L’Africa alla COP28, politica e ambientalisti su binari opposti
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Le organizzazioni della società civile chiedono azioni urgenti e impegni imprescindibili per un futuro sostenibile, giusto e resiliente
L’Africa alla COP28, politica e ambientalisti su binari opposti
Il dibattito su effetti e cause della crisi climatica si concentra sulla necessità di politiche di adattamento e sugli investimenti necessari realizzarle. Ma il documento condiviso con cui i leader africani si presentano al summit è fortemente contestato dagli attivisti climatici
30 Novembre 2023
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 5 minuti

Dal 30 novembre al 12 dicembre il mondo avrà gli occhi puntati su Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dove si tiene la 28° convenzione dell’Onu, conosciuta come COP28, sui temi relativi alla crisi climatica.

Vi si discuterà di problemi innumerevoli e disparati ma strettamente interconnessi, quali: transizione energetica e limitazione dell’emissione di gas serra; protezione ambientale, diritti dei popoli nativi nella gestione del territorio e mercato dei crediti di carbonio; impatto dell’attuale sistema alimentare e agricoltura ecosostenibile; necessità di riduzione dei rischi e strategie di adattamento alla nuova condizione climatica; finanziamenti e ripartizione equa dei pesi economici derivanti dalla nuova situazione, e di molto altro ancora.

All’appuntamento sono attesi oltre un centinaio di capi di stato e di governo (ma non parteciperanno né il presidente americano né quello cinese, i due paesi che emettono la maggior quantità di gas serra contribuendo così in modo determinante alla crisi climatica) e decine di migliaia di delegati tra leader politici, funzionari governativi e delle agenzie dell’ONU, attivisti ed esponenti della società civile, insieme a lobbisti e rappresentanti del settore privato interessato ai temi in agenda.

Dichiarazione di Nairobi

L’Africa arriva a COP28 dopo un summit, tenutosi a Nairobi lo scorso settembre, conclusosi con una dichiarazione ufficiale fortemente contestata dagli attivisti climatici perché, a loro parere, non promuove gli interessi del continente ma piuttosto fa proprie false soluzioni sponsorizzate dai paesi del Nord del mondo che finiscono per aggravarne la crisi climatica.

Ѐ un’allusione esplicita al mercato dei crediti di carbonio che permette l’emissone di gas serra in cambio di finanziamenti a chi dimostra, in modo più o meno fondato, di aver agito per intrappolarli. Uno scambio sostenuto fortemente, tra gli altri, dal presidente kenyano, William Ruto, che ha ospitato la convenzione.

Il continente, che emette globalmente una percentuale minima di gas serra, (non più del 4 % del totale) è risultato essere il più vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici. Nel corso degli ultimi anni diverse sue regioni hanno sperimentato periodi sempre più lunghi, ravvicinati e devastanti di siccità, alternati a stagioni delle piogge sempre più imprevedibili e disastrose.

In queste settimane, ad esempio, buona parte dei paesi dell’Est e del Corno d’Africa sono in emergenza per alluvioni rovinose. Secondo stime prudenti, in Kenya, Etiopia e Somalia solamente, un milione di persone hanno perso la casa e tutti i loro averi, mentre le vittime finora accertate sono almeno 260. Chi pagherà i danni e le compensazioni?

Il dibattito sugli effetti e sulle cause della crisi climatica e sui problemi finanziari che si evidenziano è dunque particolarmente vivo nel continente. Ѐ continuato in modo vivace anche nelle settimane successive al summit di Nairobi, in preparazione dell’appuntamento di COP28.

Si è concentrato in modo particolare sulla necessità di politiche di adattamento alle sfide poste dai cambiamenti climatici e agli investimenti necessari per metterle in atto.

Fondi Loss and Damage

Ѐ questo il tema principale di un position paper concordato da 200 organizzazioni africane della società civile, diffuso nei giorni scorsi, a due settimane di distanza da un rapporto dell’UNEP (l’organizzazione dell’ONU per l’ambiente).

Adaptation Gap Report of 2023 sottolinea l’insufficienza dei fondi disponibili, nonostante COP27 avesse istituito un fondo apposito – Loss and Damage Fund (Fondo per le perdite e i danni) – e la mancanza di serie politiche in materia.

In generale, il documento sottolinea la necessità che COP28 decida azioni urgenti e impegni imprescindibili per far fronte alla vulnerabilità sproporzionata del continente alla crisi climatica, di cui è responsabile in minima parte.

Chiedono che le raccomandazioni presentate siano considerate come una riflessione collettiva che porti allo sviluppo di azioni volte ad un futuro sostenibile, giusto e resiliente per l’Africa, e in definitiva per il mondo intero.

Politiche di adattamento

Il sito panafricano di approfondimento African Arguments ha invece chiesto a diversi esperti africani “Che cosa l’Africa necessita maggiormente da COP28?” Anche alcuni tra coloro che hanno risposto alla domanda hanno sottolineato i problemi finanziari.

Mohamed Adow, attivista climatico internazionale e direttore di Power Shift Africa, organizzazione specializzata in informazione ed advocacy, chiede di dar priorità al finanziamento di politiche di adattamento, in perfetta linea con il position paper della società civile.

Olivia Rumble, direttrice di Climate Legal, ha ricordato che i finanziamenti per le politiche di adattamento sono un diritto prioritario.

Grace Mbungu, responsabile del programma sui cambiamenti climatici all’Africa Research Policy Institute (APRI) ha aggiunto che politiche e azioni di adattamento devono essere decise in base ai bisogni delle comunità, e devono valorizzare «strategie, iniziative e pratiche radicate nei saperi locali e indigeni».

Ma l’intervento conclusivo deve essere sicuramente riservato a Elizabeth Wathuti, fondatrice e direttrice esecutiva di Green Generation Initiative, che ha chiesto a COP28 di sostenere i giovani leader africani nella realizzare della loro visione, consapevoli che il futuro del continente e la loro stessa sopravvivenza dipendono da azioni per affrontare i problemi climatici. Azioni che non sono una scelta, ma una necessità.

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