No al veto dell’Egitto
L’Etiopia, alla guida di sette paesi africani, si ribella contro l’Egitto e annuncia la firma, in maggio, di un accordo sulla redistribuzione delle acque del Nilo tra i paesi rivieraschi. Tutto questo, minacciano i sette, con o senza il Cairo e Khartoum.

Sette paesi del bacino del Nilo firmeranno un accordo su una nuova spartizione delle acque del fiume, con o senza la partecipazione dell’Egitto e del Sudan. A dirlo è stato Shimelis Kemal, portavoce del governo etiopico.

La cerimonia per la firma di questa intesa è già stata programmata per il 14 maggio, a Kampala, in Uganda. Parteciperanno i governi di Burundi, Kenya, Tanzania, Etiopia, Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Ruanda.

Una settimana fa, l’ennesima conferenza dei paesi rivieraschi si è conclusa con un fallimento e la chiusura totale del governo egiziano. Il Cairo ha infatti ribadito di voler mantenere i diritti sui 55,5 miliardi di metri cubi d’acqua trasportati dal Nilo ogni anno.

Il governo egiziano ha anche ammonito i paesi che si trovano a monte del fiume, preannunciando risposte pesanti nel caso in cui si dovesse intervenire unilateralmente sulla portata delle acque del fiume. La posizione dell’Egitto è garantita, infatti, da due accordi siglati nel 1929 e nel 1959, che assegnano peraltro al Sudan 18 dei 100 miliardi di metri cubi d’acqua che trasporta il fiume.

È da dieci anni che i paesi rivieraschi tentano di trovare un accordo per istituire un’amministrazione comune in grado di ripartire equamente le risorse idriche.
Dalle acque del Nilo dipende il 95% delle risorse idriche egiziane, comprese le irrigazioni delle colture. Il governo del Cairo, teme che una modifica degli assetti del fiume, possa ripercuotersi pesantemente sull’economia e la vita stessa del paese.