Armi, Conflitti e Terrorismo Sud Sudan
La denuncia in un rapporto dell'agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani
Sud Sudan: centinaia di vittime in violenze tra milizie in Equatoria Occidentale
02 Marzo 2022
Articolo di Redazione
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In Sud Sudan almeno 440 persone sono state uccise nella violenza tra le parti in conflitto nella contea di Tambura, nell’Equatoria Occidentale, tra giugno e settembre dello scorso anno. A denunciarlo è un rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani. Un numero di vittime ancora troppo alto, nonostante la generale diminuzione delle violenze nel 2021, certificata di recente dall’Unmiss, la missione Onu nel paese.

Le uccisioni sono state accompagnate anche da altre atrocità, tra cui 64 stupri, tra cui quello di una 13enne violentata in gruppo fino alla morte. 56 persone sono state dichiarate scomparse, 74 sequestrate e circa 80mila sono state costrette a fuggire dalle loro case.

I responsabili sono membri del Movimento di liberazione del popolo sudanese/esercito – in opposizione (Splm/a-Io), in parte fedeli al primo vicepresidente Rieck Machar, le forze di difesa del popolo del Sud Sudan (Sspdf), che fanno capo al presidente Salva Kiir, e le “rispettive milizie affiliate”.

La contea di Tambura è controllata dall’Splm-Io secondo i termini di un accordo di pace del 2018 che ha fermato oltre 5 anni di guerra civile. La violenza è scoppiata dopo che le truppe di entrambe le parti, che si stavano addestrando congiuntamente per il reinserimento nell’esercito nazionale, sono entrate in disaccordo e hanno imbracciato le armi.

Il rapporto arriva sulla scia di un avvertimento delle Nazioni Unite, il mese scorso, secondo cui il paese rischia un ritorno alla guerra, con attacchi di violenza interetnica e lotte politiche interne che minacciavano di annullare anche i limitati progressi compiuti nell’attuazione del processo di pace. E questo mentre due terzi della popolazione è a rischio fame.

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