Al-Kantara – febbraio 2014

L’Egitto ha iniziato il 2014 con un nuovo referendum costituzionale, il terzo dalla caduta di Mubarak, nel febbraio 2011. Il clima in cui si è svolta la sesta consultazione popolare in poco meno di tre anni è stato tutt’altro che sereno. In diverse parti del paese si sono verificati episodi di violenza che hanno causato morti, feriti e arresti tra chi si è opposto – islamisti ma anche laici – alla nuova Carta costituzionale, considerandola un’opera dell’esercito.

Il recente referendum per la modifica della precedente Costituzione stilata dai Fratelli musulmani (Fm) nel 2012 si è svolta a metà gennaio e ha sancito la vittoria del “Sì” con il 98,1% delle preferenze. L’affluenza alle urne è stata del 38,6%: 20 milioni di egiziani su 53,4 milioni degli aventi diritto al voto. Il risultato è stato considerato dal governo di transizione, messo in piedi dai militari, una grande vittoria per la democrazia.

È giusto considerare una Costituzione post-rivoluzionaria una solida piattaforma sulla quale fondare una reale democrazia quando 33 milioni di egiziani aventi diritto al voto non si sono espressi al riguardo?

Al di là dell’avversione che si può nutrire nei confronti dei Fm per la loro ideologia e per come hanno mal governato la fase di transizione, è  opportuno, per chi crede nei valori della democrazia, porsi delle domande sia sul clima che ha accompagnato la preparazione di questa Costituzione sia sul suo contenuto.

Dal 3 luglio scorso, data della confisca del potere da parte dei militari – legittimati, secondo loro, da 30 milioni di egiziani che acclamavano il generale Al-Sisi come salvatore della patria –, una serie di indicatori fa pensare che il Consiglio supremo delle forze Armate (Csfa) stia ridiventando padrone assoluto dell’Egitto. E con grande probabilità, al-Sisi sarà il futuro presidente del paese.

A novembre il governo designato dal Csfa ha varato una legge che restringe il diritto a manifestare. Il 22 dicembre, Ahmed Maher e altri membri del laico Movimento 6 Aprile, animatore della rivoluzione del 25 gennaio, sono stati condannati a 3 anni di reclusione. Il movimento è tra le realtà che hanno boicottato il referendum. Il giovane Maher aveva dichiarato che l’esercito aveva strumentalizzato l’azione Tamaround del 30 giugno per compiere un colpo di stato.

Il 25 dicembre un decreto governativo ha stabilito che i Fm sono un’organizzazione terrorista.

Riguardo a questo fatto, Sara Whitson, responsabile di Human Rights Watch per il Medio Oriente, ha dichiarato che la decisione del governo di transizione di bandire la Fratellanza rientra in una politica che mira a diffamare il movimento e che esso «sembra semplicemente motivato a far fuori il maggiore movimento di opposizione» (www.hrw.org/news/2013/12/28).

Nonostante la soddisfazione espressa dal governo e dai suoi sostenitori per il risultato del referendum, rimangono diverse contraddizioni, tra le quali l’astensione dal voto anche di partiti laici e la sistematica repressione nei confronti di chi cercava di fare compagna per il boicottaggio o per il “No”.

Un recente rapporto di Transparency International ha affermato che rappresentanti del governo – insieme a media pubblici – hanno sostenuto una campagna per il “Sì” e che «il governo ha intimidito e arrestato i critici, chiudendo così gli spazi democratici di dibattito prima del referendum» (www.transparency.org).

Riguardo al contenuto, la “novità” più importante della Costituzione è il rafforzamento dei poteri del Csfa: potrà nei prossimi anni indicare il nome del ministro della difesa; non dovrà rendere conto del suo operato a organi civili, invece potrà processare i civili; non dovrà rendere conto delle sue attività economiche, nonostante esso sia il detentore di una fetta consistente della ricchezza del paese. Una ricchezza che continuerà a spartire con una élite civile che considera i propri interessi al sicuro con l’esercito al potere.

I poveri, invece, dovranno sperare in un’altra rivoluzione (vera); nel frattempo alcuni di loro vendono per necessità le loro figlie ai ricchi e anziani sceicchi del Golfo. Altro che l’uguaglianza di genere sbandierata dalla “nuova” Costituzione!