Sahel

L’ondata di attacchi di gruppi jihadisti nella regione del Sahel occidentale – Mali, Niger e Burkina Faso, in particolare – riflette la loro crescente abilità e capacità di networking. Lo afferma il rapporto introduttivo della 55esima Conferenza sulla sicurezza internazionale (Monaco, 15-17 febbraio), citando i dati del Centro africano per gli studi strategici (African center for strategic studies).

Secondo il rapporto, visto in anteprima da Reuters, nel 2018 tre quarti delle battaglie con le forze di sicurezza delle varie nazioni regionali sono state avviate dai terroristi e le vittime collegate all’attività jihadista, 1.082, sono più che raddoppiate rispetto al 2017.
Le sfide per il contrasto alla crescita del fenomeno includono le vaste dimensioni della zona, la tratta di esseri umani, i cambiamenti climatici e la rapida crescita della popolazione, afferma il rapporto.

Si parla anche di un crescente “ingorgo di sicurezza” dovuto al sovrapporsi di forze militari nell’area: la missione delle Nazioni Unite, l’operazione francese Barkhane, quattro missioni di addestramento militare e di polizia dell’Unione europea, e la partnership regionale del G5 Sahel istituita nel 2015. La violenza nella regione del Sahel ha anche allarmato Germania e Stati Uniti che hanno inviato migliaia di soldati per contrastare al-Qaeda e gruppi legati al sedicente Stato islamico. (Reuters)