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Vertice Turchia-Africa
Erdoğan agli africani: “Sono io la risposta ai vostri problemi”
Chiuso a Istanbul il terzo Forum di partenariato. Sottoscritti numerosi accordi economici. E militari. Ankara vuole sostituire Mosca come principale fornitore di armi dell’area, grazie soprattutto ai suoi droni. Messa in atto anche la diplomazia sanitaria con la promessa di 15 milioni di vaccini
20 Dicembre 2021
Articolo di Gianni Ballarini
Tempo di lettura 7 minuti
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Da sinistra: Félix Tshisekedi, attuale presidente dell'Unione africana, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il presidente della Commissione dell'Ua, Moussa Faki Mahamat

L’immagine di uno spregiudicato narcisista della (geo)politica. È quella che esce dal terzo vertice di partenariato Turchia-Africa, che si è concluso sabato scorso a Istanbul. L’ego ipertrofico riflesso dal summit è quello del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan che si è offerto ai leader africani presenti come la soluzione indiscussa ai loro problemi.

Le precedenti edizioni si erano tenute nel 2008, sempre a Istanbul, e nel 2014 a Malabo, in Guinea Equatoriale. Un appuntamento rinviato per 2 volte di seguito per ragioni diverse. Nel 2019 è stato posticipato perché a presiedere l’Unione africana era l’Egitto, paese con cui Ankara da anni ha fortissime tensioni, che hanno provocato anche la rottura delle relazioni diplomatiche. Nel 2020, invece, è stata la pandemia la causa del rinvio.

E per capire l’umore dell’ultimo forum è sufficiente rileggere le dichiarazioni del direttore generale del ministero degli esteri turco per l’Africa, Nur Sağman: «Vogliamo svilupparci insieme. Vogliamo sostenere i paesi africani ed essere al loro fianco. Tutti un giorno si renderanno conto che senza l’Africa non ci può essere un mondo prospero. Ecco perché dobbiamo tutti andare avanti, mano nella mano con l’Africa».

E con toni leggermente meno enfatici, il presidente turco Erdoğan, nella cerimonia di chiusura della due giorni, ha ribadito come «questo vertice testimoni che la Turchia è interessata all’Africa e che questo interesse non è temporaneo, ma un impegno costante. Vogliamo svilupparci insieme e aumentare il benessere dei nostri popoli».  E il presidente ha saputo come toccare i tasti più sensibili dell’orgoglio africano: «Un miliardo e trecento milioni di persone vivono nel continente e non è rappresentato al Consiglio di sicurezza. È un’enorme e flagrante ingiustizia».

Un commento e un risultato (del vertice) apprezzati da Félix Tshisekedi, attuale presidente dell’Unione africana, presente al vertice: «La Turchia ha preparato la strada per un vertice storico», salutando poi positivamente l’approccio win-win di Ankara nei confronti del continente.

Oltre a Tshisekedi erano presenti altri 15 capi di stato, tra cui Macky Sall del Senegal, Nana Akufo-Addo del Ghana, in rappresentanza dell’Ecowas, Paul Kagame del Rwanda, Emmerson Mnangagwa dello Zimbabwe e Muhammadu Buhari della Nigeria. Presidenti accompagnati da 102 ministri di 39 paesi.

Ordine del giorno del vertice

Il documento sottoscritto – intitolato Turkey-Africa Partnership Joint Action Plan 2021-2026 – contiene azioni concrete da attuare congiuntamente da Ankara, dall’Ua e dai suoi stati membri. Copre queste aree:

Pace, sicurezza e governance; commercio, investimenti e industria; istruzione, sviluppo dei giovani e delle donne; sviluppo delle infrastrutture e agricoltura; promozione di sistemi sanitari resilienti.

Per quanto riguarda la sanità, si è svolta parallelamente al vertice una sessione sulla salute, da cui è emerso che la Turchia invierà in questi giorni 2,5 milioni di dosi di vaccino all’Africa, con la promessa di Erdoğan di inviarne altre 15 milioni. «È una vergogna per l’umanità che solo il 6% della popolazione africana sia stata vaccinata finora» il commento del presidente così come riportato da al Jazeera.

La crescita economica

La presenza di Ankara è cresciuta rapidamente nel continente, soprattutto sotto il sultanato di Erdoğan, che ha compiuto oltre 50 viaggi nel continente dal 2004.

Il volume del commercio bilaterale è passato da 5,4 miliardi di dollari nel 2003 a 25,3 miliardi nel 2020. E nei primi 11 mesi del 2021 ha raggiunto i 30 miliardi di dollari. Il presidente ha poi annunciato il progetto ambizioso di portare il volume commerciale a 75 miliardi di dollari.

Sempre dal 2003 al 2020, gli investimenti esteri diretti turchi nel continente sono cresciuti da 100 milioni di dollari a 6,5 miliardi, e le aziende turche sono sempre più presenti in tutta l’Africa.

I settori principali per il commercio e gli investimenti turchi sono l’edilizia, l’acciaio e il cemento, seguiti da tessili, articoli per la casa e dispositivi elettronici.

Il Sudafrica è il più grande partner commerciale turco nel continente, con un commercio bilaterale di 1,3 miliardi di dollari nel 2019. Ma l’Etiopia, dove le imprese turche hanno più di 20mila dipendenti, ha attirato quasi un terzo degli investimenti della Turchia nell’Africa subsahariana.

Numerosi i dati che fotografano lo stato di salute attuale tra i due attori. Ad esempio, il numero di ambasciate turche in Africa è salito da 12 nel 2002 alle attuali 43, con una missione che aprirà presto in Guinea-Bissau. Nel frattempo, il numero di ambasciate africane ad Ankara è aumentato da 10 nel 2008 a 37 nel 2021.

Turkish Airlines, la compagnia di bandiera del paese, che nel 2003 volava solo verso il Nordafrica, ora atterra in 51 destinazioni di 33 paesi africani, 26 dei quali nell’Africa subsahariana.

A differenza della relazione della Cina con l’Africa, che è in gran parte commerciale, la Turchia ha posto maggiore enfasi sul settore sociale ed educativo. Diverse organizzazioni non governative sono state incoraggiate a lavorare in questi settori in molti paesi africani. Nel campo dell’istruzione, Ankara ha fornito a più di 14mila studenti africani borse di studio di laurea, post-laurea e dottorato dal 1992, e gestisce, attraverso la Maarif Foundation, 175 scuole nel continente in 26 paesi. Allo stesso modo, lo Yunus Emre Institute promuove la lingua e la cultura turca in Sudan, Somalia, Sudafrica e Niger.

Organizzazioni come la Mezzaluna Rossa turca, Diyanet e alcune altre ong, segnano chiaramente il ruolo della Turchia nel sanificare l’acqua, aprire pozzi e fornire servizi sanitari ed educativi anche nelle regioni remote del Sahel.

Il business delle armi

Anche la sicurezza è stata al centro dell’attenzione della due giorni di Istanbul. Ankara ha firmato una serie di accordi sulle armi con i paesi africani. Il Kenya ha recentemente speso 73 milioni di dollari per veicoli blindati di Katmerciler, un produttore con sede a Smirne.

Ma è soprattutto con i droni (il famoso modello TB2 Bayraktar) che la Turchia cerca di conquistare il mercato africano. «Ovunque io vada in Africa, tutti mi chiedono dei droni», ha detto Erdoğan, secondo il quotidiano turco Daily Sabah, per il quale «la portata del programma di droni della Turchia la colloca tra i primi quattro produttori mondiali, dopo Stati Uniti, Israele e Cina».

L’Angola è stato l’ultimo paese a esprimere un interesse per i veicoli aerei senza equipaggio (uav) durante la prima visita di Erdoğan nel paese dell’Africa meridionale in ottobre.

E la Turchia in agosto aveva firmato un impegno di cooperazione militare con il primo ministro etiopico Abiy Ahmed, coinvolto in una guerra con i ribelli del Tigray. Secondo i dati ufficiali turchi, le esportazioni per la difesa e l’aviazione verso Addis Abeba sono salite a 94,6 milioni di dollari tra gennaio e novembre dai circa 235mila dollari nello stesso periodo dell’anno scorso.

In precedenza i TB2 Bayraktar erano stati venduti anche al Marocco e alla Tunisia e utilizzati in Libia per difendere il governo legittimato dall’Onu contro le milizie del generale Khalifa Haftar.

In un incontro che ha anticipato il vertice del 17 dicembre, il presidente turco aveva incontrato il suo omologo nigeriano Buhari. Incontro concluso con l’annuncio che i due paesi avrebbero rafforzato i legami di sicurezza.

L’obiettivo turco appare chiaro, anche se non dichiarato: scalzare la Russia da paese dominante nel mercato africano delle armi, con il 49% delle importazioni nel continente secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri).

Ma la politica della difesa turca in Africa non comprende solo la vendita degli armamenti. Annovera anche il personale della Mezzaluna che addestra soldati del governo somalo; include la più grande base d’oltremare di Ankara che si trova vicino a Mogadiscio; e abbraccia, infine, pure i 37 uffici militari dislocati in tutta l’Africa.

Dal vertice del 17-18 dicembre ne esce una Turchia rafforzata nel continente. Erdoğan si è riempito la bocca di promesse. Vedremo nel 2026, non è stata decisa la sede che ospiterà il quarto vertice, se sarà riuscito a mantenerle.

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