Se in Mozambico i riflettori sono da settimane puntati su un processo contro ex-funzionari dello Stato, soprattutto dell’intelligence locale, faccendieri e mediatori che avrebbero, nel complesso, intascato tangenti dal gruppo Privinvest per circa 50 milioni di dollari, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna si stanno risolvendo le questioni con le due principali banche che avevano garantito il finanziamento al governo mozambicano: l’elvetica Credit Suisse e la russa Vtb.

La vicenda è nota: tra il 2013 e il 2016 il governo di Maputo, al tempo guidato da Armando Emílio Guebuza, con l’attuale presidente Filipe Nyusi nel decisivo ruolo di ministro della difesa, avrebbe azionato garanzie sovrane dell’ordine di 2,2 miliardi di dollari per un progetto di sicurezza marittima nel Nord del paese. I due istituti di credito che dettero le garanzie furono prima il Credit Suisse, poi il Vtb, emettendo obbligazioni che non avevano alcuna copertura nel bilancio mozambicano, configurandosi come cambiali scoperte che le due banche non si interessarono di verificare.

Soltanto molto tempo dopo che lo scandalo era scoppiato, il parlamento mozambicano, col solo voto favorevole del partito di maggioranza, il Frelimo, votò affinché lo Stato assumesse la paternità di questa scellerata operazione, inscrivendo a bilancio il debito di 2,2 miliardi di dollari. Ciò suscitò le vivaci proteste non soltanto delle opposizioni, ma soprattutto di gruppi organizzati della società civile che fecero di tutto affinché quei 2,2 miliardi di dollari fossero scorporati dal bilancio pubblico, ma senza successo.

Se, perciò, a Maputo sta andando in scena un processo tanto teatrale quanto poco consistente sia dal punto di vista politico (le maggiori figure istituzionali del tempo, e di oggi, ne sono completamente fuori) che finanziario (nonostante tutto, i 50 milioni di tangenti che si suppone siano stati intascati dagli accusati sono briciole, in confronto al disastro in cui è caduto il bilancio pubblico mozambicano), altrove pedine assai importanti vengono mosse.

Il Credit Suisse – fra l’altro non nuovo a scandali finanziari di questo tipo come ricordano i casi del Greensill Capital e Archegos Capital – ha ammesso infatti la propria responsabilità patteggiando il pagamento al regolatore statunitense di 274 milioni di dollari, e a quello britannico 200 milioni di dollari, al fine di uscire da questa vicenda.

Il caso cominciò a essere giudicato dalla corte del distretto Est di New York, da dove passarono alcune transazioni fraudolente, mentre nel 2023 un processo a tutto campo si terrà a Londra contro i vari protagonisti dello scandalo finanziario.

Dal canto suo, la banca russa Vtb – che inizialmente aveva denunciato Maputo per ottenere  il rimborso di un prestito di 535 milioni di dollari – ha accettato la multa di 6 milioni di dollari da pagare allo stato americano, con le stesse accuse rivolte al Credit Suisse, anche se l’istituto di credito indirettamente controllato dallo Stato russo non ha ammesso né negato le proprie responsabilità sul caso del debito pubblico occulto mozambicano.

Il patteggiamento appena verificatosi toglie, in larga parte, di scena i due soggetti finanziari che dovevano controllare e non lo hanno fatto, in alcuni casi in cambio di tangenti in favore dei funzionari del tempo (tre dei quali furono arrestati nel gennaio del 2019 a Londra).

Resta invece tutta in piedi la causa – per il momento soltanto politica, forse anche giudiziaria, se così intenderà il foro londinese nel 2023 – contro chi, in Mozambico, ha montato questa operazione che non ha soltanto impoverito in modo diretto il bilancio pubblico locale, ma ha anche fatto cessare le fondamentali politiche di sostegno estero al budget da parte dei paesi occidentali, facendo precipitare il paese nella peggiore crisi finanziaria dall’ottenimento della sua indipendenza, nel 1975.

 

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati