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Triplicato in dieci anni il numero di profughi e rifugiati nella regione
Africa Orientale: si aggrava l’emergenza umanitaria
15 Aprile 2022
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 2 minuti
Rifugiati somali nel campo kenyano di Dadaab

La situazione di insicurezza alimentare nell’Africa orientale si fa sempre più critica e, secondo le Nazioni Unite, sono quasi 30 milioni le persone a rischio. «Le piogge di aprile, maggio e giugno sono cruciali per la regione del Corno d’Africa – ha dichiarato Workneh Gebeyehu, Segretario esecutivo dell’Igad (Autorità intergovernativa per lo sviluppo) – ma tristemente stiamo assistendo al quarto anno consecutivo di insufficienza o assenza totale di piogge».

«Questo, abbinato a fenomeni negativi come i conflitti nella nostra regione e in Europa, l’impatto del Covid-19, l’aumento dei prezzi del cibo e la crescita esponenziale di profughi e rifugiati ha provocato una condizione di insicurezza alimentare mai vista fin dal lontano 1981». Le Agenzie dell’Onu ribadiscono che la siccità attuale rischia di provocare l’emergenza climatica più grave della recente storia dell’Africa orientale e che del miliardo e mezzo di dollari cui si è fatto appello per soddisfare il bisogno di 5 milioni e mezzo di persone nella regione somala, solo una minima parte è stata raccolta.

Di fatto, Etiopia, Sud Sudan, Kenya, Somalia, oltre ad aver perso milioni di capi di bestiame di piccola e grossa taglia (cammelli, mucche e ovini) vedono la popolazione in situazione di fame per l’insufficienza di cibo. «Allorché si scatenano forti cicloni nell’Oceano Indiano sud-occidentale – sostiene Evans Mukolwe, già direttore scientifico presso le Nazioni Unite – ci si deve preparare per prolungate stagioni di siccità e carestia in tutta l’Africa orientale». «Questo perché i cicloni assorbono gran parte dell’umidità creatasi, privando la macro-regione del Corno delle necessarie precipitazioni. Il fenomeno si va ormai protraendo da decenni», conclude l’esperto.   

Particolarmente colpiti saranno – come menzionato – i milioni di profughi e sfollati nei vari paesi. Il Programma alimentare mondiale (Pam) e l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) hanno annunciato che il divario tra le risorse accessibili e i bisogni reali è tale che già ora oltre il 70% dei rifugiati non può accedere ad una razione completa di cibo.

In dieci anni il numero di profughi e rifugiati è triplicato, passando da 1.82 milioni nel 2012 ai circa 5 milioni di oggi, distribuiti tra Uganda, Etiopia, Sudan, Kenya, Sud Sudan, Tanzania, Rwanda, Burundi e Gibuti. Il Pam, solo per provvedere alle necessità alimentari dei rifugiati, necessita di 226.5 milioni di dollari da aprile a settembre, per poter garantire razioni di cibo sufficienti a tutte queste persone, gran parte delle quali donne, bambini e anziani.

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