Troppi aspetti oscuri sulle relazioni tra Italia ed Egitto - Nigrizia
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ReCommon rivela i “legami pericolosi” tra Roma e Il Cairo nel settore oil&gas
Troppi aspetti oscuri sulle relazioni tra Italia ed Egitto
09 Novembre 2022
Articolo di Redazione
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L’Egitto, paese che ospita in queste settimane la Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sul clima (Cop 27), è anche una delle nazioni africane che maggiormente basano la propria economia sullo sfruttamento di combustibili fossili, in particolare il gas.    

Partner privilegiato del regime del generale Abdel Fattah al-Sisi è l’Italia con le sue due big del settore fossile, Eni e Snam, ma anche con la partecipazione della principale banca italiana, Intesa Sanpaolo, e dell’assicuratore pubblico Sace.

A rivelare i dettagli e i lati oscuri di questi intrecci – rinsaldati nonostante la barbara uccisione di Giulio Regeni, il caso Patrick Zaki e la detenzione di decine di migliaia di attivisti politici -, è un rapporto dell’organizzazione ReCommon dal titolo La campagna d’Egitto. Gli affari dei ‘campioni’ italiani con il regime di al-Sisi, pubblicato in concomitanza con l’avvio della Cop 27.

Che mette in fila alcuni dati che raccontano quanto sia stretto il rapporto tra Egitto e Italia, primo alleato commerciale del Cairo tra i paesi dell’Unione europea e quinto a livello globale, nonché seconda destinazione dell’export egiziano.

La produzione di gas nella nazione nordafricana rappresenta il 60% del totale nazionale estratto da Eni, azienda a partecipazione statale. Che per trasportarlo si avvale di Snam, anch’essa società partecipata dallo stato, che di recente ha acquistato il 25% della East Mediterranean Gas Company (Emg), proprietaria del gasdotto Arish-Ashkelon tra Israele ed Egitto.

Gli investimenti infrastrutturali sono garantiti da istituti di credito e istituzioni finanziarie, con in prima fila la Banca di Alessandria, partecipata dallo stato egiziano, e sussidiaria locale di Intesa Sanpaolo. Una banca che, spiega ReCommon, “si vanta di essere il canale privilegiato per gli investimenti italiani nei settori strategici per l’Egitto, in primis il comparto oil&gas e quello dell’acquisto di armi, tanto ‘caro’ al regime”.

“A garanzia di queste relazioni troviamo Sace, l’assicuratore pubblico italiano controllato dal ministero dell’economia e delle finanze, la cui esposizione storica nei confronti del regime egiziano supera i 4 miliardi di euro”.

Il rapporto, in conclusione, chiede di “fare finalmente chiarezza sui troppi aspetti oscuri delle relazioni tra Italia ed Egitto, portate avanti dai ‘campioni’ industriali e finanziari nostrani”. Tra l’altro, chiede di conoscere quale sia la destinazione finale degli ingenti finanziamenti che Intesa Sanpaolo ha concesso al ministero della difesa e al ministero delle finanze egiziani.

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