“Panem et Circenses”: le relazioni russo-egiziane sotto pressione
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La crisi del grano e le ripercussioni sui rapporti russo-egiziani
“Panem et Circenses”: relazioni tra Russia ed Egitto sotto pressione
Il blocco di Mosca dell’accordo per la fornitura di grano segna un’incrinatura dei rapporti con l'Egitto e rischia di far aumentare malessere e tensioni sociali nel paese nordafricano a pochi mesi dal voto
27 Settembre 2023
Articolo di Carol Berger (dal Cairo)
Tempo di lettura 5 minuti
Vladimir Putin e Abdel Fattah al-Sisi (Credit: presidenza russa via X)

A metà settembre la Russia ha bloccato un importante accordo per la vendita di grano all’Egitto a seguito del conflitto in Ucraìna e per una disputa sul prezzo.

È la seconda volta nel giro di pochi mesi che Mosca annulla un accordo sul grano destinato al paese nordafricano.

All’inizio di settembre, le agenzie avevano scritto che l’Egitto avrebbe acquistato quasi mezzo milione di tonnellate di grano dalla Russia grazie a un accordo segreto.

Il prezzo, 270 dollari la tonnellata, si diceva essere inferiore alla soglia fissata da Mosca, nel tentativo di controllare i prezzi del grano sul mercato interno.

Secondo Bloomberg, una volta scaduto l’accordo, l’Egitto ha cominciato a negoziare per acquistare grano più economico da Bulgaria e Romania.

Dietro l’annullamento della vendita privata di 480mila tonnellate di grano all’Egitto si sospetta vi sia stato il ministero russo dell’agricoltura.

I commercianti hanno dichiarato che l’accordo è stato bloccato perché il prezzo concordato era inferiore al prezzo minimo non ufficiale della Russia.

L’Egitto dunque, alle prese con una carenza di valuta forte e un peggioramento del livello del debito, di recente ha spostato l’acquisto di grano verso accordi con intermediari privati.

Cooperazione in crisi

Dall’inizio della guerra a Kiev, le relazioni dell’Egitto con la Russia hanno manifestato segni di tensione, anche se i due paesi continuano ad annunciare progetti economici congiunti, tra cui cooperazione militare, la costruzione di una centrale nucleare sulla costa mediterranea dell’Egitto e la creazione di una zona economica a Port Said, sul Mar Rosso.

Al centro delle relazioni storiche tra i due paesi, tuttavia, è stata la fornitura del grano all’Egitto, il paese più popoloso del Nordafrica.

Complessivamente quest’anno si prevede che l’Egitto importerà 12 milioni di tonnellate di grano, diventando così il principale importatore al mondo, secondo un recente rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO).

Legami storici

A partire dagli anni ’50, il presidente egiziano Gamal Abdel Nasser sviluppò stretti legami con l’allora Unione Sovietica.

Negli anni ’60, Mosca fornì un notevole sostegno militare all’Egitto, costruì la diga di Assuan e addestrò artisti circensi e ballerine egiziane.

Dopo la morte di Nasser, il suo successore, il presidente Anwar Sadat (1970-1981), iniziò un percorso di apertura dell’Egitto verso gli Stati Uniti e l’Occidente.

Nel 1972, Sadat espulse più di 10mila soldati e consiglieri militari sovietici, recidendo di fatto i legami del paese con il blocco orientale.

Sotto il presidente Hosni Mubarak (1981-2011), Egitto e URSS ripresero le relazioni diplomatiche. Al momento del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, tuttavia, l’Egitto era ancora saldamente ancorato al campo occidentale.

Negli ultimi anni, nonostante le obiezioni degli Stati Uniti, il principale finanziatore del Cairo, il presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sisi ha bruscamente accelerato il livello di cooperazione e commercio con la Russia.

Tanto che oggi l’Egitto, da solo, rappresenta un terzo degli scambi commerciali tra Russia e Africa.

Al-Sisi ha incontrato il presidente russo Vladmir Putin a San Pietroburgo il 26 luglio, alla vigilia del vertice Russia-Africa, nel quale Mosca ha puntato all’accaparramento delle quote del mercato di grano ucraìno nel continente.

La visita del presidente egiziano a San Pietroburgo ha rafforzato la relativa indipendenza del paese dalle politiche occidentali.

Obbiettivo: diversificare

Al-Sisi, peraltro, nei suoi dieci anni di governo, ha stabilito relazioni solide non solo con l’Occidente ma anche con Russia, Cina e Corea del Nord.

Quanto agli altri paesi confinanti, gli interessi del Cairo si sono allineati con quelli della Russia in Libia, dove invece i paesi occidentali sostengono il governo con sede a Tripoli.

L’Egitto, con gli Emirati Arabi Uniti e la Russia, appoggia al contrario l’Esercito nazionale libico e il feldmaresciallo Khalifa Haftar.

In Sudan, nel frattempo, dove la guerra infuria da aprile, Russia ed Egitto si trovano su fronti opposti: il gruppo russo Wagner è da tempo coinvolto con la milizia di Mohamed Hamdan Dagalo (Hemeti), le Forze di supporto rapido (RSF), mentre l’Egitto sostiene il governo del generale Abdel Fattah al-Burhan.

Tensioni regionali a parte, la minaccia maggiore nelle relazioni russo-egiziane è la citata interruzione dell’importazione di grano dall’Ucraìna da parte dell’Egitto.

Prima della guerra, l’Ucraìna forniva circa l’80% del consumo totale di grano dell’Egitto. Oggi il paese continua a importare grano dall’Ucraìna, ma a livelli notevolmente ridotti, utilizzando corsi d’acqua ora pericolosi per spedire i carichi attraverso zone di guerra.

Il deficit di importazione totale dovrà essere dunque compensato altrove.

Rischio instabilità

L’annullamento da parte della Russia delle recenti importanti vendite di grano all’Egitto è uno sviluppo preoccupante.

Il timore è che l’impennata dei costi degli alimenti di base, soprattutto dei cereali, possa provocare disordini, in un paese che ha superato i 100 milioni di abitanti.

Dopo il breve governo di Mohammed Morsi, membro dei Fratelli Musulmani eletto in seguito alla cacciata di Hosni Mubarak, il regime di al-Sisi è riuscito a reprimere proteste su vasta scala, provocando centinaia di morti.

Negli anni dalla presa del potere, nel luglio 2013, al-Sisi ha utilizzato ogni mezzo per prevenire proteste pubbliche, tacitando i media e arrestando decine di migliaia di attivisti politici, giornalisti e dissidenti.

Ed è proprio il rischio di una nuova esplosione del malcontento popolare che potrebbe aver causato l’anticipazione delle elezioni presidenziali al prossimo dicembre.

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