Il monumento alla pace e alla cultura della Sierra Leone a Freetown (Michael Lawrence)

Il 23 marzo di trent’anni fa, i combattenti del Fronte unito rivoluzionario della Sierra Leone (Ruf) entrarono nel paese dalla Liberia e cominciarono un conflitto armato che durò più di un decennio. Migliaia di vite furono spezzate, persone mutilate, violentate, proprietà e beni distrutti, lasciando un paese in ginocchio.

Quali lezioni abbiamo tratto? A che punto siamo oggi come nazione? Sono stati istituiti meccanismi di transizione per cercare una riparazione, esplorare le cause profonde della guerra e formulare raccomandazioni per prevenire drammi futuri: la Commissione per la verità e la riconciliazione e il Tribunale speciale.

Il Tribunale speciale è stato istituito dalle Nazioni Unite e dal governo della Sierra Leone per processare coloro che hanno le maggiori responsabilità sui crimini commessi contro i civili durante il conflitto. I leader delle varie fazioni in guerra furono condannati a pene che variano dai quindici ai cinquantadue anni di reclusione.

La Commissione per la verità e la riconciliazione, dopo aver esplorato le cause della guerra, ha offerto alcune raccomandazioni per evitare futuri caos e nuovi conflitti civili:  tutelare i diritti umani, stabilire lo Stato di diritto, rafforzare i servizi di sicurezza, promuovere il buon governo, combattere la corruzione, tutelare giovani, donne e bambini, valorizzare a livello nazionale le risorse minerarie, sviluppare una visione di paese, dare libero accesso a processi di riparazione e riconciliazione. Fino a che punto abbiamo avanzato nel mettere in pratica queste raccomandazioni?

Verso una politica giusta

La Sierra Leone ha compiuto alcuni passi avanti nel processo di democratizzazione; c’è stato il trasferimento, mai scontato, di potere da un partito politico all’altro attraverso il processo elettorale. Dalla fine della guerra abbiamo condotto una serie di elezioni e sono state relativamente libere ed eque, con alcuni episodi di violenza ma non su larga scala.

La partecipazione della cittadinanza al processo politico si sta ampliando in modo da assicurare una migliore rappresentanza dei gruppi emarginati, in particolare donne e giovani. Anche se la pace che abbiamo ereditato dall’ultimo decennio continua ancora, si tratta di una pace estremamente fragile.

C’è un urgente bisogno di coesione sociale. Le elezioni anticipate sono contrassegnate da violenza, intimidazioni e frodi e stiamo assistendo a una crescente violenza politica e alla percezione di una giustizia selettiva. La sfida per celebrare la diversità e rispettare le altre identità è urgente.

I nodi delle fragilità devono ancora essere affrontati: la governance politica, il rapporto stato-società basato su contratto sociale molto debole, una cultura dei diritti umani non ancora radicata, la corruzione endemica.

L’indice Ibrahim della governance africana indica che abbiamo compiuto progressi moderati. Queste cifre collocano la Sierra Leone al 26° posto su 54 paesi africani, con un punteggio di governance complessivo del 50,9% (la media africana è del 49,9%).

Le sfide sono sempre sul tavolo del governo: c’è molto da fare nella gestione della diversità etnica e nella realizzazione della coesione e dell’unità sociale e nazionale, nel rafforzamento di stili di leadership ancora intrisi di logica patrimoniale, nello slegare la gestione dello stato dall’influenza ancora troppo monopolizzata dai partiti, nel rendere indipendente la magistratura ancora troppo sbilanciata sull’esecutivo.

L’operato del parlamento, soprattutto nell’approvazione delle leggi, ha anche dato l’impressione che l’esecutivo abbia troppi poteri e che le opposizioni non riescano ad arginarne gli abusi.

La società civile si sta rafforzando, ma rischia di essere facilmente dominata da partiti e politiche tribali. La stampa è relativamente libera e ai partiti di opposizione è stato consentito di operare in larga misura con libertà di espressione. I funzionari pubblici si trovano in una posizione difficile per operare indipendentemente dal partito politico alla testa del governo. La polizia ha mostrato spesso delle crepe nell’agire in modo concorde alla legge e in alcuni casi ha usato una forza eccessiva per disperdere le proteste.

Lo stato ha assunto un ruolo guida nella lotta alla corruzione, uno dei massimi imperativi per lo sviluppo della democrazia e dell’ordine politico in Sierra Leone, e sta cercando di rafforzare le operazioni di monitoraggio finanziario per rispondere alla sfida principale di eliminazione della povertà.

In realtà questo controllo viaggia molto a rilento, dal momento che la relazione 2018 del revisore generale dei conti sottolineava ancora la mancanza di attuazione delle raccomandazioni per frenare le perdite nella finanza pubblica e documentava enormi perdite dovute a pagamenti effettuati in relazione a beni e servizi da vari ministeri, dipartimenti e agenzie, senza le prove documentali pertinenti (buoni, ricevute e altri documenti giustificativi).

Sono stati spesi molti soldi per la revisione della Costituzione, per adattarla ai recenti cambiamenti nel paese; tuttavia il processo è stato ben presto archiviato e una nuova Costituzione non è ancora in vigore. Si è tenuta una conferenza nazionale per affrontare la questione della coesione nazionale e sono state proposte risoluzioni per istituire una Commissione per la pace. Un passo davvero urgente poiché la nazione ha ancora bisogno di costruire coesione e unità.

Ottenere i diritti socio-economici

L’economia del paese nel corso degli anni è stata messa a dura prova. Molti degli indicatori socioeconomici indicano un aumento della povertà e un basso sviluppo umano. Ciò è stato aggravato dalla precedente crisi di Ebola, dalla chiusura delle società minerarie e dall’ambiente finanziario globale e ora dalla pandemia di Covid-19. Il tasso di povertà complessivo in Sierra Leone è del 57%, con il 10,8% che vive in condizioni di povertà estrema.

Le cifre sono più alte nelle aree rurali e la povertà multidimensionale è del 64,8%, un’indicazione che la maggior parte della popolazione soffre di privazioni nei settori chiave dei servizi di base (sanità, istruzione, igiene). Ci sono enormi disuguaglianze tra aree urbane e rurali. La povertà rimane una delle principali sfide per lo sviluppo.

L’indice di sviluppo umano classifica la Sierra Leone al 184esimo posto su 189 paesi. La pressione dell’inflazione continua a persistere a causa del deprezzamento del tasso di cambio e dei vincoli dell’offerta alimentare. Il paese è caratterizzato anche da un alto debito che riduce le possibilità di spesa per la riduzione della povertà, mentre è invece urgente implementare i servizi sociali che sono diritti umani fondamentali in materia di acqua, energia, servizi igienici e altre infrastrutture critiche per lo sviluppo.

Il governo ha progettato un nuovo Piano di sviluppo nazionale di medio termine (2019-2023) con l’obiettivo di raggiungere lo status di reddito medio entro il 2035. Il tema del piano di sviluppo è denominato “formazione del capitale umano per lo sviluppo” con i seguenti obiettivi: la realizzazione di una nazione di cittadini istruiti, responsabilizzati e sani, in grado di realizzare il loro pieno potenziale, una società pacifica, coesa, sicura e giusta, e un’economia competitiva con un’infrastruttura ben sviluppata.

Sono stati compiuti progressi nel contesto politico che hanno portato alla ripresa delle relazioni con i principali partner finanziari internazionali a seguito di ordini esecutivi che limitano le spese e controllano la corruzione. Il progetto di punta del governo è quello dell’istruzione gratuita di qualità, della salute e della protezione sociale. Investire sulla formazione del capitale umano ha assunto un ruolo centrale in questa amministrazione.

Nonostante le nostre abbondanti risorse naturali, c’è stata però poca trasformazione strutturale dell’economia. Le sfide principali rimangono: diversificare l’economia per non essere eccessivamente dipendente dal settore minerario, creare posti di lavoro e ridurre le disuguaglianze. Occorre inoltre costruire investimenti in grado di espandere le aree di crescita dell’agricoltura, del turismo, della pesca, dell’industria e dei servizi, e fornire reddito e occupazione alla popolazione in crescita.

La Sierra Leone è classificata come uno dei dieci paesi ad alto rischio di cambiamento climatico e delle relative conseguenze. Ora abbiamo inondazioni annuali perenni e altri disastri naturali. La deforestazione dovuta a incendi e al disboscamento indiscriminato di alberi per scopi commerciali è dilagante. La sostenibilità ambientale è una questione urgente per il paese.

I giovani

I giovani, circa il 36% della popolazione, sono i più colpiti e soffrono le peggiori forme di povertà. Un terzo è disoccupato, vive giorno per giorno di sussidi e di lavori occasionali. Questa è una bomba a orologeria e una ricetta per il caos o la guerra. Sono emersi anche nuovi problemi sociali, tra cui lo stupro di minori, la violenza giovanile e la droga. Affrontare i problemi dei nostri giovani, in particolare fornendo loro le competenze per l’occupazione, sarà fondamentale per il futuro e per la Sierra Leone che vogliamo.

Cambiare mentalità: un obbligo morale

È interessante notare che la Sierra Leone ha fatto saltare in aria la nozione di sviluppo. Mentre la maggior parte delle persone non dispone delle infrastrutture essenziali come l’acqua, le strade, l’elettricità, il numero di palazzi, soprattutto nelle città, è quadruplicato negli ultimi anni.

Le culture, se da un lato possono certamente rafforzare l’identità e promuovere la coesione, dall’altro possono anche essere anche un freno alla lotta contro la povertà e lo sfruttamento.

Gli stili di leadership sono ancora stili patriarcali e verticistici. La sindrome del grande uomo è dominante nelle nostre culture. Viene dato un rispetto indebito all’età, all’anzianità e spesso questo porta con sé sfruttamento e abuso.

Mi chiedo anche come Chiesa cosa possiamo fare dentro questo contesto: non possiamo testimoniare stili di leadership diverse? Il modello di leadership che si mette al servizio potrebbe diventare un contributo fondamentale della Chiesa alla nostra società. La leadership qui è vista come un privilegio e un diritto, quindi i leader non forniscono esempi che le persone possano emulare; sono la classe delle élite e replicano la mentalità coloniale della leadership.

C’è una proliferazione di chiese e gruppi islamici emergenti in Sierra Leone. Ma resta la domanda: cosa offrono al paese in termini di servizio alla coesione e all’unità? È in corso un acceso dibattito sulle minacce jihadiste provenienti dalla regione del Sahel e sulle loro influenze sui paesi costieri.

La Sierra Leone che vogliamo è il luogo in cui la politica mette al centro la costruzione del bene comune, i diritti e la dignità di ogni persona. Un paese dove tacciano le armi e prendano parola uno sviluppo sostenibile per tutti, una crescita verde, inclusiva e resiliente, e la promozione dell’equità.