Abitazioni date alle fiamme a Gibuti (Credit: Morad News - Twitter)

Notizie allarmanti arrivano dal confine tra Sudan ed Etiopia, segnato in parte dal fiume Setit – noto in Etiopia come Tekeze – che segna anche il confine tra la regione del Tigray e quella dell’Amhara.

L’agenzia di stampa Associated Press riporta la denuncia di un funzionario della provincia sudanese di Kassala secondo il quale le autorità locali hanno recuperato circa 50 corpi dalle acque del fiume. Almeno altri 30 cadaveri sono stati ritrovati sulle rive sudanesi del Setit, secondo quanto raccontato all’agenzia Reuters da due rifugiati etiopici e quattro testimoni sudanesi che il 2 agosto hanno detto d’aver recuperato i corpi di uomini e donne, presumibilmente di etnia tigrina.

Sempre Reuters riporta che il dottor Tewodros Tefera, un chirurgo fuggito in Sudan dalla città di confine etiopica di Humera, nel Tigray, ha detto di aver seppellito 10 corpi negli ultimi sei giorni, aggiungendo di essere stato informato da pescatori e rifugiati locali di altri 28 cadaveri recuperati, 7 dei quali il 2 agosto. «Sono stati colpiti al petto, all’addome, alle gambe… e avevano anche le mani legate», ha detto. Un rifugiato etiopico di Humera, che ha chiesto l’anonimato, ha detto di aver trovato 9 corpi.

Potrebbe trattarsi dell’ennesimo massacro di civili, compiuto presumibilmente nella città tigrina. Da settimane si registrano intensi combattimenti nelle zone di confine dopo che le forze armate del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf) hanno lanciato un’offensiva per riconquistare parti di territori occupati dai combattenti Amhara – alleati con il governo federale etiopico – dall’inizio del conflitto, a novembre 2020.

Il conflitto Afar-Somali esteso a Gibuti

Più a est, un altro focolaio di tensione interessa dal 24 luglio aree di confine tra le regioni Afar e Somali. Un nuovo fronte di violenza etnica che rischia di tracimare, a sud, nella vicina Gibuti, dove le forze di sicurezza sono intervenute il 1 agosto in alcune zone della capitale, per interrompere combattimenti scoppiati tra appartenenti alle comunità Afar e Issa, clan dominante della comunità Somali, a cui appartiene anche il presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh. Gli scontri hanno provocato almeno tre morti e decine di abitazioni e negozi sono stati dati alle fiamme.

La strada che collega Gibuti ad Addis Abeba attraverso la regione Afar, principale corridoio di collegamento commerciale tra il Mar Rosso e la capitale etiopica, è bloccata da sette giorni. A Gibuti il social network Facebook è stato oscurato. (M.T.)

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