(Credit: Occrp)

Il 13 dicembre il Consiglio dell’Unione europea ha imposto sanzioni (divieti di viaggio e congelamento dei beni) al gruppo paramilitare privato russo Wagner, per la sua attività in Libia, Ucraina e Siria. Le misure riguardano in totale otto persone e tre compagnie energetiche private (Velada Llc, Mercury Llc ed Evro Polis Llc) accusate di sostenere finanziariamente i mercenari russi in Siria.

In generale, l’Ue accusa il gruppo Wagner di “gravi violazioni dei diritti umani (tra cui torture ed esecuzioni extragiudiziali) in Libia, Repubblica Centrafricana, Sudan, Mozambico, Ucraina e Siria”, e di svolgere operazioni clandestine per conto del Cremlino. Accuse sempre negate dalle autorità russe.

Secondo il Consiglio Ue “il Gruppo Wagner ha reclutato, addestrato e inviato agenti militari privati ​​nelle zone di conflitto di tutto il mondo per alimentare la violenza, saccheggiare le risorse naturali e intimidire i civili in violazione del diritto internazionale”. Un’azione “sovversiva” e destabilizzante, in atto in particolare nella regione del Sahel, dove “il gruppo sta diffondendo la sua influenza maligna”.

Sotto accusa la presenza dei contractor russi a fianco della giunta militare golpista in Mali, presenza fortemente osteggiata da Francia e Germania.  

Per quanto riguarda la Libia, le sanzioni colpiscono Aleksandr Sergeevich Kuznetsov, 44 anni, al comando della prima compagnia di attacco e ricognizione del gruppo Wagner dal 2014, dispiegata a sostegno dell’Esercito di liberazione nazionale libico del generale della Cirenaica Khalifa Haftar. Secondo l’Ue, “attraverso la sua posizione e le sue azioni, Kuznetsov è responsabile delle attività di Wagner che minacciano la pace, la stabilità e la sicurezza della Libia”.

Le nuove sanzioni europee seguono quelle imposte nell’ottobre 2020 nei confronti di Yevgeny Prigozhin, soprannominato “il cuoco di Putin” per i suoi stretti legami con il Cremlino, che l’Ue accusa di essere il finanziatore di Wagner.

Ma le attività del gruppo in Africa sono estese anche in Sudan, Ciad, Etiopia e Sud Sudan. Una presenza che non è solamente di sostegno sul piano militare per lo sfruttamento di risorse minerarie, ma che si sviluppa a tutto campo grazie a una rete parallela, sviluppata per orientare l’opinione pubblica di alcuni paesi africani attraverso l’utilizzo dei social media.

Secondo uno studio pubblicato il 6 giugno 2020 dall’Emirates Policy Center (Epc), un think tank indipendente con sede ad Abu Dhabi, “Wagner ha sette account su Instagram e 73 pagine Facebook con oltre 1,72 milioni di follower. Alcune di queste pagine prendono di mira la Libia, mentre altre si concentrano su altri paesi come la Repubblica Centrafricana, la Repubblica democratica del Congo, il Madagascar, il Mozambico e il Sudan”. (MT)

 

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