Africa, Macron riparte all’offensiva - Nigrizia
Angola Congo (Rep. dem.) Congo Brazza Gabon Politica e Società
Nuovo viaggio del presidente francese in Gabon, Angola, Congo e Rd Congo
Africa, Macron riparte all’offensiva
Il presidente francese appare determinato a recuperare il terreno perso negli ultimi anni a favore della Russia in molte ex colonie. Il nuovo approccio, basato su un partenariato paritetico, però, fatica a decollare
28 Febbraio 2023
Articolo di Elio Boscaini
Tempo di lettura 6 minuti
Emmanuel Macron durante la sessione plenaria del vertice Africa-Francia dell'8 ottobre 2021 (Credit: AFP)

 

 

Dal 1 al 5 marzo Emmanuel Macron sarà in Africa. Il suo tour comprende Gabon, Angola, Congo e Repubblica democratica del Congo.

Il presidente francese ha accolto l’invito a prendere parte, a Libreville, al One Forest Summit (1-2 marzo), vertice consacrato alla preservazione e alla valorizzazione dei 200 milioni di ettari delle foreste del bacino del fiume Congo, secondo polmone ecologico minacciato del pianeta dopo l’Amazzonia, esteso in molti paesi (Rd Congo, Congo e Gabon in particolare, il cui territorio è al 90% coperto da foresta pluviale).

Come per la grande foresta sudamericana, questo bacino africano è ormai minacciato dall’eccessivo sfruttamento agricolo e industriale e in certi casi dalla produzione petrolifera.

Il viaggio sarà anche l’occasione per il presidente francese di rafforzare i legami con diversi paesi proprio mentre l’influenza della Cina e della Russia si sta allargando e consolidando in questa parte del mondo.

L’influenza della Francia è scossa in particolare dalla Russia e dai mercenari del gruppo Wagner che in diversi paesi francofoni, in particolare Mali e Repubblica Centrafricana, vorrebbero semplicemente rimpiazzarla: Parigi, in questi ultimi anni, è diventata un bersaglio privilegiato dei russi che non temono di servirsi anche di campagne mediatiche di disinformazione.

Verso le elezioni Gabon e Rd Congo

Questa visita in Gabon, a pochi mesi dalle elezioni presidenziali previste a fine agosto, a torto o a ragione, viene interpretata dalle opposizioni gabonesi come espressione del sostegno di Macron al regime di Ali Bongo Ondimba, al potere dal 2009, e la cui rielezione nel 2016 è da sempre contestata.

E poi, gli stessi oppositori di Bongo hanno scritto al presidente francese che il dibattito pubblico nel paese rischia di oscurare la ragione che porta lui e gli altri capi di stato all’incontro in Gabon.

E qui è bene ricordare che il Gabon, tradizionale appannaggio francese, è entrato, lo scorso anno insieme al Togo, a far parte del Commonwealth.

Il viaggio di Macron avviene mentre cresce ovunque nei paesi ex colonie francesi l’inflazione di un forte sentimento “popolare” antifrancese che vede la presenza dei nostri cugini d’Oltralpe come neocolonialismo fatto di arroganza, disprezzo e sopraffazioni. Che non è poca cosa. 

Macron, che intende intensificare le relazioni con i paesi anglofoni e lusofoni del continente, dopo Libreville si recherà quindi a Luanda, capitale dell’Angola, per lanciare un partenariato di produzione agricola franco-angolano. Il suo viaggio lo condurrà poi a Brazzaville, in Congo e, infine, per l’ultima tappa, a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo.

La visita a Kinshasa sarà consacrata, come l’Eliseo ha tenuto a sottolineare nell’annunciare il viaggio, ad «approfondire le relazioni franco-congolesi nei settori dell’educazione, della salute, della ricerca, della cultura e della difesa». Ma anche qui sono tanti a sospettare un appoggio al presidente Félix Tshisekedi, visto che a fine dicembre il popolo congolese è chiamato alle urne per l’elezione presidenziale. 

La nuova françafrique fatica a decollare

Fin dall’elezione al suo primo mandato nel 2017, Emmanuel Macron aveva più volte insistito sull’importanza di fare dell’Africa «un partner». Rieletto lo scorso anno, ha più volte manifestato la sua volontà di mettere il continente tra le priorità del suo secondo mandato.

Ma anche Macron non dimentica che sono molti i paesi del cosiddetto ‘Sud del mondo’, in particolare africani – e lo abbiamo visto anche il 23 febbraio nel voto all’Onu sulla condanna dell’invasione russa dell’Ucraìna (tra i 7 no si contano Eritrea e Mali, e tra gli astenuti altri 15 paesi del continente, tra cui Angola, Etiopia, Algeria, Sudafrica, Zimbabwe) – che, preoccupati di preservare i loro interessi e considerando che questa non è la loro guerra, rifiutano di prendere posizione contro la Russia, ormai “nemico numero uno” della Francia in Africa.

Resta che l’obiettivo del viaggio, al di là delle dichiarazioni ufficiali, è di difendere gli interessi francesi sul continente, riannodando i legami politici, economici e di sicurezza con i partner tradizionali cui oggi fanno la corte (i francesi lo stanno imparando a loro spese) Cina, Russia, Turchia o ancora i paesi del Golfo. E senza dimenticare che, al di là di Cina e Russia, è in corso anche una competizione tra paesi europei (vedi la corsa all’approvvigionamento energetico). 

Il presidente francese ha in programma altri viaggi africani nel corso di quest’anno, a cominciare dal Marocco. Cosa dovuta dopo la sua visita, dal 25 al 27 agosto dello scorso anno, in Algeria, altro paese con cui le tensioni sono aumentate nell’ultimo anno. E dopo il precedente viaggio di luglio in Camerun, Benin e Guinea-Bissau.

La sua ambizione è di venire incontro alla richiesta, così la vede lui, non di un ritorno a un passato che si vorrebbe ormai lontano, ma di rispondere alla domanda di un vero partenariato tra uguali, di relazioni improntate a un reciproco interesse, fondate su un metodo nuovo. Chiarendo anche la posizione militare della Francia sul continente e diversificando le alleanze.

Le promesse di Ouagadougou

A questo punto è forse opportuno ricordare che il 28 novembre 2017, Emmanuel Macron, a pochi mesi dalla sua elezione a presidente, aveva affermato con forza la sua volontà di voltar pagina della politica francese postcoloniale.

All’università di Ouagadougou (Burkina Faso) aveva teso la mano a una gioventù africana sempre più diffidente nei confronti della Francia. Non va dimenticato però che quel viaggio era cominciato con una gaffe devastante, al limite dell’incidente diplomatico.

In un duro scambio di battute con gli universitari, il presidente, invitandoli a superare la visione di una Francia paternalista alla quale chiedere soccorso nella difficoltà, li aveva esortati, con toni un po’ bruschi, a «non trattarlo come se fosse il presidente del Burkina Faso», dopo che alcuni di loro si erano lamentati delle pessime condizioni del loro ateneo.

«Mi parlate come se io fossi ancora la potenza coloniale, ma io non voglio occuparmi dell’elettricità nelle università del Burkina Faso! È il compito del vostro presidente», disse Macron, indicando l’omologo locale Christian Kaboré, che inizialmente reagì con un sorriso, ma poi si alzò, lasciando la sala. «Ecco se ne va… Ma no resta qui… Niente, è andato a riparare l’aria condizionata», fece Macron.

Un umorismo non apprezzato dai social che parlarono di “arroganza”, “immaturità” e “mancanza di rispetto”. Certo, quella vena sarcastica era ancora ignota a chi era abituato al compassato Macron che si era visto fino ad allora nei consessi europei.
Oggi anche la nostra Meloni ne sa qualcosa di più.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it