L’economia cresce ma…

Ai dieci milioni di ivoriani che vivono in povertà il governo sciorina gli aumenti del Prodotto interno lordo e racconta la favola della rinascita economica entro cinque anni. Intanto il tasso di disoccupazione è al 25%.

All’indomani dell’alternanza di potere in Costa d’Avorio, a partire dall’aprile del 2011, il popolo avoriano ha cominciato a essere “cullato” al suono di un nuovo tipo di discorso politico e socioeconomico che si articola intorno a una data simbolo: il 2020, anno della rinascita economica.

Il ritornello fatto risuonare dal governo è che il paese, pur trovandosi con una economia traumatizzata da anni di conflitti, povera e piuttosto indebitata, punta a invertire la rotta per arrivare nel 2020 tra le economie emergenti del continente. A questo discorso, continuamente ripreso dai diversi esponenti del governo, finiscono per credere alcuni settori dell’opinione pubblica. Ma numerosi sono tuttavia coloro che si chiedono come farà il paese a trasformarsi in soli cinque anni. Visione ambiziosa e realista o comunicazione demagogica? Se si dà uno sguardo ai dati economici e si lasciano da parte le chiacchiere, accanto a cifre che possono far ben sperare non può sfuggire la dura realtà con cui continua a fare i conti la maggioranza del popolo avoriano.

Rendez-vous nel 2020

Dopo la crisi sociopolitica che ha colpito il paese (con la fase più acuta tra il 2002 e il 2007: una vera e propria guerra civile), la Costa d’Avorio si è lanciata in un vasto movimento di riforme che comincia già a portare i suoi frutti. Lo testimoniano i tassi di crescita raggiunti nel 2012 (9,6%), 2013 (quasi il 9%) e 2014 (quasi il 10%). Sembrerebbe quindi giustificato l’obiettivo del governo di continuare questa corsa per arrivare, tra cinque anni, a collocare l’economia avoriana tra le più floride d’Africa. I trasporti, l’ambiente e le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic) e le banche figurano tra i settori più interessati da questa ripresa economica.

Dopo l’elezione di Alassane Ouattara alla presidenza nel 2011, la nuova squadra di governo – guidata dal primo ministro, ministro dell’economia, delle finanze e del bilancio Daniel Kablan Duncan – ha varato un piano di sviluppo particolarmente ambizioso che ha previsto nel periodo 2012-2015 un pacchetto di investimenti di quasi 17 miliardi di euro, di cui quasi il 60% proveniente dal settore privato. In questo quadro, sono stati lanciati grandi cantieri in vari settori: si vogliono ristrutturare le infrastrutture decisive per il buon funzionamento dell’economia e dei servizi di base (autostrada Yamoussoukro-Abidjan, ponti, strade, porti ma anche ospedali, università…), consolidare le filiere agricole e agroalimentari, sfruttare meglio il potenziale minerario, puntare sull’ulteriore sviluppo delle Tic e sull’estensione della rete elettrica. E, naturalmente, si farebbe tutto questo salvaguardando l’ambiente…

Primo produttore mondiale di cacao – 1.741.000 tonnellate nel corso della stagione 2013-2014 − la Costa d’Avorio incalza il numero uno mondiale della trasformazione dei frutti della pianta, l’Olanda. Con 520.000 tonnellate trasformate lo scorso anno, secondo l’Organizzazione internazionale del caffè e del cacao il paese dell’Africa occidentale dovrebbe già quest’anno prendere la testa della classifica dei trasformatori. (…)

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