PAROLE DEL SUD – FEBBRAIO 2020
Comboniani Brasile

Italia, Ungheria, Stati Uniti e Brasile: nel mondo-villaggio, scenari politici e religiosi molto distinti non sono però così distanti. Abbiamo contribuito recentemente a un’inchiesta giornalistica che sarà pubblicata in un libro dal titolo intrigante: Dio? In fondo a destra.

Già l’anno scorso, in questa rubrica, riflettevamo sul ruolo ambiguo della religione a servizio di progetti politici fondamentalisti. La storia conferma una tendenza che preoccupa sempre di più.

In Brasile, il presidente Bolsonato (nella foto) ha lasciato il suo partito per conflitti interni e si propone di fondarne a breve uno nuovo, reclutando soprattutto tra i fedeli delle Chiese evangeliche, offrendo loro in cambio benefici politici e privilegi fiscali. Il nome del nuovo partito risuona di categorie religiose e richiami biblici: “Alleanza per il Brasile”.

Il suo numero di identificazione, per il voto nell’urna elettronica, è il 38: evidente riferimento al calibro dei revolver che il governo ha autorizzato nei territori rurali, per legittima difesa personale e della proprietà.

Il valore assoluto della proprietà privata, la religione come difesa delle tradizioni e dei diritti di chi aderisce al gruppo dei “nostri”, la violenza legittima per sconfiggere le minacce, la militarizzazione della società: sono alcuni dei principi chiave della cultura politico-religiosa che si sta consolidando in Brasile.

Una delle tentazioni più forti per la religione cristiana, che seduce sia i cattolici che i protestanti, è il ritorno all’esercizio confessionale della politica: disputare il potere, per affermare in modo diretto e strutturale la cristianizzazione della società.

La grande conquista della modernità è stata la separazione tra Stato e Chiesa, religione e esercizio della cittadinanza. Purtroppo, in vari casi ciò ha provocato la “privatizzazione” della fede, relativizzando le responsabilità pubbliche dei credenti.

Credere è diventato spesso un rapporto individuale con Dio. Si stipula un contratto di santità in cambio della salvezza, le cui condizioni sono una rigorosa condotta morale, la fedeltà alla partecipazione al culto e il religioso pagamento delle decime.

Ma la difesa moderna dello Stato laico è oggi smentita da nuove alleanze tra religione e politica. Questa approfitta di quella come strumento di seduzione delle coscienze, riduzione della protesta sociale, orientamento del voto dei fedeli. La religione, da parte sua, si avvale del potere pubblico come scorciatoia per installare i valori cristiani nella società.

È facile e molto utile manipolare la religione e farne uno strumento psicologico per proteggere alleanze e giustificare l’accanimento contro ogni “nemico della fede”. I princìpi religiosi possono distinguere in modo manicheo il bene dal male, i santi dai peccatori; chi li controlla si può accreditare come leader politico salvatore che tutela l’ordine morale stabilito.

Si tratta di una debolezza dello spirito intimamente religioso del popolo brasiliano? A giudicare dalle affinità con la situazione di altri paesi, sembra piuttosto una strategia ben architettata, che fa perno sulla dimensione più intima, preziosa e fragile della persona: la sua spiritualità. Coltiviamola e difendiamola: quanto più profonda, meno sarà esposta a queste manipolazioni.

Cultura politico-religiosa
Malgrado la perdita di popolarità, c’è ancora uno zoccolo duro di circa il 12% di brasiliani che appoggia Bolsonaro in modo incondizionato. Se filtriamo solo l’opinione dei gruppi evangelici, questa percentuale sale al 23%

Decime
Nel 2018, Edir Macedo, leader della chiesa Universale del Regno di Dio, con circa 7 milioni di fedeli e simpatizzanti in Brasile, ha detto che «lo Spirito Santo non vuole applausi in chiesa, vuole che si aiuti a pagare i conti. Invece di battere le mani, battete le tasche e il portafoglio»