Per l’opposizione è un tentativo di distogliere dalla promessa di indire elezioni entro l’anno
Non ci sono truppe straniere al confine con la Guinea: i paesi confinanti smentiscono l’allarme di invasione lanciato dalla giunta militare da Conakry. Ma la tensione resta alta, e si sposta dai confini all’interno del paese: chiunque smentisce la posizione della giunta verrà arrestato.

La Guinea non è a rischio invasione: i paesi confinanti hanno smentito la presenza di loro truppe al confine pronte ad invadere il paese. L’allarme era stato lanciato da Moussa Dadid Camara, comandante delle forze armate e a capo della giunta militare, il Consiglio nazionale per la democrazia e lo sviluppo (Cndd), che ha preso il potere il 23 dicembre scorso, dopo la morte del presidente Lansana Conté, che regnava nel paese da 24 anni. Sabato 11 luglio i generali avevano denunciato la presenza di truppe ammassate lungo le frontiere del nord con Guinea-Bissau e Senegal, e del sud con la Liberia, pronte ad attaccare la Guinea, finanziate “dai narco-trafficanti che sono fuggiti dal territorio della Guinea per evitare l’arresto”. Un allarme che ha consentito al ministro della Difesa nazionale, il generale Sekouba Konaté, di decretare lo stato d’allerta e di piazzare le sue truppe lungo le frontiere. Conakry ha quindi avvisato i paesi confinanti di essere pronta a rispondere ad eventuali azioni militari, anche invadendo il territori stranieri.

Dichiarazioni che hanno causato stupore e che sono state subito smentite da Bissau, il cui governo ha negato ogni coinvolgimento del proprio esercito, tanto che Conakry si sarebbe già rimangiata le accuse e avrebbe inviato le proprie scuse, stando a quanto avrebbe dichiarato un portavoce del governo bissau-guineano all’emittente cattolica Radio Sol Mansi. Anche il governo della Liberia e del Senegal hanno smentito ogni azione militare.

Ma la giunta militare va avanti: non solo conferma lo stato di allerta, ma ha anche annunciato che chiunque contraddirà il Consiglio potrà essere arrestato. Lo ha dichiarato lunedì lo stesso Camara, in un discorso mandato in onda su radio e televisioni nazionali. Un chiaro messaggio ai giornalisti e agli oppositori politici della giunta, che accusano i militari di voler creare un diversivo per distogliere l’attenzione dalla promessa di indire elezioni generali entro l’anno, per far tornare un regime democratico nel paese.

Camara ha quindi confermato l’intenzione della giunta di indire le consultazioni per il parlamento in ottobre e quelle per il presidente in dicembre. Ha anche assicurato che lo stato d’allerta imposto dalla situazione non rallenterà la lotta alla corruzione o la revisione dei sostegno della popolazione.