Governo e missione Onu: tensioni crescenti a Bangui - Nigrizia
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La crisi nella Repubblica Centrafricana
Governo e missione Onu: tensioni crescenti a Bangui
L’utilizzo dei mercenari russi della Wagner. Il piano sicurezza per il voto del 2020. L’embargo sulle armi. Il dialogo con i gruppi armati. Sono gli aspetti strutturali che hanno acuito le divergenze tra il governo Touadéra e la Minusca. Il 15 novembre, il mandato della missione sarà rinnovato per un altro anno
11 Novembre 2021
Articolo di Federica Farolfi (da Bangui)
Tempo di lettura 5 minuti
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Caschi blu di pattuglia in Repubblica Centrafricana (Credit: Minusca)

Già da tempo, non ci sono buoni rapporti tra il governo centrafricano e la Missione multidimensionale integrata delle Nazioni Unite per la stabilizzazione e la pace in Repubblica Centrafricana (Minusca). Questa situazione mette in serie difficoltà il ruolo e la credibilità della missione Onu, il cui obiettivo sin dal 2014, quando è stata dispiegata, è quello di appoggiare il governo in tutti gli interventi di stabilizzazione del paese, preda di una crisi politico-militare che perdura oramai da una decina d’anni e che diventa sempre più intricata.

Il prossimo 15 novembre, il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe rinnovare per un altro anno il mandato della Minusca. Riferendosi all’appuntamento, Simplice Mathieu Sarandji, presidente del parlamento e segretario del partito al potere (Movimento cuori uniti – Mcu) ha dichiarato: «Alcuni reparti della Minusca fanno un ottimo lavoro, ma ce ne sono altri che non svolgono affatto il loro compito. E ciò ha contribuito ad allargare il fossato che divide le truppe Onu dalla popolazione». Andiamo dunque a vedere alcuni punti critici del rapporto tra governo e Minusca.

Le tensioni hanno iniziato a inasprirsi in seguito al rifiuto della Minusca di collaborare con gli istruttori russi (che fanno capo alla società privata Wagner), arrivati la prima volta nel 2018, su richiesta del governo centrafricano. Il compito di Wagner è di formare i militari, fornire armamenti alle forze armate centrafricane (Faca) e spalleggiare con truppe mercenarie le azioni dell’esercito.

Eppure un anno fa, durante il processo elettorale, c’era stata una certa collaborazione tra le autorità di Bangui e le forze onusiane, tanto che l’opposizione politica accusava la Minusca di sostenere il regime di Touadéra.

Il fatto è che all’epoca il mandato delle Minusca non era solo quello di supportare la pacificazione, in ballo c’era anche un mandato “elettorale”. Infatti, il Consiglio di sicurezza Onu aveva attribuito alla Minusca (risoluzione 2499) un mandato che le consentiva di avere un ruolo attivo nell’organizzazione delle elezioni presidenziali e legislative che, con grandi difficoltà e gravi lacune, si sono svolte il 27 dicembre 2020 e che hanno visto la rielezione di Touadéra.

Il connubio non è durato a lungo. Il governo ha criticato aspramente il piano di messa in sicurezza del processo elettorale predisposto dalla Minusca. E la Minusca ha accusato il governo di essere responsabile del fallimento del piano di sicurezza.

Sospetti e accuse

Mettiamo a fuoco questo passaggio. Nel dicembre 2020, i gruppi armati, che sino ad allora occupavano l’80% del territorio nazionale, si sono riuniti nella Coalizione dei patrioti per il cambiamento (Cpc) su iniziativa dell’ex presidente François Bozizé. Due gli obiettivi prioritari: boicottare le elezioni e rovesciare il regime di Touadéra. Il piano della Cpc si è arrestato alle porte di Bangui, pesantemente attaccata su due fronti, nord e sud, lo scorso 13 gennaio.

Accordi militari con Russia e Rwanda hanno permesso al governo di evitare il peggio e di contrattaccare. Grazie all’artiglieria russa dispiegata a Bangui e dintorni, la Cpc è stata respinta. Ecco, il governo ritiene che in questo caso la Minusca non abbia svolto il suo ruolo di protezione delle istituzioni repubblicane. Anzi sospetta che abbia agevolato l’avanzata delle milizie ribelli su Bangui.

A gettare benzina sul fuoco un rapporto delle Nazioni Unite, presentato lo scorso 30 giugno, che ha messo sotto accusa i mercenari russi e le forze armate centrafricane (Faca) per gravi violazioni dei diritti umani. Il governo non ha gradito e ha istituito una commissione di inchiesta, presieduta dal procuratore generale della Corte d’Appello di Bangui, con la partecipazione dei rappresentanti della società civile e della Commissione nazionale dei diritti dell’uomo.

Dopo due mesi la commissione ha documentato e riconosciuto le violazioni, ripetute e su larga scala, dei diritti umani e della legge umanitaria commesse dai mercenari russi, dalle forze armate centrafricane e da elementi delle Forze di sicurezza interna (Fsi), e anche abusi (sono recenti le accuse di abusi sessuali e traffico di oro, diamanti e droga che vedono indagati caschi blu gabonesi e portoghesi, ndr) commessi da taluni contingenti della Minusca. Questo scambio di accuse ha acuito le tensioni tra governo e Minusca.

E ancora. L’embargo sulle armi destinate alla Repubblica Centrafricana, prorogato lo scorso 29 luglio per un altro anno, è un altro degli aspetti che hanno logorato le relazioni tra la Minusca, il Comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza Onu e il governo centrafricano.

Diversi membri del governo pensano che la Minusca giochi un ruolo particolarmente influente nel mantenimento dell’embargo con lo scopo di continuare a rimanere in Centrafrica. Mentre il governo deve continuare ad affrontare i gruppi armati, che tuttora pullulano, nonostante l’operazione di riconquista del territorio lanciata dalle Faca.

Il governo Touadéra ha chiesto la fine dell’embargo per consentire all’esercito di rifornirsi di armi per proteggere l’integrità del territorio nazionale e garantire la libera circolazione di beni e persone. Stessa richiesta è stata avanzata da opposizione e società civile. Richiesta rimasta a oggi senza risposta.

Nel frattempo, il presidente Touadéra ha rilanciato un dialogo con le forze vive della nazione, esclusi i gruppi armati. La Minusca invece ha dichiarato che il dialogo dovrebbe essere inclusivo (includendo appunto anche i gruppi armati) per favorire la pacificazione e ha moltiplicato i contatti con le istituzioni sub-regionali.

Tali iniziative sono mal viste dal governo che ritiene la Minusca troppo dialogante con i gruppi armati. Ad oggi, grazie alla mediazione dell’Angola e della Conferenza degli stati delle regione dei Grandi Laghi, il governo centrafricano è stato indotto ad accettare un cessate il fuoco con la Cpc e la partecipazione dei leader ribelli al dialogo.

 

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