«I servizi di sicurezza rwandesi hanno cercato di intimidire mio padre e hanno anche tentato di ucciderlo». Carine Kanimba è una giovane rwandese che vive in Belgio. Ha perso entrambi i genitori durante il genocidio del 1994 che è costato la vita ad almeno 500mila tutsi (etnia minoritaria) e hutu (etnia maggioritaria) moderati. Paul Rusesabagina, hutu, è il suo padre adottivo oggi sotto processo in Rwanda, dal 17 febbraio, con l’accusa di terrorismo.

Un padre che, quando è cominciato il genocidio, gestendo l’Hotel Mille Collines nella capitale Kigali è riuscito a salvare dalla morte circa 1200 persone, sia hutu che tutsi. “Con la forza delle sue parole” – testimonia Carine – è riuscito a convincere i criminali a non infierire sulle persone che proteggeva. La vicenda ha avuto un forte risalto – e Rusesabagina è diventato una sorta di eroe internazionale – perché ne è stato tratto un film, Hotel Rwanda, uscito nel 2004.

Nigrizia ha intervistato Carine Kanimba – impegnata a tenere i riflettori accesi sul processo, temendo per la vita del padre – per comprendere le ragioni che hanno trasformato l’eroe in imputato e per avere ulteriori elementi sulle circostanze che hanno portato al suo arresto il 27 agosto 2020, mentre da Dubai prendeva un aereo che doveva portarlo in Burundi e si è trovato in… Rwanda. Circostanze che anche il parlamento europeo ha chiesto siano chiarite da una inchiesta internazionale indipendente.

Nelle parole di Kanimba la conferma di come il regime rwandese – retto dal presidente Paul Kagame, al potere dal 1994 – criminalizzi qualunque forma di dissenso politico, colpevolizzi di “negazionisti del genocidio” tutti coloro che si azzardano a esporre una critica al governo e di interferenza la comunità internazionale quando alza la voce contro i suoi abusi.

Inoltre il governo rwandese utilizza con disinvoltura i servizi di sicurezza per raggiungere i suoi scopi. Paul Rusesabagina ha sempre criticato le modalità con cui il partito-stato, l’Fpr (il Fronte patriottico rwandese), gestisce il paese e interferisce nelle politiche di un paese confinante, la Repubblica democratica del Congo.

“Il regime rwandese è enormemente responsabile dei crimini di guerra perpetuati in Rd Congo e in Rwanda” – sostiene Kanimba – “Nel 2010 mio padre aveva scritto alla Corte penale internazionale in Olanda per chiedere un inchiesta sui crimini di guerra commessi da Paul Kagame nell’est della Rd Congo a partire dal 1996 perché è accusato di aver ucciso milioni di persone innocenti e di aver creato gruppi armati, che continuano ancora oggi, per accaparrarsi i minerali che utilizziamo nelle tecnologie.

Il Rwanda ha creato questi conflitti per prendere questi minerali e rivenderli a basso prezzo attraverso la comunità internazionale per permettere così lo sviluppo tecnologico mondiale. In tutti i crimini dettagliati dal Rapporto Mapping (oltre 600 crimini dal marzo 1993 al giugno 2003) delle Nazioni Unite ci sono le tracce del Rwanda”.

Nel 2006 Paul Rusesabagina ha fondato il Partito per la democrazia in Rwanda. Da allora non vive più a Kigali, ma prevalentemente in Belgio, paese da cui ha ottenuto la cittadinanza.

Il 12 marzo scorso, Paul Rusesabagina ha dichiarato – e fa sapere la Bbc – che non parteciperà alle prossime sedute del processo perché ritiene non siano rispettati i suoi diritti di difesa, in particolare nella scelta della squadra legale che dovrebbe assisterlo.