Migrazioni Politica e Società Sudafrica
Gli immigrati africani capro espiatorio dei mali sociali
Sudafrica, torna a montare la rabbia xenofoba
I nuovi, recenti attacchi della popolazione contro stranieri provenienti dai paesi vicini sono sostenuti da associazioni anti-immigrati che si sono moltiplicate nelle città-ghetto. Il crescente malessere sociale cavalcato pericolosamente dalla politica
14 Aprile 2022
Articolo di Efrem Tresoldi (da Johannesburg)
Tempo di lettura 5 minuti

2008, 2015, 2017, 2018, 2019, 2020. Sono gli anni in cui è esplosa in Sudafrica la violenza contro gli immigrati, in particolare dai paesi vicini. E il 2022? Ciò che sta succedendo ultimamente sembra fare riemergere lo spettro della xenofobia, ancora un volta.

Ultimo episodio in ordine di tempo è l’efferata uccisione, lo scorso 6 aprile, di Elvis Nyathi, immigrato dello Zimbabwe, residente a Diepsloot, città ghetto (township) a nord di Johannesburg. Un gruppo di persone lo ha aggredito e dato alle fiamme apparentemente perché privo di legale permesso di residenza.

Nyathi, padre di quattro figli e con un lavoro stabile come giardiniere, è l’ennesima vittima della caccia agli immigrati illegali. In seguito all’omicidio di Nyathi, il governo ha promesso di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine con il dispiegamento di un maggiore numero di poliziotti a Diepsloot.

Ma lo schieramento di più poliziotti per mantenere l’ordine e la sicurezza non è una misura sufficiente per affrontare il problema della xenofobia che si sta diffondendo per l’aumentato livello di povertà, acuita negli ultimi due anni dalla pandemia, la diminuzione di posti di lavoro – la disoccupazione ha toccato il record del 35,3% nel quarto trimestre del 2021, il tasso più alto di sempre – e la frustrazione dei cittadini nei riguardi del governo e delle autorità, insensibili ai loro problemi.

A Diepsloot, come ad Alexandra – enclave nella città di Johannesburg abitata da neri – e in altre impoverite città-ghetto dove vivono neri sudafricani, gli stranieri, africani soprattutto, privi di legale permesso di residenza, sono diventati il capro espiatorio dei mali sociali. Sono ritenuti la causa della diffusa criminalità, di spacciare droga, di rubare i posti di lavoro ai locali e di non pagare le tasse.

Una generalizzazione che criminalizza indistintamente chiunque non sia sudafricano. Tuttavia, ciò che non viene detto a sufficienza è che molti immigrati in Sudafrica non hanno i documenti in regola per la quasi impossibilità a regolarizzarsi, come invece vorrebbero.

Devono affrontare l’ostacolo quasi insormontabile dell’inefficienza burocratica, della corruzione – se non paghi l’agente incaricato non riesci neppure ad accedere all’ufficio preposto per il permesso – e a volte anche il rifiuto da parte di chi dirige i servizi amministrativi di rilasciare nuovi permessi di soggiorno.

Sempre più sovente nelle città-ghetto gli immigrati vivono nel terrore di essere aggrediti da gruppi di vigilantes che si sono assunti l’incarico ripulire la società dalla piaga dell’immigrazione illegale. Chi è in possesso di regolare permesso è costretto a portare sempre con sé il documento per non essere criminalizzato dai sedicenti paladini dell’ordine.

I nuovi attacchi xenofobici sono sempre più sostenuti e promossi da associazioni anti-immigrati che sono andate moltiplicandosi nelle città-ghetto, specialmente nella provincia di Gauteng, attorno alle città di Johannesburg e Pretoria. Si chiamano Operazione Dudula, Fondazione di tutti i camionisti, Sudafrica al primo posto, Associazione dei residenti di Phomelong e altri ancora.

Godono del sostegno popolare e sostituendosi alle istituzioni dello stato, sempre più assenti, gestiscono la vita sociale. Per aprire un negozietto di beni di prima necessità, per costruire la casa o avviare una qualche attività di trasporto, la gente è costretta a pagare un tributo ai leader di queste associazioni che operano in stile mafioso.

Si è arrivati, in alcuni casi, alla paradossale situazione in cui, per questioni di ordine pubblico, non è stata la gente a rivolgersi alla polizia ma è quest’ultima che si è rivolta ai capi di queste associazioni per affrontare problemi sociali.

Membri dell'”Operazione Dudula” in marcia nelle strade di Durban (Credit: Tumi Pakkies / African News Agency)

La lotta alla immigrazione illegale è diventata centrale nella retorica politica di Julius Malema, leader dei Combattenti per la libertà economica (Eff) nell’intento di raccogliere nuovi consensi. A sorpresa, poche settimane fa, Malema, si è presentato in un ristorante di Johannesburg e ha chiesto di sapere quanti fossero gli immigrati assunti e se fossero regolarizzati. In spregio alla legge, usurpando il potere che spetta soltanto alla polizia.

Ma anche l’African national congress (Anc) sta cavalcando l’onda dei sentimenti anti-immigrati per rafforzare il suo potere. Dopo l’omicidio di Nyathi, la settimana scorsa, il portavoce del partito, Pule Mabe, ha definito l’associazione anti-immigrati Dudula di Alexandra, una piattaforma progressista e costruttiva che esprime idee condivise dal suo partito.

Il presidente sudafricano e leader dell’Anc, Cyril Ramaphosa, lo ha subito smentito, dichiarando che il partito non può appoggiare le attività illegali portate avanti da Dudula e la loro campagna anti-immigrati.

Tuttavia non vi è unità sul tema caldo dell’argomento immigrazione nel partito di Mandela che si sta preparando al congresso elettivo di dicembre. Sentimenti anti-immigrati sembrano crescere in varie correnti all’interno del partito, in quella a favore di Jacob Zuma e non solo.

Tutto ciò pesa sulla scelta dei delegati dalle varie regioni del Sudafrica che dovranno decidere se conferire o meno un secondo mandato a Ramaphosa alla guida dell’Anc.

Se fino a qualche tempo fa sembrava scontata la sua ricandidatura, ora è meno certa e la carta della lotta all’immigrazione illegale potrebbe diventare discriminante per la scelta del futuro presidente del partito che, come è già successo in passato, sarebbe destinato a diventare il nuovo capo dello stato alle elezioni del 2024.

 

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