Khartoum), sospettati di crimini di guerra in Darfur; George W. Bush annuncia nuove sanzioni contro il Sudan; luglio: il Consiglio di sicurezza dell’Onu approva l’invio di 26.000 uomini (Operazione mista Ua-Onu in Darfur, o Unamid), e il governo di Khartoum si dice pronto a cooperare con le nuove forze; ottobre: l’Splm ritira temporaneamente i propri rappresentanti dal governo di unità nazionale, per protestare contro Khartoum, accusato di sabotare l’accordo di pace del 2005; dicembre: i ministri sudisti ritornano nel governo.

 

2008, gennaio: l’Onu assume il comando delle forze di pace in Darfur; il governo di Khartoum bombarda postazioni dei ribelli darfuriani nell’ovest della regione; marzo: El-Bashir firma con il presidente del Ciad, Idriss Déby, un accordo per porre fine a 5 anni di ostilità tra i due paesi; aprile: inizia il censimento nazionale in vista delle elezioni generali; John Holmes, ufficiale dell’Onu, parla di 300.000 morti in 5 anni di guerra in Darfur; maggio: il ministro della difesa del Sud Sudan, Dominic Dim Deng, muore in un incidente aereo; maggio: un gruppo di ribelli del Darfur attacca la Khartoum-Omdurman, e il Sudan accusa il Ciad di coinvolgimento nell’azione (si interrompono le relazioni diplomatiche tra i due paesi); feroci scontri a fuoco tra milizie arabe e soldati dell’Splm nella regione di Abyei, sul confine tra il Nord e il Sud Sudan; giugno: il presidente El-Bashir e il suo omologo sud-sudanese Salva Kiir accettano di rivolgersi alla Corte permanente di arbitrato dell’Aia perché risolva la spinosa questione dei confini della regione di Abyei; luglio: il procuratore generale della Cpi, Luis Moreno-Ocampo, chiede l’arresto di El-Bashir, accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità (è il primo caso di una simile richiesta contro un capo di stato in funzione); Khartoum rigetta la messa in stato di accusa di El-Bashir; novembre: El-Bashir annuncia l’immediato cessate-il-fuoco in Darfur, ma i principali gruppi ribelli della regione rigettano la mossa di Khartoum e si dicono pronti a continuare la guerra fino a che il governo non accetterà di condividere il potere e le risorse nazionali.

 

Mandato di cattura contro El-Bashir

2009, gennaio: Al-Turabi è di nuovo arrestato per aver invitato il presidente a consegnarsi alla Cpi; marzo: la Cpi spicca il mandato di cattura contro El-Bashir, accusandolo di crimini di guerra e contro l’umanità; maggio: Nimeiri muore di morte naturale a Omdurman; giugno: il governo di Khartoum nega di aver fornito armi alle milizie nel sud, ma il presidente Salva Kiir minaccia di riprendere la guerra; l’ex ministro degli esteri, Lam Akol, si separa dall’Splm per formare un nuovo partito, l’Splm-cambiamento democratico; luglio: la Corte permanente di arbitrato dell’Aia assegna i principali campi petroliferi di Heglig a Khartoum; dicembre: accordo tra il governo di Khartoum e quello di Juba sul referendum per l’indipendenza del sud da tenersi nel 2011.

 

Accordo sul Darfur

2010, febbraio-marzo: i ribelli del Movimento ‘Giustizia e uguaglianza’ (Jem) del Darfur firmano un accordo di pace con Khartoum; El-Bashir dichiara conclusa la guerra in Darfur, ma gruppi minori di ribelli non firmano e i combattimenti continuano; aprile: El-Bashir vince le elezioni presidenziali (per la prima volta dal 1986 ha accettato di essere sfidato), ma la scrutinio è sabotato dall’Splm e da altri partiti dell’opposizione; maggio: Al-Turabi è arrestato; il principale gruppo ribelle del Darfur (Jem) si ritira dal negoziato di pace in corso a Doha (Qatar); dal negoziato è assente anche l’Esercito di liberazione sudanese, l’altro importante gruppo ribelle del Darfur; luglio: secondo mandato d’arresto contro El-Bashir, spiccato dalla Cpi, ora anche con l’accusa di genocidio; Khartoum reagisce espellendo due operatori umanitari impegnati in Darfur; l’Splm offre la propria mediazione sulla crisi del Darfur, per favorire la ripresa dei colloqui di pace tra il governo centrale di Khartoum e i gruppi ribelli assenti dalle trattative in corso a Doha; fine agosto: El-Bashir è accolto con onore a Nairobi per la cerimonia di promulgazione della nuova costituzione kenyana (il governo del Kenya si rifiuta di obbedire alla Cpi e di arrestare il presidente sudanese).

 

2011, gennaio: la popolazione del Sud Sudan vota per una piena indipendenza dal nord; febbraio: scontri tra le forze di sicurezza e i ribelli nello Stato di Jonglei (nel sud) con oltre 100 morti; combattimenti nella regione di Abyei; marzo: il governo di Juba annuncia la sospensione delle relazioni con il regime di Khartoum, accusato di un tentativo di golpe nel sud; maggio: le truppe nordiste occupano la città di Abyei; il governo di Juba parla di “atto di guerra”; decine di migliaia di persone fuggono.

 

Sud Sudan indipendente

2011, 9 luglio: il Sud Sudan è indipendente; rimangano ancora da attribuire alcune zone sul confine; settembre: stato di emergenza nello stato del Nilo Azzurro (Sud Sudan), dove Malik Agar, presidente del Movimento popolare di liberazione del Sudan-sezione Nord (Splm-Nord) ed eletto governatore dello stato in febbraio, viene deposto da El-Bashirm, che lo sostituisce con un governatore militare a lui fedele; 100mila persone fuggono dalla regione; ottobre: Sudan e Sud Sudan si accordano di nominare comitati speciali incaricati di affrontare le molte questioni spinose ancora irrisolte; novembre: il Sudan è accusato di aver bombardato il campo profughi di Yida, nello Stato dell’Unità (Sud Sudan); un giudice kenyano emette un mandato di cattura nei confronti di El-Bashir: «dovremo arrestarlo, qualora mettesse piede di nuovo in Kenya»; dicembre: il procuratore capo della Cpi chiede un mandato di cattura del ministro della difesa sudanese, Abdelrahim Mohamed Hussein, per crimini di guerra commessi in Darfur; le forze sudanesi uccidono Khalil Ibrahim, leader di un gruppo ribelle del Darfur.

 

2012, gennaio: il Sud Sudan interrompe la produzione di greggio per un mancato accordo sulle tariffe da pagare per l’impiego dell’oleodotto comune; febbraio-aprile: Sudan e Sud Sudan firmano vari accordi di non aggressione durante i colloqui di pace ad Addis Abeba (più volte interrotti e ripresi), ma gli scontri sul comune confine continuano; maggio: Khartoum s’impegna a ritirare le sue truppe dalla regione di Abyei (reclamata dal Sud Sudan), consentendo così la ripresa dei colloqui; giugno: una settimana di proteste a Khartoum contro le misure di austerità prese dal governo; studenti e cittadini comuni si scontrano con le forze dell’ordine; il governo si è visto costretto a ridurre i sussidi per carburanti e altri beni di consumo dopo il crollo delle entrate petrolifere in seguito all’indipendenza del Sud Sudan; la popolazione di Khartoum parla sottovoce di “primavera araba”, ma El-Bashir dice: «La primavera in Sudan è spuntata con il mio arrivo al potere 20 anni or sono»; agosto: 655.000 persone costrette ad abbandonare i propri villaggi per scontri armati tra l’esercito e ribelli negli stati confinanti con il Sud Sudan; Khartoum e Juba raggiungono un accordo sull’esportazione del petrolio del Sud Sudan attraverso gli oleodotti del Sudan; settembre: i presidenti El-Bashir e Salva Kirr si accordano su spartizione del petrolio, commercio e sicurezza dopo giorni di colloqui ad Addis Abeba: l’accordo prevede la smilitarizzazione delle zone di confine e la ripresa dell’estrazione e pompaggio del petrolio; scontri a fuoco con i ribelli del Darfur e in Sud Kordofan; ottobre: una serie di esplosioni distrugge una fabbrica di armi a Khartoum; il governo sudanese accusa Israele di aver orchestrato l’attacco contro l’impianto, ritenuto gestito dall’Iran e usato per fabbricare armi per Hamas nella Striscia di Gaza; Israele non commenta.

 

2013, marzo: Khartoum e Juba si accordano per la ripresa dell’estrazione ed esportazione del petrolio (rimaste ferme per oltre un anno) e per il ritiro delle rispettive truppe dalle zone di confine per crearvi una zona smilitarizzata; giugno: dozzine di morti in scontri tra due gruppi arabi per il controllo di una miniera d’oro in Darfur (un precedente scontro in gennaio aveva causato 500 morti); forti inondazioni colpiscono oltre 300.000 persone (50 morti); settembre: nuova ondata di dimostrazioni contro i tagli apportati ai sussidi (decine di morti); ottobre: alcuni dissidenti del partito di governo (il Partito del congresso nazionale – Pcn) minacciano di separarsi e unirsi ai laici e alla sinistra; dicembre: in un radiale rimescolamento di governo, El-Bashir si libera del primo vicepresidente e suo alleato di lunga data, Ali Osman Taha.

 

2014, maggio: una corte di Khartoum condanna a morte una donna incinta, nata da padre musulmano ma cresciuta come cristiana, colpevole di non voler rinnegare la fede cristiana; dicembre: il procuratore capo della Corte penale internazionale interrompe le investigazioni sui crimini di guerra compiuti in Darfur per mancanza di sostegno da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

 

2015, aprile: il presidente El-Bashir è rieletto (con il 95% dei voti in favore) per un nuovo mandato di cinque anni in una elezione segnata da una bassa affluenza e disertata da quasi tutti i partiti dell’opposizione; giugno: El-Bashir è a Johannesburg (Sudafrica) per un vertice dell’Unione Africana; una corte sudafricana l’ha messo in guardia (“Se vieni, ti arrestiamo”), ma il governo sudafricano lo accoglie con onore; la Cpi critica aspramente il Pretoria.

 

2016, aprile: il Sudan riceve 155 milioni di euro del fondo fiduciario europeo per la gestione dei flussi migratori; maggio: Human Rights Watch denuncia le molte violazioni dei diritti umani compiuti dalle forze di sicurezza sudanesi contro gli immigrati, accusando il governo di aver organizzato retate di immigrati, più o meno regolari, spesso anche con diritto d’asilo, per poi rispedirli in Eritrea ed Etiopia; agosto: accordi di collaborazione tra la polizia italiana e quella sudanese sulle migrazioni irregolari; rimpatrio forzato di 48 cittadini sudanesi voluto dal governo italiano, con la collaborazione dell’esecutivo di Khartoum: tornano in un paese che è nella lista nera dei diritti umani violati, secondo l’Acnur, l’agenzia Onu per i rifugiati; novembre-dicembre: la gente scende per le strade o si rifiuta di andare al lavoro, dopo che il governo – “fortemente invitato dal Fondo monetario internazionale” – ha liberalizzato il prezzo del carburante e aumentato i prezzi dei beni basici di consumo; la polizia disperde le manifestazioni, arresta esponenti dell’opposizione e bandisce la copertura delle proteste da parte dei mezzi di comunicazione.

 

2017, 13 gennaio: a pochi giorni dal passaggio di consegne al nuovo presidente Donald Trump, Barack Obama decide per decreto di alleggerire le sanzioni contro il Sudan in vigore dal 1997; febbraio: una delegazione del gruppo parlamentare della sinistra europea conferma i pericoli e i costi in termini di violazioni dei diritti umani della cooperazione tra Europa e Sudan per il controllo dei flussi migratori; agosto: il Qatar offre al Sudan 70 milioni di dollari per costruire villaggi per gli sfollati in Darfur; gli sfollati, però, non ci vanno; il sospetto è che quelle abitazioni servano per far arrivare gruppi etnici arabi o arabizzati per cambiare il contesto demografico della regione; ottobre: gli Usa annunciano ufficialmente una parziale revoca della sanzioni contro il Sudan; dicembre: stato di emergenza imposto nello Stato di Kassala, sul confine con l’Eritrea.

 

2018, gennaio: proteste popolari contro il rincaro del pane, dopo che il governo ha rimosso le sovvenzioni; il Belgio espelle 6 richiedenti asilo politico sudanesi; secondo Amnesty International, i sei, giunti a Khartoum, sono stati arrestati e torturati; inizio febbraio: le ambasciate europee a Khartoum chiedono al governo di liberare le persone arrestate in gennaio durante “le proteste del pane”; 28 febbraio: il Sudan libera dozzine di attivisti arrestati; marzo: il Sudan si avvia sulla strada del nucleare, grazie ad accordi siglati con Russia e Cina; a Mosca viene definito l’accordo per la costruzione del primo impianto per la produzione di energia nucleare a scopi civili nel paese; gli Emirati Arabi Uniti offrono al Sudan 1,4 miliardi di dollari per affrontare l’acuta crisi monetaria che attanaglia il governo di Khartoum.

 

Cacciata di El-Bashir

2019, febbraio: il presidente Omar El-Bashir [giunto al potere con un golpe 30 giugno 1989, rovesciando il primo ministro democraticamente eletto, Sadiq al-Mahdi, e autoproclamatosi presidente nell’ottobre 1993, arrogandosi tutte le prerogative prima riservate al dissolto Consiglio del Comando Rivoluzionario per la Salvezza Nazionale], dichiara lo stato di emergenza e licenzia il gabinetto e i governatori regionali, nel tentativo di porre fine a molte settimane di proteste contro il suo governo, in cui sono morte 40 persone; 11 aprile: dopo quattro mesi di proteste di massa scatenate da un aumento dei prezzi del pane, la gente chiede una riforma generale, e l’esercito interviene rimuovendo El-Bashir dal potere e sostituendolo con un governo militare di transizione. Iniziano i colloqui con l’opposizione sulla transizione alla democrazia; migliaia di persone si accampano davanti al quartier generale dell’esercito, chiedendo un governo civile; i colloqui tra i generali e i leader della protesta si interrompono. Il 3 giugno, uomini armati entrano nelle zone occupate dalla protesta e decine di persone sono uccise in una repressione durata giorni; un temuto gruppo paramilitare, scaturito dalla famigerata milizia janjawid accusata di crimini di guerra nel conflitto del Darfur del 2003, è incolpato delle violenze, ma esso respinge le accuse.

 

Condivisione del potere

2019agosto: dopo l’intervento dell’Unione Africana, le fazioni civili e militari accettano di condividere il potere in una transizione di tre anni verso un pieno governo civile; il 17 agosto è firmata una “dichiarazione costituzionale”; tre giorni dopo, è formato il Consiglio Sovrano del Sudan, che comprende le principali figure militari e civili. Il 21 agosto, il generale Abdel Fattah al-Burhan è nominato presidente del Consiglio Sovrano. A settembre, un nuovo governo entra in carica, guidato dal primo ministro Abdalla Hamdok. A ottobre, il governo e i gruppi ribelli che hanno combattuto per decenni contro El-Bashir si accordano per un “cessate-il-fuoco permanente”.

 

Bashir condannato

2019, 4 dicembre: El-Bashir è accusato di corruzione e condannato a due anni in un centro correzionale. Da anni El-Bashir è ricercato dalla Corte penale internazionale (CPI) dell’Aia per le accuse di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità nel conflitto del Darfur del 2003, in cui furono uccise 300.000 persone; un procuratore di Khartoum rifiuta l’estradizione come “non necessaria”.

 

I disordini si diffondono

2020,9 marzo: il primo ministro Hamdok sopravvive a un attentato, che molti vedono come un tentativo di far deragliare la transizione; aprile: l’inflazione sale (99% e oltre), con i prezzi dei prodotti alimentari che salgono alle stelle dopo la chiusura delle frontiere a causa della pandemia del Coronavirus; 30 giugno: le manifestazioni di strada ribadiscono le richieste di giustizia per le persone uccise, sia sotto il regime di El-Bashir e che durante le proteste degli ultimi anni.

Il 21 luglio, El-Bashir è portato in corte e ritenuto “colpevole” del colpo di stato del 1989 che lo portò al potere.

 

Accordo di pace

2020, ottobre: il Sudan firma un importante accordo di pace con un’alleanza di gruppi ribelli; due gruppi chiave, però, si rifiutano di firmare e anche le tribù dell’est del Sudan si oppongono all’accordo, dicendo che li trascura. Il Sudan accetta di normalizzare i legami con Israele, in quello che è visto come un quid pro quo per gli Stati Uniti, che prevedono di rimuovere a dicembre il Sudan dalla sua lista nera degli stati che sponsorizzano il terrorismo.

 

Tensioni in Etiopia

2020, novembre: il conflitto scoppia nella regione settentrionale del Tigray, in Etiopia, costringendo decine di migliaia di persone a rifugiarsi in Sudan, I combattimenti riaccendono una decennale disputa tra Sudan ed Etiopia sulla fertile regione di confine di Al-Fashaqa. Khartoum invia truppe per rendere sicura l’area. I due paesi sono anche in disaccordo sulla Grande Diga del Risorgimento sul Nilo Azzurro, che è un investimento troppo importante per l’Etiopia, ma costituisce una minaccia vitale per l’economia di Sudan ed Egitto, entrambi a valle dell’Etiopia lungo il corso del Nilo.

Durante i primi mesi del governo civile-militare del Consiglio Sovrano, sono state apportate alcune riforme democratiche, come la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili (maggio 2020) e l’abolizione della pena di morte per omosessualità e apostasia, come pure dell’obbligo del velo e della fustigazione pubblica (luglio 2020).

 

2021: Governo fragile

A febbraio, il Sudan annuncia un nuovo gabinetto che include 7 ministri provenienti da ex gruppi ribelli. A giugno, Hamdok avverte fratture all’interno dell’alleanza civile che ha guidato le proteste anti-Bashir. Da settembre a ottobre, le proteste nel Sudan orientale bloccano il commercio che ha in Port Sudan un importantissimo centro di transito.

Il 21 settembre, Khartoum annuncia di aver sventato un tentativo di colpo di stato da parte di cospiratori civili e militari legati al regime di El-Bashir. Dal 16 ottobre, i manifestanti scendono in piazza a Khartoum per chiedere un governo militare, apparentemente per volere di una fazione scissionista del principale blocco di protesta civile. In risposta, il 21 ottobre, decine di migliaia di persone manifestano a sostegno della transizione del paese verso una democrazia a guida civile.

 

Golpe

Il 18 ottobre, il ministero dell’informazione dice che le forze armate hanno arrestato i membri civili del consiglio di governo e i ministri del governo, come pure il premier Hamdok, che si è rifiutato di sostenere il loro ‘golpe’. La notizia delle detenzioni scatena manifestazioni nella capitale. Il ministero dice che i servizi Internet sono stati tagliati in tutto il paese e le strade principali e i ponti che collegano con Khartoum sono stati chiusi.

Il 25 ottobre, il presidente del Consiglio Sovrano, il generale al-Burhan, dichiara che l’ala militare delle istituzioni del periodo di transizione ha preso il potere per difendere la rivoluzione che aveva portato alla caduta del regime di El-Bashir; impone lo stato di emergenza e promette elezioni libere e democratiche nel luglio del 2023; 30 ottobre: i manifestanti anti-golpe inscenano una marcia “di un milione di persone” contro la presa di potere dei militari; le forze dell’ordine uccidono 3 persone; 31 ottobre: i manifestanti barricano diverse strade della capitale un giorno dopo la mortale repressione delle forze di sicurezza; 1° novembre: decine di nazioni chiedono una riunione urgente del consiglio dei diritti dell’Onu sul Sudan; 2 novembre: il deposto primo ministro sudanese Abdalla Hamdok dice che il ripristino del suo governo potrebbe aprire la strada a una soluzione nel paese; 3 novembre: sembra più vicino un accordo di condivisione del potere per invertire il colpo di stato militare; il leader del golpe, Abdel Fattah al-Burhan, vede il coinvolgimento di Hamdok in una nuova amministrazione come chiave per guadagnare credibilità; 4 novembre: al-Burham ordina il rilascio di quattro ministri detenuti; 5 novembre: al-Burham si accorda con gli Usa per accelerare la formazione del nuovo governo; 7 novembre: al-Burhan dice che non farà parte del governo sudanese dopo la transizione.    

 

Aggiornato all’8 novembre 2021

Nome ufficiale: Repubblica del Sudan
Superficie
: 1.861.484 km2
Capitale
: Khartoum (5.300.000 abitanti)
Lingue: arabo e inglese (ufficiali); nubiano, ta bedawie, fur
Sistema politico: repubblica presidenziale
Indipendenza
: 1° gennaio 1956 (da Egitto e Gran Bretagna)
Capo dello stato e del governo
: Omar Hassan El-Bashir (dal 16 ottobre 1993; già presidente della giunta militare salita al potere con un colpo di stato nel giugno 1989)

Primo ministro: Bakri Hassan Salik (dal 2 marzo 2017)
Religioni
: musulmani sunniti (96%), cattolici (3%, per lo più sud-sudanesi emigrati), altri cristiani (1%)

 


Popolazione

Abitanti: 37.346.000 (luglio 2017)
Gruppi etnici
: arabi (circa 70%), baggara, fur, nuba, fallata
Crescita demografica annua
: 1,64% (2017)
Tasso di fertilità
: 3,57 figli per donna (2017)
Popolazione urbana
: 34,2% (2017)
Mortalità infantile
(sotto i 5 anni): 70,1/1.000
Speranza di vita
: 64,4 anni
Analfabetismo
(sopra i 15 anni): 24,1%
Prevalenza Hiv
: 0,2% (2016)
Accesso a servizi sanitari adeguati
: 23,6%
Accesso all’acqua potabile
: 55,5%

 


Economia

46,5% della popolazione vive sotto il livello nazionale di povertà
Indice di sviluppo umano: 0,490 (165° su 188 stati)
Prodotto interno lordo
: 119 miliardi di dollari (186,8 miliardi di dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Pil pro capite annuo
: 3.186 dollari (4.600 dollari a parità di potere d’acquisto nel 2017)
Crescita economica annua
: 3,7% (2017)
Inflazione
: 26,9% (2017)
Disoccupazione
: 19,6% (2017)
Risorse naturali
: petrolio, piccole riserve di materiali di ferro, rame, cromo, zinco, tungsteno, mica, argento, oro; risorse idriche
Prodotti agricoli
: cotone, arachidi, sorgo, miglio, frumento, gomma arabica, canna da zucchero, cassava, manghi, papaie, banane, patate dolci, sesamo; ovini e bovini
Esportazioni
: greggio e prodotti petroliferi, oro; cotone, sesamo, bestiame, arachidi, gomma arabica, zucchero (3,8 miliardi di dollari nel 2017)
Importazioni
: cibo, manufatti, equipaggiamento per raffinerie, veicoli, medicine e prodotti chimici, tessili, frumento (8,65 miliardi di dollari nel 2017))
Debito estero
: 53,35 miliardi di dollari (fine 2017)

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Egitto: offensiva diplomatica nei paesi del bacino del Nilo

La costruzione della Gerd - la grande diga sul Nilo Azzurro che, a regime, avrà una potenza di 6.450 megawatt e produrrà annualmente 15.128...

Sudan: Hamdok reinsediato, ma la crisi non è finita

Il 21 novembre la crisi sudanese è entrata in una nuova fase. Ad un mese circa dalla sua destituzione, dallo scioglimento del suo governo...

Sudan: Lundin Energy accusata di complicità in crimini di guerra

Il presidente e principale azionista della compagnia petrolifera Lundin Energy, Ian H. Lundin, è stato incriminato in Svezia per favoreggiamento in crimini di guerra...

Sudan: lo scontro in atto è anche tra generali

Mentre la ministra degli esteri sudanese, Mariam al-Sadeq al-Mahdi, deposta dal putsch  del 25 ottobre scorso, ha chiesto che i golpisti siano processati dalla...

Sudan: un golpe per mantenere lo status quo

Il 25 ottobre, attorno a mezzogiorno, il presidente del Consiglio sovrano del Sudan, generale Abdel Fattah al-Burhan, in un discorso teletrasmesso, dichiarava che l’ala...

Colpo di stato militare in Sudan

La cosa era nell’aria già da diverse settimane. Alla fine questa mattina all’alba i militari hanno preso con la forza il potere. Il primo...

Sudan, tra crisi politica e pericolo terroristico

Dopo il fallito tentativo di colpo di stato dello scorso 21 settembre sembra aggravarsi la già critica situazione del Sudan. Dal punto di vista...

Hamas chiede la riconsegna dei beni sequestrati in Sudan

«Rivolgiamo un appello al presidente del Consiglio sovrano del Sudan e capo di stato maggiore dell’esercito, generale Abdel Fattah al-Burhan, e al primo ministro Abdalla Hamdok affinché...

Sudan: un altro inciampo nella transizione

Il 21 settembre a Khartoum è stato sventato l’ennesimo tentativo di colpo di stato e si sono approfondite le divergenze nella leadership del paese...

Sudan: sventato un tentativo di golpe militare

Le autorità civili e militari che guidano la transizione in Sudan hanno annunciato d’aver sventato questa mattina un colpo di stato organizzato da diversi...

La British American Tobacco accusata di corruzione

Una storia di affari e corruzione ha travolto nei giorni scorsi la British American Tobacco (Bat), colosso mondiale della produzione delle sigarette, accusata di...

Russia in Africa: i paesi in ballo con Wagner

È sempre più evidente che la Russia punta a estendere e rafforzare la propria influenza nel continente africano. Anzi, a utilizzarlo come uno degli...

Sudan: Un nuovo piano per combattere il traffico di esseri umani

Nei giorni scorsi il governo sudanese ha lanciato un nuovo piano triennale per combattere il traffico di esseri umani. Il programma è stato presentato...

Sudan: verso un rientro alla Corte penale internazionale

Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri del Sudan ha approvato all’unanimità una proposta di legge in cui si stabilisce il ritorno del paese...

Etiopia: le Forze per la difesa del Tigray all’offensiva

In Tigray si continua a combattere. Le Forze per la difesa del Tigray (Tdf) sono ora all’offensiva. Le Tdf, nuovo agente nel conflitto, sono...

In Africa 32 milioni di sfollati interni

Sono 32 milioni gli sfollati interni in Africa. Per motivi diversi sono stati costretti a lasciare le loro case, le loro comunità, la loro...

2020: anno terribile per i minori nei conflitti armati

26.425 gravi violazioni tra cui attacchi a scuole, ospedali e il negato accesso all’assistenza umanitaria. Nel 2020 i bambini e le bambine nelle aree...

Notizie dall’Africa in podcast – Venerdì 11 giugno 2021

Oggi parliamo delle mancate tutele dei migranti minori non accompagnati in Europa, di nuovi arresti alla viglia del voto in Algeria e del disimpegno...

Sudan: l’incognita Hemetti pesa sulla transizione

Il vicepresidente del Consiglio sovrano, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come “Hemetti”, punta i piedi. E fa sapere pubblicamente di non avere alcuna...

Etiopia e Sudan: venti di guerra su al-Fashaga

Nel già tormentato Corno d’Africa un’altra crisi potrebbe presto trasformarsi in conflitto aperto. Cresce infatti velocemente la tensione tra Sudan ed Etiopia per la...

Sudan: nessun futuro senza giustizia

L’immagine del Sudan odierno, due anni dopo la caduta del trentennale regime islamista di Omar El-Bashir, è quella di un paese che cerca disperatamente...

Sudan, aspettando il cambiamento

Sono passati “solo” due anni dalla deposizione di Omar El-Bashir, un colpo di scena che allora aveva stupito molti qui a Khartoum. Strano che...

Darfur: civili ancora sotto attacco

In Darfur sembra che il tempo si sia fermato. Le cronache degli ultimi mesi non sono sostanzialemente diverse da quelle del primo decennio di...

Sudan: l’incognita dell’anniversario

Esattamente due anni fa, l’11 aprile 2019, una mobilitazione popolare iniziata nel dicembre dell’anno precedente metteva fine al regime islamista del Partito del congresso...

Le mezze verità di Abiy Ahmed

Martedì 23 marzo, dopo quattro mesi e mezzo di guerra civile nel Tigray durante i quali aveva negato duramente l’evidenza dei fatti, il primo...

Dall’oro insanguinato all’oro “responsabile”

Il traffico d’oro dai paesi dell’Africa Centrale e Orientale è al centro anche dell’ultimo rapporto di The Sentry (La Sentinella), il gruppo investigativo dell’organizzazione...