Abiy Ahmed (a sinistra) e il presidente eritreo Isaias Afwerki (Credit: babilonmagazine.it

In un memorandum interno diffuso il 20 agosto scorso, diplomatici dell’Unione europea denunciano l’invio massiccio di truppe eritree nella regione etiopica del Tigray, teatro da ormai quasi dieci mesi di un conflitto che vede contrapposti i guerriglieri delle Forze di difesa del Tigray (Tigray Defence Forces – Tdf) e l’esercito di Addis Abeba, sostenuto da milizie amhara e, appunto, da militari di Asmara.

Nel darne notizia, l’agenzia Reuters afferma che le truppe eritree si sono dispiegate nella parte occidentale del Tigray, già pesantemente militarizzata e contesa, e “hanno preso posizioni difensive con carri armati e artiglieria” intorno alle città di Adi Goshu e Humera.

Il documento dice anche che il primo ministro etiopico Abiy Ahmed ha visitato Asmara il 17 agosto – una visita che non è stata annunciata dal suo ufficio -, il giorno prima di recarsi in Turchia per un viaggio, che invece è stato ufficializzato, e nel corso del quale Erdoğan e Abiy hanno siglato una serie di accordi militari. Negli stessi giorni in Turchia c’era anche Tahnoun Bin Zayed, il consigliere per la sicurezza nazionale degli Emirati Arabi Uniti, influenti alleati di Addis Abeba.

A partire da giugno le forze tigrine, ora alleate con milizie afar e oromo (Esercito di liberazione dell’Oromia – Ola), hanno riconquistato gran parte del territorio, spingendosi nella vicina regione Amhara.

I nuovi schieramenti di militari eritrei nel Tigray – che arrivano dopo che lo scorso aprile l’Etiopia aveva invece dichiarato che le truppe di Asmara si stavano ritirando – fanno temere un’escalation dei combattimenti.

Preoccupazione espressa nei giorni scorsi anche dagli Stati Uniti, che da mesi hanno intensificato le pressioni diplomatiche su Addis Abeba per una risoluzione del conflitto. Finora senza risultati. Tanto che il 23 agosto il Dipartimento del tesoro americano ha imposto sanzioni contro Filipos Woldeyohannes, capo di stato maggiore delle forze di difesa eritree (Edf) operative nel Tigray, accusate, tra l’altro, di massacri, aggressioni sessuali e di uccisioni indiscriminate di civili.

Il 19 agosto il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres è tornato a chiedere un immediato cessate il fuoco e l’accesso illimitato agli aiuti nella regione, dove dove le donne hanno subito «violenze indicibili», come documentato da un recente rapporto di Amnesty International.

Ancora più esplicita è stata, pochi giorni dopo, Samantha Power, capo dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (Usaid), che ha denunciato come il blocco degli aiuti umanitari sia usato dal governo federale come arma di guerra. «Questa carenza non è perché il cibo non è disponibile, ma perché il governo etiopico sta ostacolando gli aiuti umanitari e il personale, compresi i convogli di terra e l’accesso aereo», ha detto Power, spiegando che le organizzazioni umanitarie «hanno esaurito le loro scorte di prodotti alimentari immagazzinati nel Tigray» e che «Le persone stanno morendo di fame, con 900mila civili in condizioni di carestia e più di 5 milioni in un disperato bisogno di assistenza umanitaria». (M.T.)

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