Vi sono delle evoluzioni in merito a quello che è considerato come il maggiore scandalo finanziario del Mozambico post-indipendenza. Uno scandalo, scoppiato nel 2016, che ha coinvolto alti quadri del governo che hanno indebitato lo stato mozambicano per circa 2,2 miliardi di dollari.

Debiti che sono stati contratti fra il 2013 e il 2014, sotto forma di credito verso le filiali britanniche delle banche di investimento Credit Suisse e VTB (russa), per conto delle imprese statali mozambicane Proindicus, Ematum e MAM.

Questa volta, il cambio di passo viene dalla giustizia inglese che ha annunciato la calendarizzazione del processo per il cosiddetto “debito nascosto”, dove, per la prima volta, il presidente della Repubblica del Mozambico, Filipe Nyusi, è stato chiamato a testimoniare. 

Nel 2019, la procura generale della Repubblica aveva avviato un’azione civile presso la giustizia inglese, con l’obiettivo di annullare il debito mozambicano, corrispondente a 622 milioni di dollari dovuti dall’impresa statale ProIndicus a Credit Suisse, esigendo un indennizzo che coprisse tutte le perdite risultanti dallo scandalo del debito nascosto.

Va ricordato che nel governo allora presieduto da Armando Guebuza (2005 – 2015) al momento della trattativa e firma dei contratti che hanno poi acceso i debiti illegali – i cui versamenti furono tutti effettuati alla società Privinvest per l’acquisizione di equipaggiamenti, imbarcazioni e servizi marittimi in favore di Ematum, PropIndicus e MAM -, Filipe Nyusi era ministro della difesa, responsabile per l’implementazione dei progetti di protezione costiera e marittima, come sottolinea un rapporto del Centro di integrità pubblica (Cip), watchdog sulla corruzione nel paese che ha seguito la vicenda in questi anni.

Nonostante non vi siano ancora date prestabilite, il 2023 è l’anno scelto dal giudice dell’Alta corte di Londra, Robin Knowles, per celebrare il processo che avrà una durata di tre mesi, contrariamente a ciò che era stato proposto dall’avvocato di parte mozambicana, Joe Smouha, che avrebbe voluto un processo organizzato per fasi.

La Privinvest Shipbuilding, impresa con sede a Dubai diretta dall’affarista franco-libanese Iskandar Safa che ha venduto equipaggiamenti e servizi di protezione costiera al governo mozambicano fra il 2013 e il 2014, ha confermato di avere pagato 1 milione di dollari a Filipe Nyusi, 4 milioni di dollari al partito al potere, Frelimo, e 7 milioni a Manuel Chang, al tempo ministro delle finanze, in carcere in Sudafrica dal 2018, sulla base di un mandato di arresto internazionale emesso dalla magistratura degli Stati Uniti che lo accusa di cospirazione per riciclaggio di denaro, frode telematica e frode finanziaria.

Ma queste sono solo alcune di una lunga lista di alte gerarchie dello stato che avrebbero ricevuto risorse illecite derivanti dai debiti occulti che hanno poi affondato il paese.

Nel frattempo sta per iniziare nel carcere di massima sicurezza della Machava, alla periferia di Maputo, il processo mozambicano che si terrà a partire dal 23 agosto e che vede chiamato a testimoniare anche l’ex-presidente Armando Guebuza.

Un processo che durerà 32 giorni e coinvolgerà un totale di 86 persone, 67 delle quali in veste di testimoni, fra cui, oltre a Guebuza, l’ex-governatore della Banca centrale del Mozambico, Ernesto Gove, e il ministro dell’economia e delle finanze Adriano Maleiane.

Gli altri 19 sono imputati. Tra questi, Teófilo Nhangumele, accusato di essere la persona che nel 2011 presentò il progetto per la vigilanza costiera al governo; Armando Ndambi Guebuza, figlio primogenito di Armando Guebuza, nel ruolo di influencer che spinse il padre a sostenere l’approvazione dei progetti che dettero poi il via ai prestiti illegali; Gregório Leão, ex-direttore del Servizio di informazione e sicurezza dello stato (Sise), e António do Rosário, ex-direttore nazionale dell’Intelligence economica del Sise e amministratore delegato delle tre imprese pubbliche al centro dei debiti occulti: Ematum, Proindicus e MAM.

Tra gli imputati in un filone parallelo dell’inchiesta, risulta Manuel Chang, accusato di  corruzione, violazione in bilancio, abuso d’ufficio, appropriazione indebita, riciclaggio di denaro e appartenenza a un’associazione criminale, e quattro ex funzionari della Banca centrale.

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