Sahel / Rapporto Onu / Malnutrizione

Le Nazioni Unite lanciano l’ennesimo allarme sulla piaga della fame che colpisce l’Africa occidentale. Stando ai dati pubblicati venerdì scorso dall’Unicef, 6 milioni di persone hanno patito la fame durante la stagione secca. Di questi, 1,3 milioni sono bambini sotto 5 anni che hanno sofferto di malnutrizione nei sei paesi più colpiti del Sahel.

Burkina Faso, Mali, Niger, Senegal, Mauritania e Ciad hanno visto un aumento del 50% delle persone colpite da mancanza di cibo rispetto al 2017, il numero più alto raggiunto da 10 anni a questa parte.

«Quando i bambini soffrono di grave malnutrizione acuta, sono più vulnerabili a malattie come la malaria e le patologie trasmesse dall’acqua», ha dichiarato Marie-Pierre Poirier, direttrice regionale Unicef per l’Africa occidentale e centrale.

Il timore di crisi alimentare nel Sahel risale al 2012, quando scongiurato l’allarme carestia in Somalia, la FAO – l’Organizzazione dell’Onu per l’Alimentazione e l’Agricoltura – e l’Unicef misero in campo le loro risorse per evitare il peggioramento della crisi.

I motivi dell’aggravarsi della situazione sono ancora una volta da ricercare nelle problematiche che accomunano il continente. L’infittirsi dei conflitti, come nel caso del  Sud Sudan, l’aumento esponenziale dei prezzi dei cibi, come già sperimentato  nell’Africa orientale, e la mancanza di pioggia.

Il cambiamento climatico e il conseguente riscaldamento globale hanno reso le piogge più irregolari, colpendo particolarmente le comunità di pastori che vivono in questa fascia di terra a ridosso tra il sud del Sahara e il nord della savana, poiché non vi è abbastanza vegetazione per il pascolo. È quanto afferma Coumba Sow, coordinatore regionale della FAO, aggiungendo che è in corso un monitoraggio delle produzioni per i successivi raccolti, ma è ancora troppo presto per avere dei risultati. (Al-Jazeera / Voice of America)