Donne sudanesi durante le manifestazioni contro il regime nel giugno 2019 (Credit: africanarguments.org)

In Sudan si va verso un ampliamento dell’attuale governo che includerà anche i rappresentanti degli ex gruppi armati che hanno firmato a Juba, in Sud Sudan, l’accordo di pace del 3 settembre 2020, e verso la formazione, da tempo attesa, del parlamento.

Ad annunciarlo è stato ieri il Consiglio dei partner del governo di transizione, al termine di una riunione presieduta dal presidente del Consiglio Sovrano, Abdel Fattah al-Burhan. L’implementazione dell’accordo di pace prevede che i rappresentanti del Fronte rivoluzionario sudanese (sigla che raggruppa la maggior parte degli ex ribelli) si uniscano alle Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc, movimento della società civile che ha guidato la rivolta) e ai militari.

Il programma di governo sarà annunciato il 31 gennaio mentre il nuovo governo e la presidenza collettiva saranno formati il 4 febbraio, riferisce oggi il Sudan Tribune. Nell’incontro è stato anche deciso che i governatori degli stati federali saranno nominati il 15 febbraio mentre il parlamento di transizione e le commissioni saranno formati il 25 febbraio.

Le Ffc hanno finalizzato l’elenco dei loro candidati per i 17 ministeri che gli competono, mentre la componente militare designerà i suoi 2 ministri: della difesa e degli interni. Resta escluso l’Slm, fazione di Abdel Waid al Noor, e il Movimento di liberazione del popolo sudanese (Splm-N), fazione di Abdel Aziz al Hilu, per il quale la condizione per la firma della pace è la garanzia di una netta separazione tra stato e religione.           

Si sblocca così un nodo cruciale per l’avanzamento del sistema istituzionale del paese, alle prese con una drammatica crisi economica che in questi giorni sta portando nuovamente la popolazione a manifestare dopo che il 21 gennaio il governo dello stato di Khartoum ha fissato i nuovi prezzi per il pane, con un aumento del 100%.

La crisi colpisce beni di prima necessità come pane, farina, carburante e gas domestico, poiché il prezzo del dollaro contro la sterlina sudanese è salito a cifre record (un dollaro equivale a 55 sterline nel mercato ufficiale e 300 nel mercato parallelo).

Il Raggruppamento dei professionisti sudanesi, che guida le proteste, sostiene che il Consiglio sovrano sta attuando di fatto le stesse politiche del vecchio regime. Furono infatti proprio le manifestazioni contro l’aumento del prezzo del pane, iniziate il 18 dicembre 2018, a portare alla destituzione del presidente golpista Omar El-Bashir e del suo trentennale regime, l’11 aprile 2019.

Intanto, nella capitale, più di cinquanta studiosi e intellettuali si sono confrontati per la prima volta in un simposio, tenuto dal 18 al 20 gennaio al Comboni college of science and technology, organizzato dal Centro culturale Mahmoud Mohamed Taha e dal Centro di studi e ricerche sulla democrazia nella sfera pubblica, sul tema: Religione, società e laicità dello stato.

A parlarci di questo importante momento di dialogo e riflessione su quello che dovrà essere l’identità del nuovo Sudan è una nostra fonte nella capitale, protetta da anonimato.