La Tunisia sta vivendo la più grave crisi economica dall’indipendenza. Da mesi è esplosa la rabbia popolare con manifestazioni in piazza al grido di «lavoro, dignità, libertà». Le stesse parole della “Rivoluzione dei Gelsomini”, che dieci anni fa rovesciò la dittatura di Ben Ali, costringendo il presidente e la sua corte alla fuga (14 gennaio 2011).

Il governo ha imposto il coprifuoco dal 14 gennaio, ma la protesta dei giovani tunisini è esplosa in tutte le città proprio la notte. È in questo delicato momento che scoppia nel paese lo scandalo dei rifiuti pericolosi provenienti dall’Italia, precisamente dalla Campania.

È il più clamoroso scandalo ecologico del paese. Già la scorsa estate i doganieri del porto di Sousse avevano sequestrato 212 container di rifiuti, ai quali si sono aggiunti altri 70 lo scorso novembre.

Questi container erano stati inviati da una ditta italiana di stoccaggio di rifiuti, Sviluppo risorse ambientali srl, che opera nella zona industriale di Polla (Salerno), alla Soreplast, una società di Sousse, autorizzata solo a riciclare rifiuti plastici industriali destinati all’esportazione e non al recupero e alla loro eliminazione come specificato nel contratto.

In Tunisia, questa storia dei container ha causato un vero e proprio terremoto politico con l’arresto del ministro dell’ambiente, Mustapha Araoui, mentre in Italia è passata quasi sotto silenzio. È criminale che i paesi ricchi, come l’Italia, scarichino rifiuti in paesi impoveriti, come la Tunisia, in piena crisi economica. Secondo la Banca mondiale, la Tunisia non è attrezzata di strutture atte a smaltire questi rifiuti.

Ormai l’Africa, il continente più impoverito del globo, sta diventando la discarica dell’Occidente, con effetti devastanti sull’ambiente e sulla popolazione. È immorale che i paesi ricchi prima depredino l’Africa, ricchissima di materie prime e poi la ripaghino con i loro rifiuti.

Questo sporco affare pone tante domande anche al nostro governo, in particolare al ministro degli esteri. A quando una seria politica di solidarietà con i martoriati paesi dell’Africa? È mai possibile che i fondi per la Cooperazione siano scesi sotto lo 0,2 % del Pil mentre dovrebbero essere dello 0,7%? È mai possibile che a un paese in grave crisi economica, come la Tunisia, abbiamo dato negli ultimi quattro anni appena 165 milioni di euro, di cui 100 a credito?

Il mantra politico è: Aiutiamoli a casa loro! È così che li aiutiamo a casa loro? Con le briciole? E poi ci meravigliamo dell’arrivo di così tanti tunisini disperati sulle nostre coste che vengono poi rispediti ai loro paesi.

E pensare (ironia della storia) che è toccato poi al nostro ministro degli esteri, Luigi Di Maio, andare più di una volta a Tunisi, offrendo fondi Ue, affinché il governo tunisino blocchi la partenza dei barconi per l’Europa, realizzando una politica europea della esternalizzazione delle frontiere.

A quando una politica estera seria, soprattutto verso l’Africa, e non quella degli affari esteri?


 “Rivoluzione dei Gelsomini”

 Il 17 dicembre 2010 Mohamed Bouazizi, giovane venditore ambulante di frutta e verdura, s’immolava con il fuoco per le strade di Sidi Bouzid, nella zona centro occidentale della Tunisia. Il suo gesto disperato, una risposta alle molestie delle forze dell’ordine e alla precarietà del lavoro, ha dato inizio alla stagione delle primavere arabe che ha cambiato il volto di una parte del Nordafrica.
Da quell’evento sono seguite manifestazioni di piazza in tutta la Tunisia, con oltre cento morti, al punto da costringere il presidente Ben Ali, in carica dal 1987, ad abbandonare il paese il 14 gennaio del 2011 per trovare rifugio a Jedda, in Arabia Saudita.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati