Cocaina: la centralità del continente africano - Nigrizia
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Nuovo report dell’ Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e il crimine
Cocaina: la centralità del continente africano
È soprattutto dal Brasile che arrivano carichi di droga verso mete africane, sia via mare sia via aerea. Chi la fa da padrone è la criminalità nigeriana. Questa traffica piccole quantità, agendo in gruppi di 4-5 elementi, molto chiusi e, quindi, difficilmente attaccabili
29 Marzo 2023
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 5 minuti

È ancora e soprattutto terra di transito il continente africano rispetto alla diffusione della cocaina, ma con significativi incrementi anche nel consumo interno.

Dopo la parziale decelerazione dei traffici illeciti a causa della pandemia, le tradizionali vie marittime e aeree dall’America Latina verso l’Africa sono riprese, con alcune novità di una certa importanza.

È questo il ritratto che emerge dal nuovo report dell’ Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e il crimine (Unodc), appena pubblicato, e che ritaglia per l’Africa un ruolo sempre più centrale nel traffico internazionale di cocaina

La rotta atlantica e i grandi hub africani

La rotta atlantica, dall’America latina verso vari punti del continente africano ha fatto registrare una ripresa significativa una volta conclusasi l’emergenza pandemica. Se la Colombia continua a essere il maggiore produttore al mondo di cocaina, il Brasile rappresenta l’hub di partenza più importante della merce. Il traffico, oltre che verso il Nordamerica, si dirige verso l’Europa, dove Belgio e Olanda rappresentano, oggi, le destinazioni finali preferite.

Dal Brasile, però, arrivano carichi di cocaina anche verso mete africane, sia via mare sia via aerea. Nel primo caso, le destinazioni principali sono due: da un lato, i paesi costieri e insulari (come Capo Verde, o le isole Bijagos appartenenti alla Guinea-Bissau) dell’Africa Occidentale; dall’altro la regione intorno al Sudafrica, coinvolgendo, oltre al porto di Durban, anche porti mozambicani (soprattutto nel nord del paese, come Nacala e Pemba, proprio in zone prossime agli attacchi terroristici in corso dal 2017), tanzaniani (Dar-es-Salaam) e angolani (Luanda).

Per la via aerea gli hub principali sono rappresentati dall’aeroporto di Addis Abeba in Etiopia – in costante crescita e con collegamenti verso Europa, America, Asia e quasi tutti i paesi africani – insieme a quello di Nairobi, in Kenya.

Il ruolo della criminalità nigeriana

La criminalità locale sta giocando un ruolo sempre più importante per lo smercio di cocaina nel continente. Chi la fa da padrone è la criminalità nigeriana. Questa traffica piccole quantità di cocaina, agendo in gruppi di 4-5 elementi, molto chiusi e, quindi, difficilmente attaccabili. Questi portano la cocaina in piccole valigie per via aerea, o anche via terrestre, verso paesi come Ghana, Benin o altri dell’Africa Occidentale.

I maggiori sequestri di cocaina negli ultimi anni si sono registrati proprio in questa parte del continente: a Capo Verde, in due distinte operazioni, nel 2019 ne sono state sequestrate circa 12 tonnellate; in Costa d’Avorio, nel 2021, le tonnellate sequestrate sono state 6, e in Senegal più di 5 durante lo scorso anno.

Una rotta diretta si è da pochi anni aperta dal Brasile verso la Costa d’Avorio. Qui sono stati sequestrate 6 tonnellate nel 2021, ma soprattutto si è scoperta una linea diretta da São Paulo ad Abidjan, col sequestro off-shore di una nave carica di cocaina. Fra il 2021 e il 2022 sono state 23 le navi sequestrate in mare aperto nella rotta atlantica che collega Brasile con la costa occidentale africana.

Il Brasile, però, ha anche un rapporto diretto con alcuni paesi dell’Africa sudorientale, in primis Sudafrica e Mozambico. Il porto di Durban è un hub assai importante, poiché la regione a cui appartiene, KwaZulu-Natal, è anche quella in cui è maggiore il consumo di cocaina probabilmente rispetto a tutto il continente, oltre che punto di smistamento soprattutto verso nord.

Il vicino Mozambico rappresenta uno dei paesi emergenti quanto a traffico di cocaina, con una linea marittima diretta col Brasile, ma anche, dal lato orientale dell’Oceano Indiano, con paesi asiatici come il Pakistan, da dove arrivano ingenti quantitativi di eroina. Anche Luanda, capitale angolana, è oggi un hub rilevante nel traffico internazionale di cocaina: anche qui la rotta col Brasile è diretta, sia marittima che via aerea (con collegamenti della compagnia angolana TAAG da São Paulo e Rio de Janeiro verso Luanda). Nel 2020 è stato smantellato un gruppo criminale che agiva nei sobborghi di Luanda, con collegamenti con trafficanti brasiliani e congolesi. Ad agosto del 2022 sono stati sequestrati 164 chili di cocaina nel porto di Luanda.

Incremento del consumo interno

Un dato che fa preoccupare sempre di più riguarda il consumo interno di cocaina in Africa. Se il Sudafrica pare aver toccato il proprio apice di consumo di questa sostanza nel 2007, per poi scendere, iniziando a preferire altri stupefacenti, a livello continentale i pochi dati disponibili mettono l’Africa al di sopra dell’Asia come consumo pro-capite di cocaina.

Pur essendo ancora lontani dai livelli di consumo americani ed europei, infatti, il dato relativo all’Africa parla di un incidenza del consumo di cocaina pari allo 0,27%, mentre l’Asia si ferma allo 0,07%. Soprattutto nell’Africa orientale e meridionale si sta osservando, una transizione dall’uso della cannabis a quello della cocaina (o in casi più rari dell’eroina), che sta mettendo in grossa difficoltà famiglie non preparate ad affrontare un’emergenza-droga per i propri figli, mentre i vari stati – con la parziale eccezione del Sudafrica – non hanno alcuna infrastruttura professionale e di sostegno sociale e psicologico per cercare di recuperare consumatori ormai divenuti tossicodipendenti.

La sfida, dunque, è duplice: intensificare la lotta alla criminalità organizzata che fa del traffico di stupefacenti il proprio core business, e mettere a disposizione strutture di recupero per limitare i danni di un flagello che si sta abbattendo su un continente non in grado di affrontarlo.

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