Che l’Angola sia da sempre uno dei paesi africani con la maggiore incidenza di spese militari sul proprio Pil non è un mistero. Tuttavia, l’incremento deliberato in questi giorni dal parlamento suscita più di una domanda, a cui vale la pena cercare di rispondere, vista anche la situazione di diffusa incertezza regionale che va dalla stessa Angola al Congo, fino al Mozambico.

Innanzitutto i dati: quel che è stato deliberato è una spesa di 8,5 miliardi di dollari per i prossimi cinque anni, con acquisizioni di armamenti e soprattutto grandi aerei da combattimento dalla Russia (Sukhoi su-30 MKI) e, in parte dalla Cina (Hongdu JL-8). Si tratta di un trend in netto rialzo rispetto al passato più prossimo, in cui la tendenza appuntava verso un calo delle spese militari. Come ha testimoniato anche l’ultimo report del Sipri secondo il quale le spese militari di Angola sono diminuite del 12% a 994 milioni di dollari.

Dati della Banca mondiale, infatti, dimostrano che il picco di spesa militare era stato raggiunto nel 1999, quando l’Angola destinava più del 27% del proprio Pil per la difesa. Si trattava di un momento topico della guerra civile del governo dell’Mpla contro l’Unita di Savimbi, che sarebbe terminata definitivamente nel 2002, con la morte di questo storico leader.

Le impennate

Da allora la riduzione per le spese militari è stata costante, attestandosi su una incidenza intorno all’8% del Pil nazionale, e sempre privilegiando – anche a causa di motivi familiari da parte dell’ex-presidente, José Eduardo dos Santos – l’approvvigionamento russo. Una parziale eccezione è rappresentata dal 2013 e dal 2016, quando l’investimento superò rispettivamente i 6 miliardi e i 3 miliardi di dollari, per riscendere poi negli anni successivi sotto i 2 miliardi.

Impennate nelle spese per la difesa e sicurezza in Angola non sono quindi nuove, tuttavia, oggi, le circostanze sono in larga misura diverse rispetto al 2016. Al tempo, infatti, la maggiore preoccupazione era la difesa della lunga costa atlantica, teatro di vari attacchi pirati, provenienti soprattutto dalla Nigeria, e che minacciavano le ingenti riserve petrolifere angolane off-shore. L’acquisizione di imbarcazioni da guerra per la marina militare, quindi, costituì la priorità del governo angolano.

Revisione costituzionale

Oggi il contesto è diverso per vari motivi: anzitutto, internamente l’Angola sta vivendo un momento difficile. Dopo i primi mesi di popolarità, anche internazionale, il presidente João Lourenço sta adesso registrando una decisa inversione di tendenza, con le elezioni comunali previste per quest’anno e quelle presidenziali e legislative per il prossimo.

In modo piuttosto sorprendente, come anche la stampa privata locale ha evidenziato, Lourenço ha presentato, a marzo di quest’anno, una proposta di revisione costituzionale che renderebbe di fatto impossibile la celebrazione non soltanto delle comunali, ma probabilmente anche delle presidenziali del 2022, garantendosi così mesi preziosi per consolidare la sua ricandidatura. Un esercito ben equipaggiato e funzionale sarebbe, in quest’ottica, un elemento essenziale per gestire un simile, critico passaggio, tenendo a bada le molte voci di dissenso.

Ruolo nel Mozambico

Il secondo motivo “nuovo” che potrebbe spiegare questo incremento di spesa nel settore della difesa riguarda, invece, il ruolo che l’Angola probabilmente sarà chiamata a recitare, all’interno della Sadc, per aiutare a combattere il terrorismo in Mozambico. La Sadc, nei giorni scorsi, ha infatti deliberato l’invio di quasi 3mila uomini e di un contingente notevole di elicotteri e aerei da combattimento verso il fronte caldo di Cabo Delgado, e non sono molti i paesi della regione in grado di fornire aiuto militare concreto.

Fra di essi, insieme al Sudafrica e allo Zimbabwe, c’è sicuramente l’Angola, equipaggiata di fresco con nuovi aerei russi e cinesi. Contatti bilaterali fra la diplomazia angolana e quella mozambicana sono in corso da tempo, ma, per il momento, ha prevalso la resistenza, da parte del governo di Maputo, nell’accettare qualsiasi forma di aiuto militare diretto, per quanto ancora è difficile dire, specialmente in seguito alla nuova posizione della Sadc.

Se a questi due fattori si aggiungono quelli storici, che possono riferirsi sia alla tradizionale pirateria nel golfo di Guinea, che interessa anche l’Angola, o alla situazione sempre esplosiva nella regione diamantifera del Katanga (al confine fra Angola e Repubblica democratica del Congo), ecco che l’aumento delle spese militari può essere meglio spiegato.

Potenza regionale

Sullo sfondo, però, sembra esservi la mai celata volontà angolana di presentarsi come potenza regionale, addirittura concorrente al Sudafrica, facendo così crescere esponenzialmente il carisma di João Lourenço, che potrebbe far recitare al proprio paese un ruolo di primo piano sia nel golfo di Guinea, sia all’interno dell’area della Sadc, fino all’Oceano Indiano, sul lato mozambicano. E gli angolani sono tradizionalmente assai sensibili alle dimostrazioni di forza nazionalistiche dei loro massimi dirigenti.

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